diritti ciclofattorini

La battaglia di Riders Union. Quali diritti per i ciclofattorini?

Era il 31 maggio scorso e veniva apposta, a Bologna, la firma sulla Carta dei diritti per i lavoratori che fanno le consegne a domicilio di cibo. Un documento che avanzava (e lo fa tutt’ora) richieste alle grandi aziende del settore per ottenere maggiori tutele assistenziali, per riconoscere a tutto campo la categoria di questi lavoratori della gig economy e superare il sistema di retribuzione a cottimo. L’iniziativa dei riders emiliani (Riders Union Bologna), è giunta fino al tavolo del vice presidente del consiglio e Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che in quell’occasione si era dichiarato disponibile ad incontrare i rappresentanti dei ciclofattorini e discutere della situazione. Da giugno a dicembre, però, tutto sembra essersi congelato, o quasi. Nel frattempo, un giovane di 19 anni, fattorino per Social Food, è morto a Bari mentre stava consegnando le pizze.

firma carta diritti riders

Glovo acquista Foodora: tutti licenziati?

La piattaforma spagnola Glovo, nel frattempo, sta per completare l’acquisto della tedesca Foodora, e in Italia si assisterà con tutta probabilità ad un primo licenziamento collettivo nella storia dei rider.  Quando la chiusura della società Foodora a seguito della fusione sarà effettiva, per circa 2mila fattorini verrà interrotto il contratto di lavoro. Glovo, infatti, non ha nessun vincolo nei confronti dei riders e non intende riassorbili, al massimo potranno fare domanda per essere assunti da loro, come ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano: Glovo “non porrà limitazioni se vorranno candidarsi per entrare a fare parte della sua flotta; ma se saranno assunti avverrà alle sue condizioni

Foodora prevede, infatti, per i suoi lavoratori un co.co.co., un contratto in cui vengono definiti come “collaboratori coordinati e continuativi” anche detti lavoratori parasubordinati, perché rappresentano una categoria intermedia fra il lavoro autonomo ed il lavoro dipendente. I fattorini operano, infatti, in piena autonomia, escluso ogni vincolo di subordinazione, ma nel quadro di un rapporto unitario e continuativo con il committente. Non sono però conteggiati nell’organico della società e questo comporta che, quando un’azienda passa da una società ad un’altra, quest’ultima non è obbligata a farsene carico, perché le tutele dell’occupazione sono assicurate soltanto a chi è formalmente dipendente.

Il punto, in questo caso, è che si tratta anche una questione di diritti. Attraverso la formula del co.co.co., infatti, Foodora riconosce un minimo di tutele previdenziali e assicurative ai riders, e la piattaforma offre delle condizioni di mercato migliori rispetto ad altre aziende del settore, con retribuzioni che non variano in base al ranking, il meccanismo di un algoritmo reputazionale per “chi consegna di più finisce per essere più premiato” e che incentiva quindi la pratica del cottimo, utilizzato dalla maggior parte delle piattaforme di consegna del cibo.

Le richieste dei riders

Se Foodora poteva rappresentare una buona pratica, con l’acquisizione da parte di Glovo si torna punto e a capo. Le richieste dei riders restano le stesse: l’implementazione delle tutele dei ciclo fattorini, a cominciare dalla contrattualizzazione “con contratti di collaborazione coordinata e continuativa che prevedono copertura assicurativa Inail in caso di infortunio sul lavoro, della quale le aziende si faranno interamente carico, e tutele Inps“.

E ancora: “assicurazione integrativa per la copertura di eventuali danni a terzi; compenso equo ed adeguato, con una base oraria, e una componente variabile in relazione al numero di consegne; informazione continua sulle tematiche relative alla sicurezza sul lavoro e sul rispetto del codice della strada. Infine, fornitura di dispositivi per la sicurezza individuale ed agevolazioni per il mantenimento dei mezzi utilizzati e nessun algoritmo reputazionale o ranking”.

Il tavolo delle trattative

riders di maio

Riders Union non molla, tanto che, l’8 novembre i ciclo fattorini bolognesi, si sono recati al Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico in qualità di rappresentanti autonomi dei lavoratori per il tavolo con governo ed aziende. I riders di Bologna hanno dichiarato su Facebook che “le aziende, con un notevole e dannoso ritardo, non solo non sono state in grado di giungere ad un accordo tra di loro, ma soltanto all’ultimo hanno fatto pervenire le loro proposte, sabotando la possibilità di una discussione sul merito delle questioni in campo.

Tre sono state le loro proposte:

  • My Menù insieme con una cordata di imprese italiane più piccole, ha proposto una quota minima orario di 7 euro lordi;
  • Assodelivery, l’associazione datoriale che riunisce tutte le grandi multinazionali (Glovo-Foodora, Deliveroo, Just Eat, Uber Eats), invece, ha richiesto, a partire dai contratti autonomi, incentivi fiscali ed un’estensione delle tutele a spese dei contribuenti;
  • Domino’s Pizza, infine, ha presentato l’idea di un contratto che preveda la subordinazione, seppur in un modello organizzativo differente dalle altre piattaforme.

Le proposte non giungono ad una soluzione, per di più senza la partecipazione dei riders ad una discussione sul merito degli argomenti affrontati. I minimi sindacali avanzati dalle aziende non soddisfano di certo le tutele ritenute necessarie dai fattorini per una equiparazione reale al ruolo di lavoro a cui si dedicano.

Un passo avanti però è stato fatto, il 26 novembre si è tenuta presso una sala del comune di Bologna, la prima assemblea sindacale retribuita dei ciclofattorini. Riders Union affida ancora una volta a Facebook un commento a caldo:“si tratta di un grande successo per Riders Union Bologna. Grazie alla Carta dei diritti conquistata dopo mesi di lotte, e di cui continuiamo a chiedere l’applicazione integrale, per la prima volta nella storia del nostro paese i riders strappano il diritto all’assemblea retribuita dentro un’organizzazione del lavoro che non vorrebbe riconoscerli come lavoratori a tutti gli effetti. Un primo piccolo grande passo è stato fatto e non ci fermeremo qua”.

I lavoratori impiegati nel campo della gig economy vogliono risposte, sicurezza e stabilità. Da nord a sud, le richieste e le speranze condivise dalle varie associazioni dei riders, non accettano risposte a senso unico come quelle pervenute dalla discussione al tavolo con governo e aziende. Riders Union Bologna si sfoga così: “i nostri turni continuano ad essere sfiancanti e molte volte anche pericolosi. La politica di guadagno di diverse piattaforme costringe i fattorini ad arrivare fino a zone estremamente periferiche della città, raggiungibili solo attraverso strade ad alta percorrenza, spesso con fenomeni atmosferici avversi, dove ad essere a rischio è la nostra stessa incolumità”, messa ancor più a repentaglio dalle condizioni atmosferiche invernali che, tra pioggia e neve, rendono le strade un luogo di lavoro più pericoloso e che richiede, almeno, delle garanzie. I riders sono lavoratori e, come tali, dovrebbero essere riconosciuti e tutelati poiché i diritti non dovrebbero attivarsi solo di quando in quando.

 

Lorenzo Chiriatti*

[Tutte le fotografie sono tratte dalla pagina Facebook di Riders Union Bologna.]

Questo articolo è parte del Project Work che Lorenzo, studente del corso di laurea in Scienze politiche, relazioni internazionali, diritti umani dell’Università degli Studi di Padova, sta svolgendo presso la redazione di The Bottom Up. 

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