La fortuna aiuta… Matteo Renzi!

Fonte: HuffingtonPost.it

Per avere successo nella vita spesso talento e determinazione non bastano. La fortuna infatti gioca un ruolo importante nel rendere i nostri sogni più fantasiosi delle solide realtà, i nostri progetti più ambiziosi dei capolavori e le nostre scelte più rischiose delle formidabili intuizioni. Che piaccia o meno, la buona sorte rappresenta una componente decisiva nelle nostre vite in maniera positiva o negativa.

Matteo Renzi è indubbiamente una persona di successo. Nel febbraio dello scorso anno a 39 anni e un mese è diventato il più giovane Presidente del Consiglio nella storia della Repubblica. La sua scalata verso Palazzo Chigi è stata sensazionale se si pensa che fino che fino a 10 anni prima non ricopriva nessuna carica pubblica. Nel 2004 infatti viene eletto presidente della provincia di Firenze  – una istituzione che lui stesso ha poi abolito, paradossale no?. 4 anni dopo, da outsider, vince le primarie del centrosinistra per la corsa a sindaco del capoluogo toscano e, nel giugno 2009, prende effettivamente possesso di Palazzo Vecchio. Nel frattempo si fa largo dentro il Partito Democratico – lui che di famiglia sarebbe democristiano – invocando la “rottamazione” della classe dirigente. Nonostante questo atteggiamento conflittuale, dopo aver dignitosamente perso le primarie del 2012, si impone in quelle del 2013, ottenendo la carica di segretario. Carica dalla quale comincia a mettere pressione all’allora premier Enrico Letta fino a costringerlo a rassegnare le dimissioni in suo favore. Una cavalcata semplicemente folgorante.
I talenti e la dedizione di Renzi sono altrettanto fuori discussione. L’ex boy scout cresciuto a Rignano sull’Arno è un comunicatore fenomenale, in grado di suscitare empatia in chi lo ascolta, e sicuramente possiede un notevole acume politico che gli permette di districarsi nelle situazioni più complicate, volgendole talvolta a proprio favore. Per quanto riguarda l’attitudine al lavoro, pare che Renzi sia avvezzo a svegliarsi all’alba e lavorare fino a tarda sera.
Tuttavia il marito di Agnese Landini è anche baciato da tempi non sospetti dalla dea bendata. Questa estate che è appena trascorsa ci ha fornito prove inconfutabili a proposito su 4 vicende: la lieve ripresa dell’economia italiana, la negoziazione sugli aiuti europei alla Grecia, l’emergenza immigrazione e la delegittimazione del sindaco Ignazio Marino a Roma.
 
Economia in crescita
 
Prescindendo dalle stime, che variano da istituzione a istituzione, da organizzazione ad organizzazione, da agenzia di rating ad agenzia di rating, sembra che il PIL italiano sia di nuovo in crescita, seppure debole. E sembra inoltre che possa continuare a crescere nel futuro prossimo in maniera più consistente, portando anche ad una diminuzione del rapporto con il debito, fondamentalmente la grande spada di Damocle del bilancio pubblico nazionale. Merito delle finanziarie del governo e degli sgravi fiscali che hanno reso più economico assumere lavoratori per le aziende? Oppure di congiunture internazionali favorevoli? La seconda opzione pare la più veritiera. Il quantitative easing deciso dal presidente della BCE Mario Draghi e il crollo delle quotazioni delle materie prime sono stati i due fattori chiave nel provocare questi timidi segnali di ripresa. Se Renzi può, almeno in minima parte, vantarsi di aver premuto per un’acquisto di titoli di stato da parte di Francoforte, il calo del prezzo delle materie prime è stato letteralmente una benedizione dal cielo (o per meglio dire da Washington) per un paese che importa in maniera massiccia gas e petrolio. Il premier ha comunque riportato la fiducia degli investitori e del mondo della finanza sull’Italia. Ma gli effetti di questa gigantesca operazione di marketing si sentiranno, forse, nel lungo termine.
 
