Beppe Sala, al via la campagna elettorale “a teatro”

Nel giorno della Festa del Papà, Milano entra nel vivo della corsa alle elezioni a Sindaco della città con l’inizio ufficiale della campagna elettorale del candidato forse più atteso, Beppe Sala. Nei sei mesi di Expo ci eravamo abituati a sentire la sua voce alla radio quando, alla mattina, faceva il punto sull’andamento dell’esposizione universale su Rtl 102.5 e molti, malignamente o no, pensano che l’appuntamento quotidiano sulla radio più ascoltata dagli italiani – specialmente alla mattina quando si va entusiasti al lavoro – sia stato solo l’inizio della sua scalata politica al ruolo di Sindaco in una città centro del business come Milano. Nel frattempo Sala, uomo scelto direttamente dal premier Matteo Renzi, ha vinto le primarie (Giacomo Bianchi ne ha parlato qui) spendendo molto bene i bonus dell’evento Expo. Sì, perché a prescindere da come sia andato realmente, Expo è stato un evento (mediatico, politico, culturale, quello che volete) e in quanto tale è diventato un simbolo di successo.

Ed è proprio da questo successo che parte il corso politico di Beppe Sala, prima con le primarie vinte nel centrosinistra, poi con una campagna elettorale da candidato Sindaco fortemente incentrata sulla narrazione. In questo articolo più che scrivere cosa ha detto Sala al via ufficiale della campagna elettorale di sabato scorso – lasciando ai milanesi il compito di questionare e dibattere sui contenuti – vorrei concentrarmi su come lo ha detto.

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I COLORI E LO SLOGAN

Si sa, in comunicazione i colori contano molto e la campagna di Sala è stata impostata sul bianco come colore principale. Bianco come il colore regnante del format comunicativo di Expo, bianco come il colore della camicia di Renzi (e di Sala naturalmente). Bianco come il colore del relax, della freschezza, della pulizia. Ma poi anche il rosso, il giallo e l’azzurro in un logo che ricorda vagamente i colori del logo di Expo. Sala-Renzi-Expo, un triangolo che esprime tutta l’essenza comunicativa e politica: Renzi come uomo del fare, Sala come successo dell’Expo, Expo come immagine dell’innovazione. Un’armonia che si traduce nello slogan della campagna: Milano. Ogni giorno, ogni ora (#ognigiornoogniora). Insomma: siamo al lavoro per (e con) te in ogni momento per la nostra città.

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LA LOCATION

Il luogo scelto per il lancio della campagna è stato il Teatro Franco Parenti, luogo simbolo della vitalità culturale della città. Una struttura tra l’altro con uno stile dinamico e contemporaneo, con angolo bar e ampi spazi ricreativi stile start-up innovation a far da corredo ai 500 posti della Sala Grande. Il tutto con un piacevole sottofondo musicale governato dal jazz. Insomma, il luogo ideale per trasmettere un’idea di politica giovane rivolta al futuro. Ovviamente nell’era della politica 2.0 questa idea di innovazione e futuro non poteva non prescindere da un articolato storytelling (qui lo streaming del lancio della campagna).

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IL COMIZIO IN STILE RAPPRESENTAZIONE TEATRALE 

Molti sono convinti che con la nuova comunicazione politica sia sparito il tradizionale comizio. In realtà si potrebbe dire che si è solo trasformato in una rappresentazione narrativa piena di espedienti legati allo storytelling. Traducendo con un esempio: l’apertura della campagna di Sala è stata una vera e proprio rappresentazione teatrale, non solo perché la location era appunto un teatro. È iniziata infatti così: buio in sala e una voce fuori campo a narrare una storia, dal titolo “Ogni giorno, ogni ora”. Sul palco era presente un pianoforte e come recita una delle regole basilari dell’arte del romanzo: se una pistola entra in scena prima o poi dovrà sparare. E allora ecco che il pianoforte inizia a suonare. Paolo Jannacci, figlio di Enzo, dà ritmo ai tasti e dedica al candidato Sindaco una delle sue composizioni esprimendo con la musica l’immagine dell’aurora, incarnata nell’immaginario da Sala per la sua città, Milano. Impatto emotivo + endorsement dal mondo della cultura = due piccioni con una fava.

