sotto il velo Takoua Ben Mohamed

“Sotto il velo”, una graphic novel contro il pregiudizio

Takoua Ben Mohamed è una graphic journalist di 26 anni, tunisina di nascita e romana di adozione. Vive in Italia da quando ha 8 anni e, da allora, è iniziato un processo di integrazione che non è stato facile, complicato anche dalla sua scelta di portare il velo. Attraverso l’arte dei fumetti è riuscita ad affrontare con ironia e determinazione gli ostacoli che essere musulmana e velata comporta e ha comportato nel nostro paese. È autrice di Sotto il velo, una graphic novel in cui racconta la propria scelta di portare il velo in Italia, includendo temi forti come donne, femminismo, arte, ispirazioni e lotte.

Sei autrice di un libro che non lascia indifferenti. In questo, racconti la quotidianità di una ragazza musulmana che ha scelto di portare il velo in Italia. Da cosa nasce l’ispirazione per questo fumetto?

Ho iniziato a fare questo genere di fumetti, ironici e legati alla vita quotidiana, quando avevo 14 anni, partendo prima dalle storie di persone che conosco, passando poi all’aggiunta di aneddoti sempre più personali.

Purtroppo in questo paese i pregiudizi ci sono, e molti di questi spesso si trasformano in razzismi.

L’ispirazione nasce dal fatto che in tutta la mia vita ho sempre pensato che la libertà di ogni donna abbia come fondamento la libertà di scelta, che parte proprio dalla libera scelta di cosa mettere o non mettere. Nel corso degli anni ho notato che ognuna cerca di imporre il proprio ideale di libertà agli altri, ma anche questa è una limitazione e mi sono sempre scontrata con questo.

Molte persone sostengono che il velo sia un simbolo di sottomissione, ma per me è un’esperienza di vita, che si allontana completamente da ciò che per me può essere considerato sottomissione.  Il velo a me da indipendenza, ha temperato il mio carattere, senza il velo non sarei così cocciuta e determinata, ma è anche stato causa di diverse discriminazioni e pregiudizi sulla mia persona.

Quando però ho deciso di disegnare questo fumetto mi sono chiesta perché partire proprio dai pregiudizi sul velo e non piuttosto dalla quotidianità di una donna, che va al di là dell’hijab che copre la mia testa. I momenti che rappresento nelle mie vignette sembrano ridicoli e banali, ma in realtà l’intento è quello di far rendere conto il lettore, in particolare le donne, che anche se una porta un velo e l’altra no siamo comunque donne, la nostra quotidianità non cambia, e dobbiamo concentrarci tutte su questo. Ho cambiato, allora, stile concentrandomi sui piccoli momenti quotidiani per cambiare l’immaginario comune che vige a proposito della donna musulmana, per renderla più normale e potermi così concentrare sulle tematiche più gravi della differenza di genere.

takoud sotto il velo
Fonte: InGenere / Sotto il velo

Il dilemma del nuovo millennio sembra essere «to veil or not to veil», come scrive Sumaya Abdel Qader nel suo libro. Secondo te, quale libertà può esprimere una donna indossando il velo, se questo è visto come simbolo di sottomissione ad un sistema di potere maschilista e patriarcale?

Quello che io ho imparato dalla religione è che deve esserci un’intenzione in tutto ciò che noi facciamo, perché quando c’è intenzione allora diamo valore alla nostra azione. Nella nostra religione il simbolo “velo” è secondario, ciò che viene prima è la necessità di capire se la persona che lo indosserà si vuole veramente impegnare a seguire i precetti fondamentali dell’Islam. Anche gli uomini hanno un codice di vestiario, ma nessuno ne parla con la stessa foga con cui si additano le donne velate.

Io ho deciso di portare il velo quando ero piccola, seguendo significati religiosi che comunque non escludono altre ragioni personali che mi hanno portata a fare questa scelta. Un anno dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001 io ho deciso di coprirmi il capo con l’hijab, sia per ribellione sia per dimostrare coraggio. Il velo ti caratterizza. Per me è stato un temperamento del carattere e un modo per dimostrare che le differenze esistono. Se vengo considerata solo per il velo mi infastidisco, io sono una fumettista e abusare dell’immagine della donna scavalcando le sue competenze significa strumentalizzarla. Il velo mi ha dato e mi dà indipendenza e determinazione nella vita.

Takoua Ben Mohamed Sotto il velo

Cosa comporta a livello pratico portare il velo in un paese europeo?

Dipende da come ogni persona affronta la questione: ci sono bambine, adolescenti, donne che non vivono questa situazione in modo completamente positivo. Il mio fumetto si rivolge anche alla ragazze musulmane, cercando di far capire loro che in una situazione di pregiudizio è difficile reagire bene, ma è necessario essere intelligenti e ironiche.

L’ironia aiuta a trasformare situazioni assurde in punti di partenza per dialoghi costruttivi e di approfondimento per persone che magari non ne sanno molto della tua cultura. Una volta un signore di una certa età mi disse “Ho sentito che chi legge il Corano diventa Dio”, mi stavo per mettere a ridere, ma mi sono trattenuta e ho rispettato il tono serio della sua domanda, tanto che lui ha apprezzato il mio chiarimento e ha cambiato idea rispetto ai giudizi espressi in precedenza. Tra gli adulti portare il velo è più difficile, ma ho notato con gioia che i giovani stanno imparando a convivere con la diversità, ma sta a noi grandi coltivare le nuove generazioni in modo intelligente, spontaneo e senza paura.

Qual è un appello che ti senti di fare alle donne e agli uomini?

Agli uomini vorrei dire di avere più rispetto, e alle donne anche, perché la verità è che le grandi nemiche delle donne sono le donne stesse. Non dobbiamo per forza accettare le libertà degli altri, ma rispettarle si! Questo migliorerebbe la convivenza e ci farebbe concentrare sui nostri obiettivi comuni, ovvero sul modo di risolvere problemi reali e concreti.

In una società tanto varia, ma altrettanto chiusa, Takoua ha deciso di sfidare i luoghi comuni portando il velo a testa alta, con determinazione, passione e fede, diventando esempio di donna forte e coraggiosa che non si fa abbattere, ma che trova il bello in una società che a volte fa perdere fiducia.

Anna Toniolo

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