Viva la mamma! -Batman v Superman, Dawn of Justice (2016)

I film di supereroi sono ormai una fonte inesauribile di introiti. Folle innumeri di spettatori si precipitano nelle sale per assistere all’ennesima epica pantomima di eroi in calzamaglia. Questa ondata di cinecomics – con la quale avremo a che fare ancora per molto tempo – non può sempre portare a prodotti di qualità: questo lo capisco io, lo capite voi e probabilmente lo capiscono produttori/registi/sceneggiatori/consulenti che realizzano queste opere. A portare il pubblico al cinema non è, infatti, la qualità del cinema odierno bensì l’incrollabile fede che l’eroe di turno venga stuprato con dolcezza filologicamente trasposto, almeno per una volta. Uscito sconsolato dalla sala, l’appassionato spettatore si chiede perché è andato al cinema a farsi deludere ancora, si ripromette di non andare mai più, ma sottovoce, senza crederci davvero: la storia è destinata a ripetersi ancora, e ancora e ancora…

Quando Zack Snyder si è messo al comando del progetto Man of Steel ero piuttosto diffidente; il regista americano si è sempre distinto per il suo cinema profondamente tamarro, tronfio, ebbro di slow-motion; eppure, con 300 e Watchmen Snyder è riuscito a portare sul grande schermo due graphic novel che sembravano inadatte alla trasposizione cinematografica (il primo troppo breve, l’altro considerato “infilmabile” fino all’uscita nelle sale), e lo ha fatto rispettandone comunque lo spirito. L’operazione è particolarmente rilevante con Watchmen e il suo finale molto più moderno rispetto a quello di gusto ‘80s del fumetto. Si tratta di lavori di buona qualità che non fanno troppa violenza alle storie originali.

Batman v Superman

In Man of Steel, Snyder si rivela meno rispettoso nei confronti di Superman; il personaggio è stato abbandonato dopo il fallimentare Superman Returns e per riportarlo al cinema sembra necessario un restyling decisamente ardito: per la prima volta Superman porterà le mutande sotto il costume e non sopra com’era sempre stato. I fan della prima ora gridano allo scandalo, ma Snyder ha ragione, Superman è più virile, credibile e, soprattutto oscuro (in ossequio alle atmosfere del Batman di Chirstopher Nolan, qui in veste di produttore): l’eroe non si preoccupa dei civili mentre affronta a viso aperto il kryptoniano Zod nel centro di Metropolis e, alla fine, si concede anche il lusso di uccidere il nemico (lo sdegno dei fan si è soffermato anche su questo elemento: in casa DC i buoni riempiono di botte i malvagi, ma non uccidono mai). Nonostante le critiche ricevute, Man of Steel era un film gradevole, quasi convincente, che lasciava sperare in un seguito di buon livello, e invece no…

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Questo Batman v Superman nasce sotto una cattiva stella, soprattutto perché in pochi approvano la scelta di Ben Affleck come nuovo Batman – indimenticato è il meme di Sad Batman – , contro i pronostici lo statunitense sfodera una interpretazione verosimile del personaggio, ma la contrizione di questo nuovo cavaliere oscuro è la fotografia perfetta del film. L’oscurità diventa totale, le atmosfere sono plumbee e soffocanti (in ossequio forse a un’altra DC, quella italiana), la vicenda è intessuta di inquietanti incubi che nascondono qualcosa di altro (SEQUEL!!!). La prima parte dell’intreccio è frantumata in brevi episodi e dovrebbe preparare all’epico scontro tra il dio Superman e l’uomo-pipistrello ma, a conti fatti, il montaggio intricato sembra nascondere, piuttosto, una effettiva debolezza dell’intreccio: i personaggi non trovano motivazioni credibili – oppure a Zack Snyder non bastavano due ore e mezzo di film per trovarle – e i due eroi principali decidono di gonfiarsi di botte giusto perché il titolo del film è piuttosto chiaro al riguardo. Per compensare questa debolezza, Snyder pensa di infarcire il film di citazioni e easter eggs tratti dalla migliore tradizione fumettistica; in effetti, Batman v Superman vive di citazioni e allusioni: citazioni da Il ritorno del Cavaliere oscuro di Frank Miller, da quella che chiameremo, per evitare spoiler, la saga nella quale compare Doomsday, e mi sembra di riconoscere anche qualche tocco di Kingdom Come di Mark Waid e Alex Ross. Citazioni, come detto, ma anche allusioni ancora a dell’altro che non riusciamo a cogliere appieno (SEQUEL!!!).