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Paolo Jannacci al pianoforte apre la campagna elettorale di Beppe Sala

LA PAROLA AI CITTADINI

Entra quindi in scena Carlotta, studentessa di 17 anni: “La vittoria di Pisapia è stata la Festa della Liberazione dal centrodestra”. Carlotta elogia il centrosinistra, lo definisce l’unica via politica per un futuro con i giovani protagonisti. Insomma, Carlotta incarna l’endorsement da parte dei giovani e sferra un attacco al centrodestra con una mossa geniale: raccontare Beppe Sala come la continuità del successo del Sindaco uscente Giuliano Pisapia (presente in sala). 

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La parola passa poi a Helga Romena Ramirez, una cittadina straniera che vive in Italia. Il suo è un racconto di integrazione nel quale Milano rappresenta la città del futuro dei figli, ma non mancano alcuni passaggi politici importanti: il tema degli asili nido pubblici a tariffa agevolata, l’integrazione degli stranieri come risorsa e non come minaccia alla sicurezza, l’importanza del voto dei cittadini come espressione di partecipazione alla vita pubblica della propria città affinché non si ripeta la storia di “Mafia Capitale” come a Roma. Ecco quindi l’endorsement da parte della comunità straniera e, come nel caso di Carlotta, frecciatine politiche sferrate senza timore.

IL COLPO DI SCENA

In ogni rappresentazione teatrale che si rispetti non può però mancare il colpo di scena. Anzi, i colpi di scena. Sul palco sale Inge Feltrinelli – moglie di Giangiacomo Feltrinelli, fondatore dell’omonima casa editrice – che loda l’amministrazione Pisapia nel corso di un’intervista improvvisata in diretta. Ma ecco il secondo colpo di scena: la signora Feltrinelli sveste i panni dell’intervistata per vestire i panni dell’intervistatrice. Di chi? Di Beppe Sala ovviamente, che entra così in scena. E le domande partono subito sulla tematica dei giovani, coloro che incarnano il futuro e la speranza: “Vogliamo dare delle opportunità ai giovani affinché possano realizzarsi a Milano senza essere costretti ad andare all’estero”.

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Beppe Sala intervistato da Inge Feltrinelli

IL CANDIDATO

Inge Feltrinelli scende dal palco fra gli applausi lasciando la scena interamente al candidato che, come prima cosa si toglie la giacca, rimanendo in camicia bianca e cravatta nera. Dai, ammettetelo, avete una sensazione di déjà vu vero? In effetti la cosa ricorda molto quel Matteo Renzi che rimane in camicia bianca mentre si arrotola le maniche “perché c’è molto da fare”. E sì, proprio come Renzi, il buon Beppe Sala viene così ad incarnare l’uomo del fare: infondo è pur sempre l’immagine del successo di Expo, ricordiamocelo. Per una buona mezzora Sala espone i punti del suo programma politico, che ruota proprio attorno alle tematiche introdotte da Carlotta, Helga e Inge Feltrinelli nei loro interventi: immigrazione, sicurezza, giovani, cultura, legalità, inclusione, lotta alla povertà, ringraziamenti a Pisapia. Ma anche il tema della casa, del lavoro, dell’innovazione e un’attenzione alla città di Milano rivolta quartiere per quartiere.

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Beppe Sala durante l’apertura della campagna elettorale
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Beppe Sala, il Sindaco uscente Giuliano Pisapia e lo staff di volontari

La campagna elettorale è appena iniziata e come sempre il tema delle primarie è motivo d’orgoglio nel centrosinistra, sempre pronto a ricordare al centrodestra – un po’ saccentemente – l’alto valore dell’esercizio della scelta democratica. Soprattutto adesso che a Roma fra Salvini, la Meloni e Bertolaso sono tutti amici e nemici di tutti. Staremo a vedere.

Giuliano Martino

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