Guy Roux, vita e morte dell’Auxerre

E’ il 1961. Jean Garnault, presidente dell’Auxerre, ha appena ricevuto dalle mani del suo vice Jean-Claude Hamel una lettera. All’interno della busta c’è un curriculum, piuttosto scarno, ed uno scritto. E’ firmato da un 23enne, che si propone per diventare il nuovo allenatore della squadra. In cambio chiede solamente uno stipendio di 600 franchi, rinunciando a qualsiasi bonus o premio partita. Garnault ed Hamel, suo vice, che hanno appena finito di quantificare il debito della società, decidono di dare fiducia al giovane. Quel 23enne è Guy Roux, e nessuno dei protagonisti di questa storia può immaginare che siederà sulla panchina della squadra borgognona per i successivi quarantaquattro anni.

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In realtà all’inizio Guy si siede sulla panchina biancazzurra per poco tempo. Già l’anno successivo infatti deve partire per la leva, che gli porterà via due anni. Intanto Garnault viene eletto negli organi federali, e lascia la presidenza proprio ad Hamel. Nel 1964 Hamel, che possiede in città una concessionaria di camion, richiama Roux. E l’allenatore, spesso più giovane dei calciatori che allena, getta le basi per costruire un sistema che permea tutti i settori, dalla prima squadra alla primavera e giù giù fino ai pulcini. L’Auxerre in quel momento gioca nella divisione regionale, ma al termine del decennio ottiene la promozione in Division 3 (una sorta di Serie C). Roux comincia a gestire anche il mercato, ed ottiene arrivi importanti. Al termine del 1974, riesce ad essere promossa in Division 2 nonostante arrivi al quarto posto in campionato, perché davanti a lei arrivano solamente le squadre riserve di società di serie A, a cui è impedita la promozione per regolamento. Nel 1979 arriva la finale di Coppa di Francia, persa però contro il Nantes, mentre l’anno successivo l’Auxerre ottiene la promozione in Ligue 1.

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Il risultato è ancor più straordinario se si nota come non sia arrivato con ingenti spese. Roux nei primi anni Settanta affitta l’appartamento sopra il suo, e vi crea un centro di formazione per giovani calciatori. Lì vivono, dormono, studiano, cioè passano tutto il tempo che non è occupato dagli allenamenti. Fuori, in strada, i motorini sono bloccati con lucchetti di cui solo Roux ha la chiave. Nel 1979, i borgognoni ricevono il premio per la finale di coppa, ed il presidente Hamel vorrebbe investirli per comprare Olivier Rouyer, dal Nancy. Roux invece propone di comprare una fattoria diroccata a qualche centinaio di metri dallo stadio. Hamel ascolta Roux, e lì nascerà uno dei più importanti centri di formazione giovanile e vivai della storia di Francia. Roux visiona personalmente i giovani da acquistare e da far crescere, ma anche tutti i giocatori che comporranno la rosa. Va in macchina fino a Mielec, in Polonia, per comprare Andrzej Szarmach, che con lui in cinque stagioni diventerà il miglior marcatore della storia dell’Auxerre con 100 reti.

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L’ossatura della squadra nei primi anni della Ligue 1 nasce nella fattoria: i fratelli Boli, Vahirua, Darras, Ferreri sono solo alcuni degli esempi di chi indossava la maglia dell’Auxerre fin da bambino, all’ombra dello stadio Abbee-Deschamps (il fondatore del club nel 1905) e sotto i vigili occhi di Roux. Ah già, Guy svezza anche un certo Eric Cantona. Ma non è un allenatore facile. Oltre ai già citati motorini lucchettati, controlla personalmente i contachilometri delle auto dei giocatori alla sera ed alla mattina, per controllare che durante la notte non siano usciti. In più, Roux è parecchio conosciuto giù in città, e se per caso qualche giocatore si presenta in un locale, l’allenatore viene subito chiamato, e si presenta personalmente a prenderlo e riportarlo a casa. Nemmeno il confronto o il dialogo con i suoi giocatori gli garbava troppo. A Cantona, dopo che l’attaccante si lamentò per una mancata convocazione, Roux fece trovare in spogliatoio la comunicazione che era stato ceduto in prestito in serie B, al Martigues.

