How I met your mutants: da X-Men a X-Men: Apocalypse

Per fortuna che due settimane fa ho scritto l’articolo sui King Crimson: due articoli di fila a tema cinecomics (come li aveva definiti CIAK in tempi non sospetti) sarebbero stati troppi. Il fatto è che, preso dall’entusiasmo, sono andato a vedere anche X-Men: Apocalypse, dopo l’eccellente Captain America: Civil War. Dopo aver guardato i due prequel-sequel-prequel – ok, forse ci vuole uno spiegone™.

Apocalypse1
L’esordio di Apocalisse

Avvertenza: ci sono gli spoiler. Se non li volete tornate dopo aver visto il film.

Quando uscì il primo X-Men (diretto da Bryan Singer, che all’epoca era abbastanza un signor nessuno noto soprattutto per I Soliti Sospetti), i film di supereroi non esistevano. Se si escludono gli osceni Captain America del 1990 e The Fantastic Four (che in realtà non uscì mai, pur stabilendo già allora che i film sui Fantastici Quattro non ce la possono fare) del 1994, fino ad allora gli unici film ispirati a supereroi Marvel erano stati:

  • Howard the Duck (1986), con George Lucas produttore esecutivo, un film in realtà piuttosto orribile che però, grazie alla peculiarità del protagonista (che è un personaggio Marvel), ha ottenuto un seguito di culto;
  • The Punisher (in Italia il Vendicatore, pur essendo le avventure del personaggio già pubblicate come Punitore all’epoca) (1989), con Dolph Lundgren, sempre ispirato all’omonimo personaggio, che pur non essendo tecnicamente un supereroe fa sempre parte dell’universo Marvel;
  • Blade (1998), che è, finalmente, un tentativo riuscito di trasporre un fumetto Marvel sul grande schermo, che purtroppo però convincerà gli studi che produrranno film Marvel a mantenere i medesimi toni cupi e violenti, che qui funzionano molto bene ma in altri film (uno su tutti l’orrido Daredevil con Ben Affleck) no.

X-Men, subito dopo Blade, quindi, ha ridato speranza a Hollywood sul fare un pacco di soldi con i film di supereroi. Il film degli X-Men è stato prodotto dalla 20th Century Fox, che aveva acquistato i diritti cinematografici dalla Marvel già nel 1984: il film introduce moltissimi personaggi, ma si concentra essenzialmente su Wolverine (Hugh Jackman, qui al suo debutto assoluto a Hollywood; per il ruolo di Wolverine, all’inizio, avevano pensato addirittura a Bob Hoskins. In Marvel le sostanze psicotrope sono sempre state di ottima qualità), Rogue (Anna Paquin, che aveva vinto un Oscar come migliore attrice non protagonista a 11 anni per Lezioni di Piano nel 1993), il Professor Xavier (Patrick Stewart) e Magneto (Ian McKellen), che qui è il cattivo della storia. Il film fa un botto devastante, la Marvel piazza Grant Morrison su X-Men (la serie iniziata nel 1991, non Uncanny X-Men che è la serie storica), che diventa New X-Men e riporta gli X-Men ai livelli di vendite dei primi anni ’90.

Apocalypse 5
Xorn e Quentin Quire, due dei nuovi personaggi creati da Grant Morrison durante la sua run su New X-Men

