Hanno ancora senso le Olimpiadi?

Fra qualche ora inizieranno le Olimpiadi di Rio de Janeiro e gli atleti di tutto il mondo si contenderanno le ambite medaglie. Da quello che si legge e si osserva dai media, questa edizione non sembra partita al meglio; ma forse la colpa non è tutta del Brasile o della città di Rio. Per buona parte della loro esistenza moderna i giochi olimpici hanno accusato due problemi di base: uno politico e l’altro economico.

Le due settimane in cui si concentrano le attività sportive sono solo il culmine di un processo ben più lungo. Il processo di selezione della città “Olimpica” inizia 8 anni prima dell’inizio delle competizioni. Ogni città candidata viene sottoposta a una valutazione dove si giudicano tutta una serie di parametri: il progetto olimpico, le infrastrutture già presenti, l’opinione pubblica e il supporto del governo. Successivamente, il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) rende nota una short-list delle città idonee, che verranno poi votate dallo stesso comitato assegnando così i giochi. Nonostante il punteggio più basso, la città carioca è riuscita a vincere sulle altre presenti nella short-list (Madrid, Tokyo e Chicago). Per quanto riguarda i costi, è lo stato ospitante a pagare tutta l’organizzazione e la costruzione degli impianti (a meno che non trovi sponsor), mentre il CIO  riceve 150.000 dollari da ogni città candidata.

La questione politica

Come altri “mega-eventi”, i Mondiali di calcio e l’Esposizione Internazionale, le Olimpiadi sono eventi che hanno la funzione di pubblicizzare un dato paese, con l’intento di mostrare al mondo l’organizzazione, la sicurezza e magari attrarre qualche investimento estero. La posta in gioco va oltre il numero di medaglie che si possono vincere, per chiarire il significato basta vedere cosa sono state le Olimpiadi del 2008.

Le Olimpiadi di Pechino 2008 hanno cambiato l’immagine della Cina e per l’occasione il governo cinese non ha badato a spese, investendo tra i 40 e i 44 miliardi di dollari, la seconda edizione dei Giochi più costosa dopo Sochi 2014. Per il governo cinese il messaggio da mandare era chiaro: sfatare l’arretratezza economica del paese e concretizzare l’uscita dalla minorità in politica internazionale. La Cina, non solo, ha dimostrato di possedere notevoli doti organizzative e finanziarie garantendo anche la sicurezza delle migliaia di atleti e capi di stato presenti, ma è anche riuscita a lasciarsi alle spalle il tragico episodio di Piazza Tienanmen del 1989. Usando le parole di Joseph Nye: “la Cina attraverso le Olimpiadi ha aumentato e migliorato il suo Soft Power.

Sul finire dell’800, l’intento del fondatore delle moderne Olimpiadi e del CIO, il francese Pierre de Coubertin, era di promuovere la pace attraverso la competizione sportiva. Grazie alle scoperte archeologiche avvenute a Olimpia (sede delle Olimpiadi antiche) e alla diffusione delle prime teorie pacifiste (cinque dei primi membri fondatori del primo CIO hanno ricevuto un premio Nobel per la pace) il fenomeno è poi cresciuto di popolarità di anno in anno; una crescita che recentemente ha coinvolto anche le Nazioni Unite, tant’è che il CIO ha ottenuto lo status di osservatore all’ONU. Ma il passato dei giochi non sempre è stato encomiabile, alcune Olimpiadi si sono discostate dal messaggio originario e sono state “politicizzate”, veicolando un messaggio ben diverso da quello di de Coubertin.

Pechino non è stato un caso isolato. Ben più eclatanti sono state le Olimpiadi di Berlino del 1936 organizzate sotto la regia del partito nazista. Bisogna dire che la città di Berlino era stata scelta due anni prima che il partito nazista prendesse il potere in Germania, ma Hitler non si è lasciato sfuggire l’occasione di esprimere il concetto di superiorità ariana attraverso lo sport. La Germania ha prevalso per il numero di medaglie vinte, ma il concetto della “superiorità ariana” è stato eclissato dall’iconica impresa di Jesse Owens, un giovane ventenne afroamericano proveniente dagli Stati Uniti e vincitore di 4 medaglie d’oro nell’atletica.

Le strumentalizzazioni politiche sono state ricorrenti durante tutta la guerra fredda, basti ricordare gli eventi di Monaco quando un gruppo terrorista palestinese ha fatto irruzione nel villaggio Olimpico massacrando parte della squadra israeliana, oppure i boicottaggi tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel ’80 e ’84, o il sistematico doping di stato della Germania Est. Strumentalizzazioni a parte, nel corso della sua storia il CIO si è dimostrato poco interessato nel rispetto dei diritti umani da parte degli stati ospitanti, concedendo l’organizzazione a diversi regimi dittatoriali (Berlino 1936, Mosca 1980, giochi invernali di Sarajevo 1984, Seoul 1988, Pechino 2008 e invernali 2022).

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Budget

Le Olimpiadi naziste hanno segnato per sempre la storia dei giochi, sia  per la spettacolarità (il rito del viaggio della torcia olimpica è stato introdotto nel ’36) che per il budget, che per l’epoca era colossale per un evento del genere e oggi è ormai uno standard. Quelle naziste sono anche state le prime Olimpiadi con una significativa, anche se qualitativamente povera, copertura televisiva.

