Elogio della crudeltà di Ramsay Bolton

Questo articolo contiene SPOILER della seconda puntata della sesta stagione della serie tv Game of Thrones. Qualora il lettore, reso edotto del pericolo, recriminasse per la presenza di anticipazioni non gradite verrà invitato a unirsi ai Guardiani della Notte.

«Pentirsi! Ma perché? Il pentimento è nelle mani di Dio. Sta a lui avvertire rimorso per le mie azioni. Perché mi ha reso il padre di un essere che desidero così ardentemente? Prima che qualcuno condanni il mio crimine, lasciate che accusi il fato. Siamo liberi? Chi può crederlo quando i cieli sono pronti a caderci addosso? Ho aperto le porte del diluvio per non esserne coinvolto. C’è un demone dentro me destinato a vendicare i peccati del mondo. Non c’è fato ora che possa impedirmi di realizzare i miei sogni.»

Antonin Artaud – Les Cenci

Nell’antica Grecia andare a teatro era un elemento portante della società: all’interno delle politiche di Welfare State del popolo togato era previsto che i cittadini venissero rimborsati della giornata di lavoro persa per andare a teatro, questo perché la tragedia e la commedia erano momenti di aggregazione totale, riti collettivi nei quali tutto il popolo, osservando le vicende di uomini e dei, veniva liberato dalle proprie inquietudini attraverso la catarsi. I riti collettivi sono necessari in una società evoluta. Le politiche culturali del nostro paese, tuttavia, sono talmente avanti da non esistere, quindi siamo costretti a trovare nuovi miti attraverso la più popolare tra le forme d’intrattenimento: il serial tv, tra tutti Game of Thrones.
L’intera serie, seppur ricca di personaggi, ha il suo protagonista indiscusso nella figura di Jon Snow Ramsay Bolton. Sì, perché le gesta di questo poco raccomandabile giovinastro conferiscono significato ulteriore alla parola “bastardo”.

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Ramsay Bolton (Iwan Rheon), un giovane di belle speranze

Facciamo un passo indietro. Ramsay Snow è il figlio bastardo di Roose Bolton, capo dell’omonima prosapia che ha origine da Michael Bolton, autore di quelle struggenti ballate che hanno scaldato le notti dei nostri genitori. Il vessillo della famiglia Bolton è l’uomo scorticato. Il simbolo servirebbe a incutere timore nei nemici, tuttavia i Bolton alle tradizioni ci tengono – che Natale sarebbe senza il panettone un tizio scotennato a tavola? – , in particolare, il piccolo Ramsay che è figliastro di Lord Bolton e si sente in colpa per non essere nato da genitori sposati, bensì dallo stupro di una mugnaia (un po’ come La Bella Mugnaia senza la Loren, Mastroianni e De Sica ma con le spade). Dopo un’adolescenza difficile, Ramsay è deciso a farsi riconoscere dal padre, per questo si lancia alla conquista del Nord di Westeros, protettorato in mano alla famiglia Stark. Ramsay approfitta del vuoto di potere causato dalla guerra dei cinque re e dal tradimento di Theon Greyjoy nei confronti degli Stark per mettere il vessillo dei Bolton su Grande Inverno. Nel compiere la difficile impresa, Ramsay fa sfoggio di grande astuzia e, soprattutto, di immensa crudeltà: catturatolo con l’inganno, sottopone Theon a una serie di torture fisiche e psicologiche coronate dalla sua evirazione. Theon è talmente sconvolto da diventare il fido paggetto di Ramsay, assumendo il nome di Reek. È una perla di efferatezza che fa capire a buona parte del pubblico che finora si è solo scherzato.

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Politicamente scorretto

Roose Bolton è soddisfatto dei successi del figlio anche se un tantino perplesso riguardo ai suoi metodi, decide così di iniziare a fare il padre e riconoscerlo in attesa di avere un erede legittimo da Walda “la grassa” Frey, parente di quel Walder Frey che fa pugnalare una donna gravida al suo matrimonio (ma questa è un’altra storia).

Facciamo un salto in avanti. Nella quinta stagione Ramsay, ormai membro riconosciuto dei Bolton, deve prendere moglie: lord Baelish, nelle vesti di wedding planner, propone Sansa Stark. Il giorno del matrimonio nessuno muore, tuttavia la giornata si conclude con il rampollo dei Bolton che stupra Sansa alla presenza di un impotente Theon, la prima notte di nozze. La scena è cruda e solleva enormi polemiche: gli sceneggiatori vengono aspramente criticati, le associazioni femministe in rivolta propongono di boicottare la serie tv. La scena sembra un disturbante escamotage per risollevare l’attenzione del pubblico nei confronti della serie, tuttavia, è in linea con l’ambientazione (in un mondo medievaleggiante non sembra strano vedere i barbari effetti dello ius primae noctis). Ramsay si conferma Malvagio con la maiuscola: non era facile traumatizzare ulteriormente la povera Sansa e il mutilato Theon. La serie continua, Ramsay fa scomparire le marachelle del defunto re Joffrey e tutte le crudeltà viste finora. La quinta stagione si conclude con il pressante interrogativo:  “Ramsay può fare di peggio?” La risposta è si.

Invitiamo tutti coloro che non hanno ancora visto gli ultimi episodi a riprendere la lettura  in un secondo momento.

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Mentre l’attenzione del pubblico è tutta incentrata sul ritorno di Jon Snow, Ramsay raggiunge l’apice della barbarie: mentre Roose lo catechizza sulla sua condotta spietata esortandolo alla diplomazia, giunge la notizia che lady Walda ha partorito un maschio, il legittimo erede di casa Bolton. Mentre i sogni di gloria stanno per sgretolarsi, il crudele Ramsay regala al pubblico una rilettura letterale del complesso di Edipo: il giovane pugnala il padre mentre si congratula per la nascita del nuovo erede. Subito dopo va a chiamare lady Walda con il neonato e li fa sbranare vivi dai suoi fedeli mastini. È l’apice di una esistenza condotta all’insegna del sadismo. L’efferata uccisione di una madre con il figlio appena nato è un gesto di violenza incalcolabile, ma a sorprendere è che una simile atrocità, visti i precedenti, passa e passerà inosservata anche agli occhi degli spettatori più sdegnosi. Non ci saranno proteste. È proprio questa il maggior riconoscimento per un personaggio così crudele: riuscire a rendere lo spettatore complice passivo della violenza brutale perpetrata sullo schermo. Il personaggio di Ramsay conferisce una sfumatura grandguignolesca alla sospensione dell’incredulità. Non c’è limite a ciò che l’uomo può tollerare nella finzione. Solo il malvagio tra i malvagi poteva riuscirci.

Matteo Cutrì

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