Raymond Kopa, il Napoleone del calcio

Se siete nati negli anni 20/30 a Noeux-les-Mines, vi posso dire con certezza due cose. Oltre che siete anziani. La prima è che siete francesi, ma avete un cognome polacco. E la seconda è che almeno una parte della vostra vita l’avete passata al buio, negli stretti e polverosi cunicoli di una miniera di carbone. Perché è questa la vita per i quasi diecimila abitanti del paese, nella regione di Nord – Passo di Calais, talmente simpatica che quando Philippe Abrams (Kad Merad) scopre di esserci stato trasferito, reagisce così. Ebbene, se rispondete alla descrizione di cui sopra fate parte di una nutrita schiera di immigrati, o figli di immigrati, polacchi, giunti lì dopo la prima guerra mondiale, con il permesso di lavorare solo in miniera. E se il lavoro in miniera non vi piace, niente da fare, o senzatetto o tornate a casa. L’unica altra cosa che avete da fare, nei piccoli villaggi artificiali costruiti ad hoc vicino alle miniere e dove abitate solo voi polacchi, è giocare a calcio. Tutti giocano a calcio, da bambini prima di cominciare a lavorare e nei rari momenti di svago per gli over 14 anni. Anche il protagonista di questa storia vive questo destino. A quattordici anni entra in miniera, dopo un’infanzia passata a giocare per le strade fangose, dribblando galline e uomini, tutti neri di polvere di carbone. Ma due anni dopo perde un dito in un incidente, rendendogli difficile tornare a brandire un piccone. E così fa del calcio la sua professione. Questa è la storia di Raymond “Kopa” Kopaszewski, primo giocatore francese a vincere il Pallone d’Oro.

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Kopa gioca nella squadra locale, il Noeux, fin da bambino. Durante la seconda guerra mondiale il campo viene requisito dalle truppe naziste per giocare a calcio. Raymond riesce a trafugare un pallone, riuscendo anche a scampare alle immediate ricerche, e ricorderà quest’episodio come “un atto di resistenza”. Alla fine della guerra Kopa domina tutti i tornei giovanili, ed arriva secondo alla gara come giovane più promettente del 1949. Lui e Jean Saupin, il vincitore, vengono subito reclutati dall’Angers, ma Raymond aspetta una chiamata dallo Stade Reims, che si è dichiarata interessata. In realtà, la chiamata non arriva, e Raymond, pur di andarsene da Noeux, accetta l’Angers. Al padre di Raymond, Franz, vennero dati in cambio 100mila franchi, e al giovane Kopaszewski venne promesso un lavoro come elettricista.

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In occasione della firma del contratto, Raymond vide sparire dai documenti il cognome polacco, sostituito con un più neutro Kopa. Il resto della Francia infatti non vedeva di buon occhio i minatori polacchi, rei di rubare il lavoro ai francesi bisognosi (corsi e ricorsi storici). All’Angers la stella della squadra è lui, ma più per demeriti dei compagni. I bianconeri vanno sempre più giù in classifica, e dopo una stagione di poche soddisfazioni Kopa vuole andarsene. L’occasione arriva in un’amichevole, contro lo Stade Reims, in cui Raymond si mette in luce. L’allenatore Batteux lo vede e lo vuole per posizionarlo esterno destro. Cominciano le trattative, e dopo un’estate in cui Raymond si allena alternativamente con Angers e Reims, si trova l’accordo. Alla prima partita non gioca, dopo nove reti nelle tre amichevoli precampionato. Ma nella seconda Pierre Sinibaldi, bandiera del Reims, è indisponibile. Batteux prima pensa di schierarsi da solo (altri tempi) per ovviare all’assenza. Ma alla fine in campo scende Kopa. Zero a zero finale, ma il franco-polacco non lascerà mai il posto, fino a fine stagione, quando lo Stade Reims si piazzerà quarto. La stagione successiva va ancora meglio, con l’arrivo in attacco di Leon Glovacki, un altro polacco con il carbone francese nei polmoni. Alla fine dell’anno arrivano lo scudetto e la Coppa Latina, un torneo internazionale tra Italia, Francia, Portogallo e Spagna, vinto in finale contro il Milan, per l’occasione in camicia azzurrina, di Gren, Nordahl e Liedholm per 3 a 0.