Arriva il momento dei dialoghi, croce e delizia della pellicola; meravigliose sono le riflessioni nietzschiane sulla natura divina di Superman contro la caducità umana incarnata da Batman e Lex Luthor (Jesse Eisenberg), tuttavia, il motore dell’azione rimane ancora incomprensibile e i personaggi ne risentono nonostante le buone prestazioni del cast: Superman sembra un pupazzo senza cervello, Lex Luthor un ragazzino viziato sulla via della nevrosi, Batman è un repubblicano paranoico e guerrafondaio. Persino Alfred (Jeremy Irons) rischia di apparire un fanatico delle armi privo di qualsivoglia etica. In sala lo spaesamento è tutto rappresentato da un bambino che chiede al padre se Superman sia buono e, poco dopo, se Batman sia cattivo.

(Da qui in poi iniziano gli spoiler)

wonderwoman

In questo coro di uomini incerti, le donne sembrano essere un po’ più spigliate: la discesa in campo di Wonder Woman (Gal Gadot) è fondamentale per scongiurare la catastrofe, tuttavia, anche la regina delle amazzoni si trova a Metropolis per un motivo non molto convincente: “qualcuno le ha fatto una certa foto”. Lo spettatore è portato fino all’ultimo a credere che si tratti di una foto scabrosa, purtroppo non è così; ci accorgeremo poi che l’escamotage serve a introdurre gli altri personaggi della Justice League of America, con poco rispetto per chi è ancora interessato al film che sta guardando e non pensa a eventuali spin-off.

A Lois Lane (interpretata da una discinta Amy Adams) tocca mettere pace tra i due supereroi che intanto hanno iniziato a tirarsi colonne e lavandini in faccia; la giornalista spiega ai due che le loro madri si chiamano entrambe Marta, e probabilmente entrambe sono del sagittario… In sala il pubblico è attonito;  lo stesso bambino di cui sopra, consapevole che solo la sua innocenza può avvicinarlo alla verità, urla a Batman che Superman è suo figlio, la spiegazione del pargolo convince l’intera sala a proseguire con la proiezione. Qualunque sia il loro grado di parentela, i due supereroi si coalizzano contro il nemico comune e riescono a salvare una Metropolis/Gotham fortunatamente semi-deserta. Il prezzo da pagare è però altissimo: (SPOILER!!!) l’uomo d’acciaio è morto, ma sopra la bara qualcosa si muove per un istante. Superman ha abbandonato il concetto di superuomo per diventare un gatto di Schrödinger in calzamaglia. Titoli di coda, fine. Ci rivediamo ad agosto con Suicide Squad (produttore esecutivo Zack Snyder), l’anno prossimo esce Wonder Woman e poi chissà che altro.

(Fine degli spoiler)

Batman v Superman – Dawn of Justice viene a configurarsi come sequel del prequel e come prequel di tutti i prossimi film di casa DC, un compito pesante che contribuisce a rendere incerta l’identità del film, il quale vive solo grazie a poche fiammate di pathos, ad un cast che fa quel che può per rendere godibile una trama inconsistente e, soprattutto, grazie alla trasposizione cinematografica di memorabilia del fumetto accompagnate dalle musiche straordinarie di Hans Zimmer.

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