Andato via Morrison, la dirigenza Marvel macella le sue trame visionarie cancellando praticamente tutte le cose interessanti che aveva fatto nel corso di due o tre anni. Ma questa è un’altra storia.
X2, l’inevitabile (e anche superiore) seguito, ispirato vagamente alle storie di Weapon X (sul passato di Wolverine) e la leggendaria Dio Ama, l’Uomo Uccide di Chris Claremont, uno dei più grandi scrittori degli X-Men, vede i mutanti più o meno allearsi contro il colonnello William Stryker. Anche qui, botto cosmico, e anche qui il film piace alla critica.
Poi Singer si mette a lavorare su Superman Returns, che non è poi ‘sta gran cosa, e la Marvel affida il terzo film a Matthew Vaughn (tenetelo a mente), che però abbandona, e quindi X-Men: the Last Stand viene affidato a Brett Ratner (il regista di Rush Hour: ecco, avete capito). La storia è ispirata alla Saga di  Fenice Nera, sempre di Claremont, e alla splendida “Gifted” di Joss Whedon (proprio lui, il creatore di Buffy e regista dei due Avengers) e John Cassaday, una delle migliori storie degli X-Men post-Morrison.
Purtroppo il film è una mezza ciofeca, dato che ci hanno buttato dentro ottocento milioni di cose, raffazzonando la storia, e pur facendo un sacco di soldi non convince la critica.
Siamo nel 2006, e ci vogliono tre anni perché Fox ricominci a lavorare con gli X-Men: lo fa con il tremendo X-Men Origins: Wolverine, un insulto all’artigliato mutante canadese che andrebbe decisamente dimenticato.
Nel 2011, però, Matthew Vaughn dirige l’ottimo prequel (che all’epoca sembrava essere “solo” un prequel della trilogia originale – tutto ha un senso, poi vi spiego) X-Men: First Class. James McAvoy (il signor Tumnus del primo film de Le Cronache di Narnia, nonché il protagonista di L’Ultimo Re di Scozia con Forest Whitaker) è un giovanissimo e capelluto Charles Xavier, Jennifer Lawrence è una giovanissima Mystique e Michael Fassbender un giovanissimo, eccezionale ed emozionante Magneto. La storia è essenzialmente quella della primissima storia di Uncanny X-Men di Lee e Kirby del 1963, solo che invece di una generica base missilistica il Club Infernale di Sebastian Shaw (Kevin Bacon) si inserisce nella crisi dei missili di Cuba del 1963, nientemeno.
Il film ha un discreto successo di pubblico, ma soprattutto di critica, per la prima volta da X2 nel 2003, il che spinge la Fox a ricontattare Singer per dirigere un sequel al prequel che si svolge nel futuro della trilogia originale ma anche nel futuro della nuova trilogia, riscrivendone la storia e quindi diventando un sequel del prequel che però non è più il prequel di niente, dato che di fatto annulla gli eventi dei primi tre film.
Potete rileggerlo una seconda volta, se non avete capito.
Nel frattempo esce Wolverine: L’immortale, che non è orrendo ma non è neanche un gran film, e viene dimenticato in fretta.
X-Men: Days of Future Past è ispirato all’omonima saga leggendaria a opera sempre di Claremont e John Byrne, lo stesso team della già menzionata saga di Fenice Nera. La trama, ipercompressa, è: Wolverine viene mandato indietro nel tempo per impedire che Mystique uccida Bolivar Trask (Peter Dinklage) causando la distruzione dei mutanti e ci riesce (anche se poi non è del tutto merito suo): la storia verrà dunque riscritta a partire da quel momento, quindi le scene finali del film sono una conseguenza delle storie con McAvoy e Fassbender e non di quelle con Stewart e McKellen (o almeno in parte è così). Confusi, vero? Non preoccupatevi, con Apocalypse tutto torna su strade più semplici.

Apocalypse 2
Deadpool zombie del futuro e Arcangelo, cavaliere di Apocalisse, nella meravigliosa Uncanny X-Force di Rick Remender

Prima di Apocalypse, però, esce Deadpool, film dedicato a uno dei personaggi più amati dell’universo mutante, un mercenario letale, con un fattore rigenerante più potente di quello di Wolverine, che dice un sacco di cazzate, e per quanto incredibile possa sembrare, il film è eccezionale. È stato amato dal pubblico generico, dai super-Marvel fan e anche dai critici: tutti l’hanno ritenuto abbastanza buono da perdonare alla Fox la versione di Deadpool presente nel primo film di Wolverine.

Fine dello spiegone™.

X-Men: Apocalypse vede il ritorno di Singer alla regia e di Simon Kinberg (che ha lavorato a First Class e Days of Future Past) alla sceneggiatura, e vede anche il ritorno degli X-Men di James McAvoy.
Il cattivo del film è Apocalisse (interpretato da un ottimo Oscar Isaac, il Poe Dameron del Risveglio della Forza), che qui è un mutante con il potere di trasferirsi da un corpo all’altro, che sfrutta questo potere per assorbire i poteri di altri mutanti (che si accumulano man mano che cambia corpo), o almeno è quello che si capisce dal film. Nei fumetti Apocalisse utilizza per i suoi malvagi scopi anche la tecnologia dei Celestiali, che qui però non ci possono essere perché non essendo strettamente legati al franchise degli X-Men la Fox non ne detiene i diritti (e infatti si vedono in Guardiani della Galassia prodotto dai Marvel Studios).
Apocalisse, come suggerisce il suo nome davvero antisgamo, vuole distruggere il mondo per ricostruirlo popolandolo solo con i più forti (ovvero i mutanti): per farlo, recluta tre persone a caso senza alcuna connessione con lui o con gli X-Men. Esatto, avete letto bene. Angelo, Tempesta e Psylocke sono tre tizi assolutamente random, che hanno anche bisogno che Apocalisse li potenzi per essere di una qualche utilità. E questa è la prima colpa di Kinberg e Singer: fare il reboot di due personaggi chiave dell’universo mutante come Tempesta e Angelo (che, va detto, era comunque già rovinato dalla caratterizzazione nella trilogia originale), e crearne uno ma fondamentale nei fumetti come Psylocke senza dare loro alcun approfondimento. Niente. E Magneto. Perché in qualche modo bisognava far sì che Apocalisse entrasse in contatto con gli X-Men.
Magneto che nel frattempo fa l’operaio in un’industria siderurgica in Polonia, si è sposato e ha avuto una figlia, ma poi si vede costretto a usare i suoi poteri per salvare un collega e qualcuno nella fabbrica lo denuncia alla polizia per questo (???), la polizia gli ammazza per sbaglio moglie e figlia con un’unica freccia (???) e lui macella i poliziotti senza pietà, per poi tornare alla fabbrica e macellare tutti, cosa che verrà convenientemente fatta da Apocalisse, perché ha davvero fretta di parlare con Magneto. Magneto che proprio in quel momento viene contattato da Xavier, e Apocalisse si rende conto della potenza di Xavier e lo rapisce portandolo in Egitto e usandolo per comunicare con l’intera umanità.