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La storia dell’Auxerre di Roux in Ligue 1 procede positivamente. Fin dai primi campionati i borgognoni si classificano in posizioni interessanti, arrivando pure a disputare la loro prima Coppa UEFA nel 1984. Nel 1985 e nell’87 si aggiungono altri due trofei nella bacheca del club: le ultime due edizioni della Coppa delle Alpi vengono infatti vinte dalla squadra di Roux, in finale prima con il Monaco e poi con il Grasshoppers. Gli anni proseguono, ed il vivaio dell’Auxerre continua a sfornare giovani promesse che, dopo aver ben figurato con la maglia biancoazzurra, volano in grandi squadre francesi e del resto del mondo calcistico. Ma è giunto il momento del salto. E’ giunto il momento che l’Auxerre stesso diventi una grande d’Europa.

L’anno è il 1994. Nessun giocatore (portiere Martini escluso) ha più di trent’anni. La squadra va, e ben presto si trova nella scia di Paris Saint Germain e Marsiglia. Ma i tempi non sono ancora del tutto maturi, e la squadra si troverà terza in classifica, dietro ai parigini vincitori e all’Olimpique, di fatto retrocesso per illecito sportivo ma a cui non venne annullata la posizione in classifica. Ma è in Coppa di Francia che arrivano le soddisfazioni. Anche grazie ad un sorteggio positivo, la squadra di Roux si trova in semifinale, di fronte al Nantes che oltre dieci anni prima aveva negato il sogno. Ma questa volta l’Auxerre, grazie ad un gol di Verlaat, sconfigge il destino. Il Montpellier in finale non può nulla, e tre gol portano la Coppa di Francia nella bacheca dello stadio Abbee Deschamps.

La stagione successiva il campionato viene vinto dal Nantes, ma l’Auxerre arriva quarto, con la miglior difesa, a parimerito proprio del Nantes. E’ solo un assaggio, perchè il 1996 porta a casa dell’Auxerre il double, sia la Coppa di Francia che il campionato. Il Paris Saint Germain sta dominando il campionato, con l’Auxerre ormai stabilmente secondo. Alla trentaduesima giornata, va di scena la sfida tra prima e seconda, e a vincere con tre gol sono Roux e i suoi. Questa vitoria dà la spinta necessaria a superare i parigini e vincere lo scudetto, il primo della storia borgognona.

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Anche in Coppa l’Auxerre si dimostra più forte di tutti, sconfiggendo Lione, PSG e Marsiglia e battendo in finale il Nimes. Tanti sono i giocatori cresciuti nella ormai ex fattoria, da Lamouchi a Taribo West, da Landslades a Martins. Aggiungendo a questi qualche acquisto oculato, come Laurent Blanc, Roux riuscì a compiere l’impresa. E l’anno successivo aggiunse pure la Coppa Intertoto, vinta insieme a Bastia e Lione.

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Sembra essere l’apice della filosofia di Roux. L’Auxerre continua a posizionarsi nelle zone alte della classifica, ma i trofei non arrivano più. Il vivaio però continua a sfornare talenti: è il caso di Cissè, Mexes, Kapo, Sagna e Boumsong. Ma il corpo rischia di perdere la testa, quando Roux è costretto per ben due volte ad assentarsi dalla panchina. La prima va dall’autunno del 2000 al marzo del 2001, quando lascia per motivi di salute l’incarico a Rolland, salvo tornare per evitare (con successo) la prima retrocessione in oltre quarant’anni. L’anno successivo, a novembre, Guy si sente male in allenamento e viene operato d’urgenza al cuore. I medici sostengono che Roux non allenerà più, ma a pochi mesi dall’intervento l’allenatore si presenta al campo, pronto a guidare i giocatori. Il semi miracolo ricarica la squadra. Nel 2003 arriva la terza Coppa di Francia, vinta in rimonta contro il PSG di Ronaldinho e Pauleta. E nel 2005 Roux solleva pure la quarta, dopo aver rischiato un nuovo infarto per una finale al cardiopalma, vinta al 90′ contro il Sedan.

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E’ l’ultimo atto. Al termine di quella partita, con la medaglia al collo, Guy Roux annuncia il ritiro, quarantaquattro anni dopo essersi seduto per la prima volta su quella panchina, 15000 giorni ed otto grandi trofei dopo la firma sul contratto. In realtà non è proprio proprio la fine, perchè Roux va ad allenare nel 2007 il Lens, ma l’esperienza dura solo quattro partite. Probabilmente sa che non potrà più allenare un’altra squadra al di fuori dell’Auxerre, che vede, da spettatore e tifoso, retrocedere nel 2012. Alla sua prima retrocessione. Chissà se, magari, un giorno, un futuro presidente dell’Auxerre, guardando sempre lo stesso nome ripetersi sotto tutti i trofei della bacheca dello stadio, non pensi di richiamarlo sulla panchina. Sull’unica panchina su cui Guy Roux possa realmente sedere.

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