Le #elezioni live su Facebook: campagne elettorali 2.0

“C’erano una volta i comizi”. Potrebbe iniziare così una ipotetica favola sul complesso e variegato mondo della politica e delle campagne elettorali. Un mondo spesso anche molto fantasioso, con iniziative a volte interessanti, altre quantomeno originali. Fra il referendum sulle trivelle dello scorso 17 aprile, le amministrative in corso e il referendum costituzionale del prossimo ottobre molte sono le campagne elettorali che hanno visto e stanno vedendo partiti e candidati impegnati, da nord a sud, a difendere e promuovere le proprie posizioni e candidature. Se nell’era della Prima Repubblica ciò avveniva tramite comizi e porta a porta e nella Seconda prendeva piede la magia comunicativa dello schermo televisivo, nell’attuale era dei social network e del web 2.0 troviamo invece la magia delle dirette su Facebook e delle foto fighe ed espressive su Instagram. Il tutto inevitabilmente a colpi di hashtag.

Senza volersi schierare con nessuno dei candidati e dei partiti che citeremo in questo articolo – premessa forse scontata ma non si sa mai, in periodi di campagna la prudenza non è mai troppa – proviamo a segnalare quelle che sono le iniziative più interessanti dal punto di vista della comunicazione politica, senza lasciarci sfuggire anche quelle più… trash.

Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) e Roberto Giachetti (Pd) a Roma e Beppe Sala (Pd) a Milano, si meritano sicuramente un voto alto nel modo in cui hanno e stanno comunicando con i loro elettori (sui contenuti del loro programma a ognuno la propria opinione). La futura mamma del centrodestra si è resa infatti protagonista di una comunicazione a 360 gradi sui social network: oltre ai classici tweet infatti, grazie anche al suo staff, ha sfruttato molto Instagram come canale attraverso il quale postare foto personali e della campagna, gli appuntamenti che la vedevano protagonista in interviste o come ospite in trasmissioni televisive ma anche in brevi video di racconto del suo programma elettorale veicolate dall’hashtag #pillolediprogramma. Video, interviste e spot naturalmente postati anche su YouTube, oltre a infografiche sulle proposte elettorali.

Facebook è un canale che Giorgia Meloni non ha certamente trascurato, postando la diretta dei vari comizi così come una diretta nella quale spiega agli elettori come votare. Il tutto sempre accompagnato dallo slogan della campagna, #questaèRoma, accompagnato dal claim “Qui nascono grandi idee”. Una scelta ottimale per raccontarsi raccontando la città.

Raccontarsi raccontando Roma è stata anche la scelta fatta da Roberto Giachetti, candidato del Pd sostenuto dal premier Renzi. Slogan (e hashtag) ufficiale della sua campagna è infatti #ROMATORNAROMA, in una strategia comunicativa che ha visto nel contatto con i romani il canale preferenziale della campagna. Giachetti e staff hanno infatti deciso di giocare sul valore dell’autenticità del candidato veicolando il messaggio “Giachetti un Sindaco vero”. Ciò attraverso un video di intervista alle persone, ad uno spot incentrato sulla simpatia dal titolo madechestamoapparlà e da un tour di chiusura della campagna chiamato #MetroG, una sorta di linea della metropolitana immaginaria attraverso la quale Giachetti ha percorso tutta Roma in moto per incontrare i romani. Tutto sempre attraverso le foto su Instagram e le dirette su Facebook (fra le quali anche quella dell’endorsement di Matteo Renzi).

roberto giachetti roma

Altra strategia impostata sul racconto della città è quella di Beppe Sala a Milano. Tempo fa avevamo parlato dell’apertura “teatrale” della sua campagna, sottolineando un approccio comunicativo frutto del successo comunicativo di Expo. Anche per Sala e staff Facebook è stato utilizzato per le dirette e la condivisione di post e foto relativi agli appuntamenti e alle iniziative del candidato, raccontate poi su Instagram e veicolate attraverso l’hashtag e slogan ufficiale #ognigiornoogniora. In questo caso da sottolineare è lo sfruttamento della realtà aumentata tramite l’app “Beppe Sala Sindaco”, scaricabile sia da Apple Store che da Google Play. Scaricando l’app è infatti possibile fruire della realtà aumentata (quel tipo di realtà che attraverso i nuovi mezzi di comunicazione ci permette di estendere le nostre capacità sensoriali) inquadrando con lo smartphone i volantini del candidato. Un modo intelligente per dare un nuovo valore a uno strumento come il volantino diventato sempre più carta da cestino.

