Human Trafficking in West Africa

Schiave in terra italiana: la tratta delle nigeriane

Il 15 Luglio c’è stato un nuovo naufragio nel canale di Sicilia. Delle decine di migranti stipati su un barcone bucato, venti sono annegati prima che una nave norvegese riuscisse a prestare loro soccorso. Dopo la parziale chiusura della rotta via terra attraverso la Turchia, le spiagge italiane continuano ad accogliere centinaia di vivi, e centinaia di morti. Sono uomini e donne che fuggono dai loro paesi, negoziando con i passeurs un passaggio verso l’Europa. Sono persone spinte dalla speranza di una vita migliore, o dal terrore di quanto si lasciano alle spalle. In un modo o nell’altro, è gente che ha fatto una scelta. Rischiare tutto, mettere in palio la vita stessa, per il sogno di un’esistenza serena. E dopo aver affrontato l’acqua, sperano di trovare la pace.

Ma non tutti i migranti che approdano sulle spiagge italiane sono persone libere. Non tutti loro hanno fatto una scelta. Perché in mezzo ai richiedenti asilo si nascondono le vittime della tratta degli esseri umani. Sono in prevalenza donne, in maggioranza Nigeriane. Vengono dalle periferie di enormi capitali come Benin City e sono quasi tutte analfabete, orfane, o figlie di matrimoni finiti, vittime di abusi nella loro stessa casa. Per la loro ignoranza e per il loro desiderio di cambiare vita diventano facili prede dei cacciatori di teste dei trafficanti, uomini e donne che battono le strade delle città dell’Edo State in cerca di carne fresca da caricare sui barconi.

Dopo averle incontrate, propongono loro di viaggiare verso l’Europa. Laggiù c’è una donna, una Madam, che ha tanto bisogno di ragazze per fare dei lavori. Potranno lavorare come parrucchiere, come domestiche, chissà magari anche come stiliste o modelle, o attrici. Nelle parole dei trafficanti, l’Europa è una terra del Bengodi dove le belle ragazze non soffrono mai la fame. Il viaggio è pericoloso, ma le ragazze sono fortunate, perché hanno incontrato una persona che le farà arrivare sane e salve. Certo, non possono aspettarsi di fare il viaggio gratis. Visto che adesso non hanno soldi, potranno ripagare il servizio lavorando per la donna che sta in Europa, la Madam.

tratta immigrati

Prima della partenza le ragazze Nigeriane e i trafficanti visitano una cappella, dove un sacerdote della religione tradizionale suggella il loro patto con un rituale magico. Il rituale segue le regole dello juju, il voodoo nigeriano, e comporta orribili conseguenze per chi rompe il giuramento. I trafficanti giurano di portare le ragazze sane e salve oltre il mare, di non farle rimpatriare e di lasciarle libere quando avranno saldato il debito. Le ragazze promettono di obbedire, di non parlare mai della tratta, di non denunciare i trafficanti e di pagare il debito. Poi il sacerdote taglia loro una ciocca di capelli, o le unghie, o i peli pubici, e raccoglie tutto in un sacchetto insieme con noci, pezzi di metallo, scaglie di sapone. Il pacchetto rituale rimane in suo possesso ed è un’assicurazione per i trafficanti, un mezzo di controllo magico. Se le donne dovessero deviare dalle promesse fatte, gli spiriti le raggiungerebbero ovunque si siano nascoste, seguendo la pista invisibile del loro sangue.

Le ragazze partono attraverso il deserto. Quando sono troppo lontane da casa per tornare indietro, spesso già alle porte della Libia, viene loro detta la verità. Non c’è nessun lavoro di parrucchiera che le aspetta in Europa. Faranno le prostitute, lavoreranno per la Madam e a lei consegneranno il guadagno, fino a che il debito non sarà pagato. Spesso, è solo in quel momento che il vero ammontare del debito viene svelato, o viene convertito in naira nigeriani, una valuta che le ragazze possono capire. Si tratta di 25.000, 28.000 euro. A 10 euro a prestazione, sono circa 4 anni di lavoro. Se si rifiutano, saranno picchiate, punite e brutalizzate, e poi la maledizione del patto infranto si abbatterà su di loro. Se fuggono, le loro famiglie in Nigeria pagheranno al loro posto. I trafficanti minacciano di rapire le loro sorelle minori, di uccidere i loro figli, o i genitori. Se invece si comportano bene, una volta che il debito sarà saldato, potranno cominciare una vita di agi in Italia. Avranno soldi da mandare a casa per mantenere i loro cari. Ancora meglio, potrebbero perfino essere accolte all’interno dell’organizzazione criminale. Se lo vorranno, diventeranno il braccio destro della sfruttatrice, magari un giorno saranno Madam a loro volta.

È così che i trafficanti tessono una rete nella testa delle loro vittime, utilizzando un miscuglio paralizzante di violenza, minacce alle famiglie in patria, richiami alla magia e lusinghe di ricchezza e indipendenza. Il risultato è un prodotto perfetto, pronto da essere venduto sul mercato della prostituzione italiana: una schiava muta, determinata, fedele. Alcune sono terrorizzate, devastate dall’esperienza della prostituzione, succubi in ogni modo possibile. Vorrebbero solo fuggire, ma non trovano il coraggio. Altre diventano scaltre e coriacee, lavorano sodo e cercano di indurre altre ragazze a mettersi alle dipendenze della Madam. Non hanno scrupoli a ingannare altre donne e sognano di far parte, un giorno, dell’organizzazione criminale.

La realtà delle vittime di tratta Nigeriane è sfuggevole e difficile da riassumere. Tra di loro ci sono vittime e carnefici, schiave e trafficanti di esseri umani, e addirittura persone che sono insieme sfruttate e sfruttatrici. Sono tutte vittime di una strumentalizzazione e di un ricatto psicologico, ma se alcune reagiscono con il dolore e la disperazione, altre abbracciano la loro sorte e cercano di sfruttarla. Ci sono anche quelle che si ribellano. Ribellarsi a vent’anni di sottomissione di genere e credenze magiche non è una cosa semplice. Non è semplice ignorare le sanguinose minacce alla famiglia in Nigeria, o le profezie visionarie di ciò che accade a chi rompe il patto sacro. Il voodoo è reale, per quelli che ci credono. Eppure ci sono donne che smettono di crederci, o che sono così provate da anni di prostituzione e abusi che scappare non è più un’opzione, ma l’unico modo per sopravvivere. Purtroppo, quelle che riescono a spezzare la catena della tratta e chiedono aiuto sono pochissime.

Le organizzazioni nigeriane che trafficano in esseri umani hanno sviluppato un modello sofisticato, che agisce a livello psicologico traendo forza da tradizioni profondamente radicate. Sfruttando le ondate migratorie dei richiedenti asilo, trafficano centinaia di donne dentro i confini italiani, per poi sfruttarle e ricavarne guadagni da capogiro. Non abbiamo buoni strumenti per combattere la tratta. Quello che per ora stiamo facendo, come cittadini e come governo, è semplicemente ignorarla. Ignorando che la schiavitù non è un antico retaggio di coloni senza scrupoli e capi tribù della foresta nera, ma una realtà che si consuma qui ed ora, nelle periferie e sulle statali delle nostre città italiane.

Angela Tognolini

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