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I festeggiamenti per la vittoria del campionato non si erano ancora spenti, che la squadra venne travolta dalla disperazione. Il 26 giugno infatti Francis Meano, compagno d’attacco di Raymond, muore in un incidente stradale, insieme alla moglie, al padre, al portiere Antonio Abenoza, ex Reims in quel momento al Troyes, e ad altre due persone. L’annata nel club non fu positiva, Kopa segnò solo tre reti e lo Stade arrivò secondo, ad un solo punto dal Lille. Ma non c’era tempo per riposare, l’estate del 1954 era dedicata al Mondiale in Svizzera. La preparazione della Francia non andò per il meglio, e leggenda vuole che Louis Haunaut, massaggiatore della selezione, fosse nei test atletici migliore di certi giocatori, dato il clima festaiolo che regnava nella sede del ritiro. Nel meccanismo complicatissimo di quei mondiali (gironi da quattro in cui le teste di serie non si affrontano, per una spiegazione più dettagliata leggete qui), la Francia non riesce a qualificarsi al turno successivo, e Kopaszewski viene anche non proprio gentilmente invitato da alcuni tifosi a tornarsene in miniera.

E’ il punto più basso della carriera del franco polacco, da cui però riesce subito a risollevarsi. Il 1955 vede infatti lo Stade Reims sollevare nuovamente il trofeo del campionato, con Kopa protagonista. E così i francesi divennero la squadra selezionata dalla federazione per partecipare alla prima edizione di una nuova competizione internazionale, che a differenza delle decine di altri tornei avrebbe avuto nel futuro un discreto successo. Nella prima edizione della Coppa dei Campioni lo Stade affrontò con successo Aarhus, Voros Lobogo e Hibernian, conquistando la Finale. Di fronte però c’è il Real Madrid di Alfredo Di Stefano.

Al termine della Coppa dei Campioni, in cui Raymond non segnò nemmeno una rete, il nome di Kopa finisce sui taccuini degli osservatori di tutta Europa, tanto che arriva subito al terzo posto della prima edizione del pallone d’Oro, vinto da Stanley Matthews. Alla fine però ad accaparrarselo furono proprio i Blancos, con un’offerta da 520mila franchi. Con quei soldi, il presidente dello Stade riuscì a portare in squadra Piantoni, Vincent e Fontaine, il miglior attaccante di Francia, tutti punti fermi della Nazionale e titolari nelle rispettive squadre.

Appena arrivato a Madrid, il minatore polacco si rende conto che le cose non saranno facili. Al centro dell’attacco madrileno, ovvero nel ruolo che si aspettava di ricoprire, c’è Alfredo Di Stefano, uno dei più forti ed importanti giocatori dell’intera storia del calcio, che in quel momento è il principale fautore della nascita dei galacticos. Alfredo, per capirci, alla prima edizione del Pallone d’Oro è arrivato secondo, ma tanto vincerà quella di quell’anno. Per poi rivincerlo nel 1959. Il Real Madrid, prima del suo arrivo, era una delle tante squadre di Spagna. Dopo, diventa il Real, quello giunto fino a noi. In più gli altri ruoli d’attacco sono tutti occupati, in particolare da Francisco Gento e Hector Rial, autore di due gol nella finale di Coppa dei Campioni. Dato il suo essere straniero, Raymond gioca le prime partite in Spagna con la squadra riserve, in attesa che proprio Di Stefano ottenga la nazionalità spagnola e liberi il posto per stranieri. E lì comincia a giocare come ala, anche se l’esordio in prima squadra lo compie proprio da attaccante centrale, segnando una doppietta in un derby con l’Atletico. L’allenatore Villalonga, su pressione del presidente Bernabeu, però, è inamovibile, e Kopa finisce per giocare largo a destra. La sua stagione è positiva, perché in trenta presenze tra campionato e coppa segna otto reti e vince, con il Real, la seconda edizione della Coppa dei Campioni, contro la Fiorentina.