Ma non finisce qui. Nella strategia comunicativa di Sala citiamo anche lo spot #obiettivo5, che vede il candidato invitare gli elettori al passaparola in Rete ma anche offline, condividendo il seguente video taggando 5 amici, bussando a 5 porte, chiamando 5 indecisi, distribuendo 5 volantini e mandando 5 messaggi su WhatsApp.

Video che ha suscitato la simpatica parodia da parte dello sfidante del centrodestra Stefano Parisi, la cui campagna si sintetizza nell’hashtag #iocorropermilano e si fonda sul valore della competenza. Parisi ha infatti incentrato gran parte della sua strategia sulla sua esperienza, realizzando un video di presentazione nel quale a parlare è proprio il suo curriculum su LinkedIn.

I candidati del Movimento 5 Stelle a Roma e Milano, rispettivamente Virginia Raggi e Gianluca Corrado, hanno invece messo in atto una comunicazione più ancorata a quella del Movimento di Grillo. Forte infatti è l’appoggio al blog di Grillo e ai canali social ufficiali del Movimento, con una carenza di contenuti incentrati sul candidato. In particolare per quanto riguarda Corrado non si notano slogan particolari se non il “Milano a 5 Stelle” non molto utilizzato e obiettivamente carente di significato. Inoltre il candidato grillino a Milano vede una comunicazione sui social quasi esclusivamente incentrata sulla pubblicizzazione delle partecipazioni alle trasmissioni televisive (qui bisognerebbe aprire una parentesi sul reale ruolo che la televisione ha per il M5S…), mentre la comunicazione social della candidata romana è più articolata, tramite l’hashtag #coRAGGIo e le dirette dei comizi su Facebook (da segnalare i soli 5 post su Instagram, canale trascurato dalla candidata e dallo staff). Il claim “È ora di mandarli a casa” non tradisce la natura e lo stile di protesta del Movimento.

A Roma Alfio Marchini, sostenuto da Berlusconi a discapito di Guido Bertolaso, si è invece limitato ad una comunicazione politica tradizionale incentrata sul nome del candidato. Claim della campagna è infatti “Solo con Alfio Marchini Sindaco”, supporto allo slogan ufficiale #IoCiMettoIlCuore. Un tipo di comunicazione che rispecchia il format televisivo berlusconiano, il cui endorsement è arrivato tramite un concerto i cui protagonisti sono stati Pupo, Ivana Spagna e Fausto Leali…

Sempre nella Capitale il candidato di Sinistra Italiana Stefano Fassina ha scelto la città come tematica di racconto. Lo slogan scelto è #LAMEGLIOROMA ma in generale la comunicazione risulta un po’ dispersiva, con i contenuti divisi fra i social e ben due siti, lameglioroma.it e stefanofassina.it. E proprio per quanto riguarda la comunicazione di Fassina fanno specie i colori scelti, il giallo e il rosso: magari i tifosi della Roma saranno rimasti piacevolmente sorpresi della cornice dei post su Facebook di Fassina, probabilmente un po’ meno quelli della Lazio. Non che questo sia un aspetto determinante sulla scelta di voto, però…

Federico Martelloni Tinder Bologna

Facebook, Twitter, Instagram, YouTube, dirette, hashtag e non solo. Oltre ai tradizionali social network pare che anche Tinder e Grindr, chat di incontri “d’amore” (scusate non ho resistito alle virgolette) siano dei potenziali canali per reclutare (anche) elettori. L’hanno pensata così Marco CappatoFederico Martelloni, rispettivamente candidati a Milano con i Radicali e a Bologna con Coalizione civica. Ora, in un Parlamento che ha ospitato Cicciolina di sicuro non saranno delle chat di incontri a dare scandalo, fatto sta che ahimè, senza voler fare moralismi, la politica, quella con la P maiuscola, dovrebbe occupare sedi un po’ più dignitose. Per carità, oltre a Cicciolina per parecchi mesi qualche anno fa i talk show nostrani parlavano di Ruby Rubacuori alias nipote di Mubarak, di olgettine, Bunga Bunga, scappatelle extraconiugali con prostitute e transessuali finite al centro di tam-tam mediatici eccetera eccetera. Ma forse, probabilmente eh, quella non era propria politica, o meglio, Politica. Quella si fa altrove.

Giuliano Martino

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