Il secondo problema dei giochi olimpici è di tipo economico. I benefici economici nell’ospitare le Olimpiadi possono essere di breve e lungo termine: nel primo rientrano i posti di lavoro creati per la costruzione degli impianti, introiti per le sponsorizzazioni, diritti televisivi, biglietti e l’indotto turistico che si viene a generare; mentre quelli di lungo termine che sono più percettibili dagli abitanti, sono ad esempio la costruzione o il potenziamento delle infrastrutture che può generare una maggior efficienza nei servizi cittadini.

Le Olimpiadi non sempre si rivelano un buon affare, per alcune organizzazioni è stato difficile rientrare nei costi iniziali, che tendono sempre a lievitare. L’argomento è stato oggetto di interesse anche per il mondo accademico, dove le ricerche del Massachusetts’s College of the Holy Cross e della Federal Reserve hanno evidenziato che l’impatto sul lavoro è solo temporaneo e una volta finiti i giochi gli occupati tornano sui livelli precedenti ai giochi. Questa argomentazione rimane piuttosto insidiosa per il CIO, che sta notando sempre più difficoltà nel trovare città disposte a ospitare le Olimpiadi. Il clamoroso ritiro di Boston dalla candidatura per i giochi del 2024 è stato solo la punta dell’iceberg del problema riguardante i costi. Infatti, per le meno appetibili Olimpiadi invernali, le città candidate per l’edizione del 2018 sono state solo tre e per quella del 2022 due; non è andata di certo meglio per le edizioni estive del 2020 dove le candidate erano solamente 3, un numero che potrebbe ripetersi anche per l’edizione del 2024, se Roma dovesse ritirare la sua candidatura. Sono numeri ben diversi rispetto alla media di cinque città candidate che si avevano negli anni precedenti la crisi economica del 2008.

Le Olimpiadi sono anche costellate di ottimi successi, come le edizioni di: Seul, Sydney e Vancouver che non solo hanno generato utili, ma anche migliorato la qualità delle città. Forse, su tutti, il miglior esempio sono le Olimpiadi di Barcellona 1992. Dopo la fine dei giochi, Barcellona è stata una delle poche città ospitanti le Olimpiadi che ha visto accelerare il turismo (scavalcando diverse città europee). Inoltre, il governo decidendo di potenziare le infrastrutture già esistenti e minimizzando la costruzione di nuovi impianti ha risparmiato una notevole quantità di denaro. La scommessa vincente è stata la decisione di creare una spiaggia artificiale che non solo ha contribuito ad aumentare il turismo, ma ha anche fornito ai cittadini barcellonesi una struttura libera e gratuita da sfruttare nel tempo libero. Altri benefici possono essere anche meno evidenti, alcuni osservatori sportivi hanno notato che i giochi del ’92 hanno dato un incredibile impulso per incentivare la costruzione e l’organizzazione di eventi sportivi in tutto il paese e grazie ad essi, oggi la Spagna può contare su una delle migliori generazioni di sportivi in tutta Europa, e non solo.

Weekend-a-Barcellona

Le Olimpiadi di Rio non sono partite nel migliore dei modi, il paese è in recessione e come è successo ad Atene i costi dei giochi iniziano a gravare sulle casse dello stato, è vero però che l’economia brasiliana non ha nulla a che vedere con quella greca. Oltre alla recessione, ci sono un’infinita serie di problemi che potrebbero minare i giochi: virus zika, ritardi nella costruzione, inquinamento delle acque, sommosse popolari e muri a coprire le zone povere. Ma quello che realmente sembra preoccupare e far arrabbiare i brasiliani è l’ingente giro di corruzione che si è creato attorno ai giochi.

Esistono diverse soluzioni ai due principali problemi dei giochi, forse sembrano un po’ bizzarre ma tutte provano a rispondere a un domanda: e se le Olimpiadi si tenessero sempre in uno unico luogo? Un professore dell’Università del Maryland, John Rennie Short, si è posto la domanda, proponendo di costruire i giochi del futuro su un’isola dedicata. Nell’idea di Short i giochi si svolgerebbero sempre ogni quattro anni e nei periodi di intermezzo le strutture verrebbero usate per gli allenamenti; il controllo potrebbe andare alle Nazioni Unite e i costi (inizialmente alti) suddivisi tra tutti i partecipanti, risultando così una frazione dei costi attuali.

Ironia del caso, il problema dietro a questa idea è che risulta politicamente poco appetibile. Lo stesso problema che attanaglia un’altra possibile soluzionemantenere le Olimpiadi sempre in Grecia come la tradizione vuole, dopotutto le Olimpiadi antiche si sono sempre giocate a Olimpia. Le strutture ci sono già e sono quelle del 2004, anche se da risistemare, la formula potrebbe assomigliare e quella precedente: sottoporre il controllo delle strutture al CIO o alle Nazioni Unite (i quali riceverebbero una cospicua fonte di guadagno vendendo i diritti televisivi), e la Grecia si toglierebbe l’ingente costo di manutenzione e di organizzazione (tutt’ora 21 delle 22 strutture sono abbandonate) e ne beneficerebbe grazie al solo turismo; una formula che sembra annullare parte dei problemi e massimizzare i profitti, proprio a riguardo anche il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, si è detta favorevole.

Senza alcun dubbio le Olimpiadi sono un evento internazionale di spicco e di assoluto divertimento per il pubblico, ma organizzato così come lo sono oggi sembra avere più caratteristiche negative che positive. Creare edizioni di successo è possibile, ma l’organizzazione dei giochi olimpici deve evolversi o nelle future edizioni potrebbero esserci sempre meno città disposte ad ospitarle, a meno che l’obiettivo dei governi non sia la pura propaganda.

Riccardo Casarini 

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