#OuiJeVote , quando il voto si fa social

PARIGI – Una tranquilla serata su Twitter, in cerca di ispirazione, può capitare di trovare in cima alla lista dei Trending topics (gli argomenti più discussi) un eloquente tanto enigmatico #OuiJeVote, sponsorizzato. Probabilmente questo accade semplicemente perché sono in Francia, ma la curiosità ha prevalso e ho fatto una piccola ricerca. Il Governo d’Oltralpe guidato dal socialista Jean-Marc Ayrault ha deciso di lanciare questa campagna socialmedia friendly (Facebook, Twitter, Youtube e Vine sono i canali scelti) per le elezioni municipali che si terranno il 23 e il 30 marzo: l’obiettivo è, da un lato, spiegare le novità introdotte e, dall’altro, cercare di ridurre la percentuale di astensionismo, particolarmente elevata tra i giovani.
Tocca, quindi, ai seri funzionari governativi frequentare i luoghi virtuali più amati dai giovani: oltre all’hashtag che dà il nome alla campagna, spot, video e slogan sono tutti ispirati al linguaggio pop e il “votare” viene associato all’attività tipiche sui social: “Ti piace? Vota!” oppure “Votare, è un cinguettio dal vivo”. 
Sul sito OuiJeVote.fr, collegato a quello del ministère de l’Intérieur e creato appositamente per creare una community attorno alle elezioni, sono raccolti tutti i messaggi, nonché gli strumenti pedagogici, dépliant informativi e le novità su come votare: un kit di comunicazione elettorale 2.0 che ha però già sollevato qualche perplessità.
C’è chi ha pensato si trattasse di un fake, ipotesi smentita sia dai politici stessi sia dalla sponsorizzazione di questi giorni, mentre, seguendo l’hashtag, ci si imbatte in battute ironiche in tipico stile 140 caratteri: “Qualcuno ha inventato lo slogan ‘Votare, è un cinguettio dal vivo’. Se è su Twitter mi piacerebbe molto poterlo defolloware”(@Jpguedas) oppure “’Votare, è un cinguettio dal vivo’? ← Nessuno ti ascolta dopo cinque minuti!” (@incarnare). Anche Denis Pigaud su Libération esprime alcune perplessità sullo slogan: “Votare, è un cinguettio dal vivo” rappresenta a suo avviso un vero e proprio controsenso dal momento che accosta due azioni completamente diverse: induce a pensare che il voto sia una manifestazione reale di un semplice messaggio, lasciando intendere che sia qualcosa di immediato, leggero, ironico e che questi elementi possano rigenerare la democrazia. Un messaggio piuttosto lontano dal voto, inteso tradizionalmente come nobile dovere civico, ponderato e figlio di profonde riflessioni.

Per poter valutare l’efficacia della campagna, bisognerà attendere i risultati delle consultazioni, tuttavia dal volume di messaggi online si può notare come la semplicità del claim abbia incoraggiato la diffusione e il coinvolgimento di molti utenti, in maniera senza dubbio innovativa.Inoltre #OuiJeVote è un interessante esempio di intreccio originale nell’utilizzo dei media: attraverso un mix di radio, video, social-slogan raggiungere in maniera efficace un pubblico, quello dei giovani, che tende a sfuggire l’influenza di giornali e televisione, diventa non solo possibile, ma anche divertente. Gli utenti vengono, inoltre, stimolati a prendere attivamente parte alla campagna, rendendola virale, e aggiungendo il loro personale contributo a parole, video o immagini. Un ulteriore elemento interessante è il tentativo da parte del Governo di ri-dipingere (e ridefinire) se stesso attraverso la propria comunicazione e di rinunciare, quindi, almeno in qualche frangente, alla serietà istituzionale che rischia di diventare segno di distanza e freddezza nei confronti dei cittadini, una delle principali cause della bassa partecipazione elettorale dei giovani.

Angela Caporale
@puntoevirgola_

Post scriptum: durante queste consultazioni verrà eletto anche il nuovo sindaco della capitale, l’elemento interessante alla luce del dibattito italiano di questi giorni sulle, cosìddette, “quote rosa” è che i due principali contendenti sono la socialista Anne Hidalgo e l’ex portavoce di Nicolas Sarkozy Nathalie Kosciusko-Morizet. La loro candidatura è emersa in un contesto privo di quote, anzi il problema in queste ore a Parigi pare sia piuttosto come chiamare il futuro inquilino de l’Hotel de Ville: le Maire (al maschile), Madame le Maire oppure la Maire (che per alcuni assomiglia troppo a “la mére”, la madre)?

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