Apocalypse 3
Magneto che sbrocca di brutto nel penultimo arco narrativo su New X-Men di Morrison: “Planet X”

Dopodiché Magneto inizia ad estrarre tutto il metallo dal pianeta (??????), destabilizzandone i poli magnetici (non chiedete – vi giuro che nel fumetto da cui è tratta questa cosa, la splendida “Planet X” di sua santità Grant Morrison, ha molto più senso).
Arrivano gli X-Men e massacrano di botte Apocalisse

MA PRIMA

vengono rapiti dal neopromosso colonnello Stryker che dopo che l’esplosione di Cerebro, l’amplificatore per i poteri telepatici di Xavier, distrugge la casa di Xavier / la scuola per mutanti, e dopo che Quicksilver (che, si scopre in questo film, è il figlio di Magneto, come nei fumetti e diversamente dal pessimo Quicksilver che c’è nei film degli Avengers – che non può essere un mutante perché la Marvel non ha i diritti per mettere mutanti nei film) ha evitato che muoiano tutti con una scena uguale a quella di Days of Future Past, ma più lunga e decisamente più noiosa, nonostante “Sweet Dreams” degli Eurythmics, li porta nella base di Arma X dove si svolgeva il grosso dell’azione di X2, dove liberano Wolverine/Arma X, che così può dirigersi verso il sequel – pardon, le foreste canadesi, poi riescono a scappare

e massacrano di botte Apocalisse

MA PRIMA

Apocalisse suggerisce che le misteriose crisi telepatiche di Jean Grey sono il preludio a un sequel – no, scusate, sono causate dall’entità Fenice che la possiede. In tutto questo Apocalisse cerca di possedere Xavier, il che è il preludio a Onslaught, leggendaria saga degli anni ’90 in cui in Marvel erano passati dalla marijuana degli anni ’70 alla cocaina degli anni ’80 all’ecstasy, che hanno continuato a calarsi finchè non se n’è andato Grant Morrison nel 2003 – ma ovviamente questo lo intuiscono solo quelli che hanno letto i fumetti.
Siete stanchi?
È perfettamente comprensibile.
E non ho neanche menzionato gli ottocento nuovi personaggi senza la minima caratterizzazione che questo film ci fa conoscere! Ciclope, Jean Grey e Nightcrawler, i già menzionati Angelo, Tempesta e Psylocke, Calibano e Jubilee!

Apocalypse 4
Ciclope ed Emma Frost in “Gifted”, primo arco narrativo di Whedon e Cassaday su Astonishing X-Men

Purtroppo, a quanto pare, Bryan Singer è fisiologicamente incapace di concludere una trilogia cinematografica dedicata agli X-Men, anche quando è effettivamente lui a concluderla. Chiariamoci, X-Men: Apocalypse non è brutto, ma diciamo che si trova a metà strada tra il polpettone indigeribile di Batman V Superman e il capolavoro di Captain America: Civil War. Anche da superfan, ho trovato molto più divertente scervellarmi sulla provenienza dei vari momenti del film e sull’identificazione dei personaggi che non seguire la storia (oh, e c’è un poster dei Rush nella camera di Quicksilver), o meglio le storie: ed è proprio questo il problema. Ci sono almeno tre storie che si potevano sviluppare meglio in tre film separati: la storia che dovrebbe essere quella principale, ovvero X-Men contro Apocalisse, la storia che viene inserita a metà film per avere una scusa per piazzare lì del materiale che consenta alla storia di proseguire nel prossimo film di Wolverine, ovvero X-Men contro Arma X, e la storia della Scuola Xavier, con tutti gli studenti e le loro storie da adolescenti disagiati.
Se siete dei fan degli X-Men vale la pena andarlo a vedere – principalmente, come ho detto, per vedere quanti riferimenti al fumetto ci sono, altrimenti… provate a leggere i fumetti. Non ve ne pentirete.

 

[Come avrete notato, non ho usato immagini del film per questo articolo, preferendo prendere vignette da alcune delle mie storie preferite dei mutanti Marvel: questo sperando di incuriosirvi e di attirarvi nel magico mondo degli X-Men cartacei, editi in Italia da Panini Comics!]

 

Guglielmo De Monte
@BufoHypnoticus

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