Mille miliardi di opportunità e libertà (e debiti)

È notizia della scorsa settimana che il debito studentesco, negli Stati Uniti, ha raggiunto un nuovo record: 1300 miliardi di dollari.
Innanzitutto serve spiegare che cosa si intende per debito studentesco: sotto questo nome si raggruppano tutti prestiti e i mutui stipulati dagli studenti  per supportare la propria carriera accademica, dalle tasse universitarie all’affitto. Come utile termine di paragone potrebbe essere interessante sapere che il PIL italiano è pari a circa €1600 miliardi e il totale della spesa statunitense in istruzione, comprendendo tutti i livelli e tutte le provenienze, è di circa 450 miliardi di dollari.

Questa situazione sta lentamente (ma neanche troppo) sfuggendo di mano alle autorità. Il primo allarme è stato infatti lanciato nel 2012 quando il debito studentesco sforò la soglia psicologica dei mille miliardi, quella cifra, già vertiginosa, sta crescendo a ritmi esponenziali: è calcolato che il debito cresce di quasi 3000 dollari al secondo raggiungendo livelli piuttosto pericolosi; basti pensare infatti che il volume complessivo dei mutui subprime, vero e proprio trigger della crisi globale del 2007 era di circa 700 miliardi.

Serve tuttavia capire il perché si è arrivati a questa situazione.

Le università private americane sono delle vere e proprie società volte al profitto e il loro principale asset è, purtroppo, la reputazione internazionale. Per mantenere questa a livelli elevati serve tuttavia agire su due leve, quella prettamente d’ambito ed in un certo senso virtuosa, attraverso il finanziamento di ricerche innovative e visite di professori di alto profilo, ed un’altra in un ceto senso meno nobile, ovvero l’ampliamento di strutture e servizi non prettamente accademici. Ovviamente entrambe queste azioni hanno inevitabili cadute sul livello delle rette che sono cresciute, di media, dell’1,6% annuo (che pare poco, ma si sviluppa geometricamente e in 5 anni fa l’8,2%, in 10 il 17,2% e così via).

Un fattore di grande preoccupazione è che questo processo non riguarda solamente le Scuole più prestigiose: accanto ad università di chiara fama sono aumentate le fees di tutti gli atenei statunitensi; questa tendenza costituisce un’ulteriore preoccupazione in quanto si ritiene che se un brillante avvocato di Harvard potrà ripagarsi agevolmente un mutuo, anche consistente, così potrebbe non essere per un laureato proveniente da istituti di minore rilevanza. Anche la crescita delle rette delle Università pubbliche, da sempre considerate una sorta di serie B negli USA (eccezion fatta per la California), stanno registrando aumenti record.

La sostenibilità è un tema ampiamente dibattuto in economia e può declinarsi in svariate modalità ma si può riassumere brevemente come “…la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto ad un certo livello indefinitamente”.  La bolla dei mutui immobiliari è potuta crescere fintanto che i contraenti sono stati in grado di pagare i propri debiti, magari ricontrattando le proprie ipoteche o richiedendo nuovi prestiti; allo stesso modo la bolla del debito studentesco era resa sostenibile dalla rapida e remunerativa occupazione dei laureati. Tutto ciò è tuttavia cambiato in un contesto altamente competitivo e globalizzato, soprattutto considerando l’ingente flusso di lavoratori altamente specializzati, come quello odierno.

Grafico 1
Il grafico mostra l’andamento della disoccupazione tra i laureati USA: il livello attuale è circa il doppio rispetto a quello di inizio 2000. Fonte: OECD

Infatti, accanto alla crescita incontrollata del debito, stanno parallelamente aumentando anche i casi di insolvenza, con percentuali vicine al 10% per i debiti federali (facile ipotizzare che le percentuali per i debiti privati  siano significativamente maggiori in virtù dei maggiori tassi).

Quindi quali prospettive per il futuro?

Molti iniziano a preoccuparsi di questa situazione, temendo lo scoppio di una nuova bolla e la creazione di una nuova ‘generazione perduta’ americana, ma solo pochi cercano di proporre serie alternative: nel dibattito  per le presidenziali di Novembre, le posizioni di Clinton in materia paiono poco convincenti (e convinte), mentre quelle di Trump… Vabbè.

Questo meccanismo “perfettibile” pare piuttosto complicato da scardinare, anche considerando gli interessi in ballo: un elevato finanziamento alle Università comporta, di pari passo,  un ingente ammontare di fondi destinati alla ricerca, anche operativa. In sostanza si sta finanziando il progesso tecnologico attraverso una tassazione che, tuttavia, ricade su una categoria socialmente debole come quella studentesca.

Si spera che gli avvertimenti che si stanno diffondendo sempre più, anche da premi nobel per l’economia come Krugman  e Stiglitz (che sono in realtà attivi su questo tema ormai da tempo), servano ad ottenere delle appropriate contromisure, per il bene degli studenti e per quello dell’economia globale.
A tal proposito va segnalato come il Canada stia effettivamente intraprendendo un cambio di rotta rispetto ai primi anni 2000 mentre molti paesi Europei, Gran Bretagna in primis, non paiono essere preoccupati di questa situazione e anzi stiano espandendendo il proprio debito studentesco.

Andrea Armani

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