 
La Grecia rimane nell’Euro
 
In quella stanza di Bruxelles in cui si discuteva della permanenza della Grecia nella moneta unica c’erano tre persone, oltre naturalmente ad Alexis Tsipras, che spingevano per tenere dentro Atene a tutti i costi. Una era Jean-Claude Juncker, presidente della commissione, il quale, da europeista di lungo corso, assolutamente non voleva passare alla storia come “quello che non ha impedito il fallimento dell’Euro”. La seconda era François Hollande, il presidente francese, particolarmente attivo in politica estera in questi anni, che intendeva porsi come mediatore tra i falchi del rigore del nord e del centro Europa e l’esecutivo ellenico, un po’ per principi e un po’ per protagonismo. La terza era appunto Matteo Renzi, che sosteneva la posizione apparentemente per inerzia e per spirito democristiano più che per reale convinzione. Noi tenderemo a scordarcelo ma le cose potevano prendere una piega diversa perché tutti gli altri commensali seduti a quel tavolo, stando a molteplici ricostruzioni, erano pronti ad abbandonare, almeno temporaneamente, la Grecia al suo destino. Ma non è andata così. La posizione del trio Juncker, Hollande, Renzi ha prevalso e convinto la Germania. È chiaro che dei tre quello che si è speso meno è stato il premier italiano ma alla fine anche lui ne è uscito clamorosamente vincitore.
L’immigrazione diventa una questione europea
 
 
L’Italia si lamentava da tempo di essere stata lasciata da sola nel fronteggiare gli sbarchi di migranti – senza far distinzione tra economici e richiedenti asilo – che arrivavano dalle coste libiche. Nel frattempo organizzava la costosa operazione “Mare Nostrum”, che, con tutti i suoi limiti, ha salvato molte vite umane. Quando però da Bruxelles è arrivato il via libera all’operazione comune “Triton”, Renzi ha festeggiato poiché le sue rimostranze erano state ascoltate. Peccato che quest’ultima missione fosse molto più circoscritta in termini di raggio d’azione ed efficacia rispetto a quella italiana. Insomma sembrava la più classica delle vittorie di Pirro. Poi quest’estate, alle porte del continente – e non solo quelle italiane – si sono affacciati una inverosimile moltitudine di profughi siriani, in fuga da una guerra civile che dura da troppo tempo verso la industriosa Germania e gli accoglienti paesi scandinavi. La questione è diventata per forza di cose europea e ora il sistema delle quote, che prima sembrava una proposta disperata del come al solito disorganizzato governo italiano, potrebbe diventare realtà. Merito della straziante foto di un bambino siriano trovato morto sulle coste della Turchia più che della persuasione e del peso politico di Matteo Renzi.
 
Ignazio Marino sulla graticola
Ignazio Marino non è mai piaciuto a Renzi e il sentimento è reciproco. Quando sul Campidoglio è piombato lo scandalo “Roma Capitale”, la poltrona dell’incolpevole sindaco è cominciata a scottare. L’ex chirurgo portava cattiva pubblicità al PD e al governo e quindi era diventato un problema. Così gli è stato affiancato il super-prefetto Franco Gabrielli, giusto per tenerlo un po’ sulle spine. Marino però di responsabilità, tanto nella faccenda che coinvolgeva criminali e appalti pubblici romani quanto nelle deplorevoli condizioni in cui versava la città eterna, ne aveva pochine e quindi poteva ancora camminare a testa alta. Poteva appunto. Perché mentre lui era in vacanza tra States e Caraibi – con tanto di foto false diffuse da alcuni media – si è celebrato in pompa magna il funerale del malavitoso Vittorio Casamonica nel centro di Roma. Il primo cittadino non è nemmeno riuscito a tornare in tempo per un’importante riunione sull’organizzazione del Giubileo, subendo l’ironia del toscano (guarda un po’) Gabrielli. Allo stato delle cose la credibilità di Marino è piuttosto compromessa, non solo a livello locale ma anche nazionale. Per la felicità di Matteo Renzi.
La fortuna, si suol dire, aiuta gli audaci. E il Presidente del Consiglio audace probabilmente lo è.
Certamente è davvero molto fortunato.
Valerio Vignoli
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