La stagione seguente è quella migliore per Kopa. Il Real domina in campionato, con 11 reti del francese, e vince la terza Coppa dei Campioni consecutiva, questa volta contro il Milan. A maggio, grazie alle buone prestazioni, Bernabeu concede a Kopa (!!) di partecipare ai Mondiali di Svezia con la sua Francia. Lo spirito della Nazionale è completamente diverso a quello di quattro anni prima, e tutti sono determinati a vincere. Il girone viene superato con due vittorie (7-3 contro il Paraguay e 2-1 con la Scozia) ed una sconfitta (3-2 con la Jugoslavia, che passerà il girone insieme ai galletti). Kopa segna una rete, ma il vero protagonista è Just Fontaine, proprio quello che ha preso il posto di Raymond allo Stade Reims. Just segna in ogni partita,  per un totale di sei reti solo nella prima fase. I quarti vengono agilmente superati contro l’Irlanda del Nord (doppietta di Fontaine), ma in semifinale la Francia si trova di fronte il Brasile. Nei carioca gioca un 17enne, alla prima esperienza internazionale, con il 20 sulle spalle, che già ha segnato il gol decisivo contro il Galles il turno precedente. Quel 17enne è Edson Arantes do Nascimento, meglio noto come Pelè, e contro la Francia segna una tripletta, per il 5-2 finale (con ancora gol di Fontaine). Nella finale per il 3^ posto, la Francia vince contro la Germania Ovest con gol di Kopa, Douis e quattro reti di Fontaine, per il definitivo 6-3. Le prestazioni di Kopa però non passano inosservate, come nemmeno quelle di Fontaine, a segno 13 volte in sei partite ed ancora detentore del record di reti in un unico mondiale. I due infatti vennero inseriti nei selezionati per il Pallone d’Oro, giunto alla terza edizione. E mentre Just Fontaine arriva terzo, il minatore polacco, con ancora polvere di carbone sulle mani, vince. E’ il primo francese a vincere, ad essere il miglior giocatore d’Europa per quell’anno. E dovranno passare altri 25 anni prima che un altro francese lo vinca, anche se in quell’occasione Le Roi ne porterà a casa tre consecutivi.

Mentre si gioca il Mondiale in Svezia, uno dei migliori giocatori del mondo è a casa, e riceve la visita degli emissari di Bernabeu. L’offerta è allettante, e anche se il calciatore non gioca da due anni e non è stato convocato nella sua nazionale, l’Ungheria, Bernabeu è determinato e lo vuole. E così Ferenc Puskas (qui la sua storia) entra a far parte dei blancos, creando il quintetto (WM, ricordate? 3-2-5) d’attacco più forte probabilmente di tutti i tempi. Da sinistra a destra. Francisco Gento, Ferenc Puskas, Alfredo Di Stefano, Hector Rial e Raymond Kopa.

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Ordine esattamente speculare: Kopa, Rial, Di Stefano, Puskas, Gento.

Nonostante tutto però il Real arrivò secondo dietro il Barcellona di Luisito Suarez, Laszlo Kubala e Sandor Kocsis, allenato da Helenio Herrera. Ma in Coppa Campioni, il Real domina di nuovo. Besiktas, Wiener SportKlub e Atletico Madrid cadono sotto i colpi del quintetto delle meraviglie, ed in finale i blancos affrontano di nuovo lo Stade Reims. E di nuovo il Real vince, quarta coppa consecutiva. Il capocannoniere di quell’edizione sarà, neanche a dirlo, Just Fontaine.

Ma la parabola di Raymond Kopa al Real Madrid è finita. E lui decide di tornare dove tutto è cominciato, proprio nello Stade Reims. Il ritorno è folgorante: 14 gol, vittoria del campionato e sesto posto al Pallone d’Oro. Ma è l’ultima scintilla. Lo Stade Reims scende sempre più in classifica, Fontaine si ritira e tanti altri pezzi pregiati se ne vanno. Rimane solo Kopa, e rimane anche quando nel 1964 lo Stade retrocede. Nel 1966 ritorna in Prima divisione, e Kopa è ancora lì, come ha promesso ai tifosi e a se stesso. Lascerà il calcio solo alla fine di quella stagione, a trentacinque anni. Intanto anche la Nazionale lo aveva abbandonato, per i dissidi con l’allenatore Verriest. Ma Kopa non sapeva fare altro che correre dietro al pallone. Nel 1970 viene nuovamente inserito in rosa del Reims, e nel 1973 Just Fontaine, diventato direttore sportivo del Paris Saint Germain, chiede a Kopa di giocare con i parigini, in seconda divisione. Lui rifiuta, ma accetta di giocare un’amichevole con quella maglia. Segnerà una tripletta. Fino ai settant’anni, pare, continua a giocare in campionati dilettanti e semiprofessionisti. Poi l’artrite ebbe il sopravvento, e da allora Kopa non ha più calcato un campo di calcio, se non con i nipoti. Già. Perché quello che per tutti è stato il Napoleone del Calcio, che ha falcato i campi di tutta Europa vincendo in patria e fuori, quello che ha composto uno degli attacchi più forti e famosi della storia, quello che è stato il primo francese ad uscire dall’anonimato del dilettantismo e conquistare il Pallone d’Oro, ora si dedica a tempo pieno a fare il nonno. Magari pensando a chi non c’è più, a Hector, ad Alfredo o a Ferenc e chiacchierando invece con chi c’è ancora, con Francisco o con l’eterno amico rivale, Just.

Marco Pasquariello

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