L’accordo Italia-Libia sui migranti, il “nuovo” patto con il diavolo

Solo qualche giorno fa, i leader europei biasimavano Donald Trump per la stretta sull’immigrazione. Angela Merkel gli ha ricordato il dovere di accogliere i rifugiati e il premier italiano Gentiloni ha dichiarato che il primo pilastro dell’Europa è una società aperta e plurale. Ma l’Unione Europea ha avvallato un accordo tra Italia e Libia per chiudere la rotta del Mediterraneo Centrale, la via che dall’Africa Occidentale e dal Corno d’Africa permette a migliaia di migranti di raggiungere la sicurezza dell’Europa.

Con questa decisione, l’Italia e l’Europa stanno costruendo un muro nell’acqua profonda del Mediterraneo. Si tratta di un muro molto simile a quello che separa il Messico dagli Stati Uniti: un muro invalicabile, pattugliato da guardie brutali, assaltato da trafficanti senza scrupoli e finanziato con fondi che vanno a nutrire autorità militari. L’unica differenza è che non sarà fatto di mattoni ma di accordi internazionali. Se il muro di Trump è esteticamente brutto, si apre come una ferita di cemento in mezzo al deserto, il muro europeo è piacevole alla vista, ben impaginato su innocui fogli di carta. Ma non c’è differenza per chi è dalla parte sbagliata di quel muro e del “Mare nostrum”: non possono passare, le loro speranze finiscono qui.

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Narciso Contreras, courtesy Carmignac Photojournalism Award

Il primo mattone di carta del muro è il memorandum firmato il 2 febbraio dal primo ministro italiano Gentiloni e da Fayez Mustafa Serraj, premier del Governo di Riconciliazione Nazionale libico. La soluzione ai “problemi derivanti dai continui ed elevati flussi di migranti clandestini” sarà la creazione di campi di accoglienza in Libia sotto l’esclusivo controllo dell’autorità libica. I migranti ci saranno rinchiusi fino a che non saranno rimpatriati nei loro paesi d’origine. L‘Italia, inoltre, aiuterà le autorità militari libiche a lottare contro l’immigrazione “clandestina” e a rafforzare le frontiere, sia quella terrestre con il Niger, sia quella marittima verso l’Italia. Come ultimo sforzo, i paesi forniranno sostegno alle organizzazioni internazionali che si occupano di rimpatri.

Mai una volta, nel Memorandum del 2 febbraio, viene nominato il diritto di asilo che la Merkel voleva insegnare a Trump. I migranti sono solo “clandestini da rimpatriare”, non rifugiati che scappano dalla guerra in Somalia, dalle persecuzioni del regime eritreo, dal terrorismo di Boko Haram in Nigeria. Solo “clandestini”, non più donne che fuggono le mutilazioni genitali e i matrimoni forzati, o bambini condannati a una vita in schiavitù per debiti.

Fino a ieri, si poteva sperare che l’Unione Europea non avvallasse questa vergogna, ma il 3 febbraio il memorandum è stato approvato dal Consiglio Europeo attraverso la Dichiarazione di Malta. Così, con l’Europa che guarda compiaciuta sullo sfondo, l’Italia si sbarazza dei principi che proteggono i diritti umani, primo tra tutti il principio di non-refoulement che impedisce a un paese di rimpatriare chi rischia la vita nel proprio paese di origine.

Ma il dramma di questo patto non è solo che non riconosce il diritto d’asilo: la vibrazione della campana a morto che suona è ancora più lugubre. Perché l’Italia non ha semplicemente fatto un patto con un paese di transito, ma ha scelto come interlocutore la Libia. La peggior prigione a cielo aperto del mondo: l’inferno dove i migranti soffrono torture e stupri, vengono umiliati e uccisi per capriccio e per sfortuna, imparano che la loro vita è un giocattolo nelle mani di un folle e che non esiste altra legge se non quella della giungla. 

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Narciso Contreras, courtesy Carmignac Photojournalism Award

L’Italia e l’Europa hanno delegato l’accoglienza di migliaia di uomini, donne e bambini ad un paese spezzato a metà, dove ancora i due governi, le milizie e i gruppi di Daesh si combattono in mezzo al deserto. Hanno delegato la vita di queste persone a un regime fragile e sprezzante dei diritti umani, a funzionari che non devono rendere conto a nessuno e a faccendieri di ogni tipo che ogni giorno fanno soldi sulla pelle della gente più disperata della terra.

L’opposizione all’accordo è trasversale. L’avvocato Lorenzo Trucco, presidente dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione denuncia: “L’Unione Europea tradisce i principi cardine della civiltà giuridica e viola la base democratica sulla quale si fonda la pacifica convivenza dei cittadini”. Chiede, inoltre, con veemenza che l’UE dia piena attuazione alla Convenzione di Ginevra e interrompa ogni rimpatrio verso paesi dove i diritti fondamentali non sono rispettati. Fa eco il comunicato diffuso dalla campagna LasciateCIEntrare: “Un memorandum illegale, quanto vergognoso, dichiara la portavoce Gabriella Guido, concluso peraltro con un “referente” politico non riconosciuto e che ancora di fatto non governa l’intero Paese. Le immagini dei migranti fermati dalla flotta libica e riportati indietro, tra i quali donne e neonati, sono le immagini per le quali un giorno l’UE verrà condannata per crimini contro l’umanità. E mentre Save the Children afferma preoccupata che questo accordo lascerà migliaia di bambini in un paese infernale, e Amnesty International dichiara che i leader europei hanno voltato le spalle ai rifugiati, la serena Unione Europea della società aperta e plurale ha stretto un patto con il diavolo. La gente muore, in Libia. Da domani, moriranno con il nostro consenso.

 Angela Tognolini

[Fotografia di copertina by 2014 Daniel Etter/Redux.]

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