Riders: lo sfruttamento è finito, forse

“È finito il tempo delle promesse elettorali e delle passerelle mediatiche sulle spalle dei precari come noi”, hanno annunciato i ciclofattorini di Riders Union pochi giorni dopo aver sottoscritto la prima “Carta dei Diritti dei Lavoratori Digitali” in tutta Europa. Un primo passo, al quale è seguito l’incontro a Roma lo scorso 4 giugno con il neoministro del lavoro Luigi Di Maio e la firma di un altro documento, la “Carta dei Valori del food delivery”. La prima “Carta dei Diritti” firmata a Bologna è arrivata al termine di un percorso condiviso tra i rappresentanti dei riders, amministrazione comunale, sindacati confederali e aziende di food delivery, e che il gruppo dei ciclofattorini bolognesi sperava, da una parte, si potesse estendere ad altre città, e dall’altra, che potesse portare a un ampliamento delle tutele e delle garanzie con essa conquistate. Nell’attesa, i lavoratori avevano anche manifestato l’intenzione di operare azioni di boicottaggio nei confronti delle aziende restie ad aderire agli accordi, perché a presentarsi sotto le Due Torri erano state solo Sgnam e Mymenu (della società Meal srl), che rappresentano circa 300 lavoratori, mentre mancavano le grandi piattaforme Deliveroo, Glovo, JustEat e Foodora.

La situazione è cambiata un mese dopo, il 29 giugno, quando a Milano la “Carta dei Valori del food delivery” è stata firmata dalle più importanti aziende del settore, tra le quali anche Foodora. A differenza del codice bolognese, in questo caso si tratta piuttosto di una garanzia di impegno in vista del nuovo incontro di lunedì 2 luglio con il Ministro Luigi Di Maio.

La contrattazione sulla gig economy

Mentre è tutt’ora in corso la contrattazione a livello locale per realizzare i principi della carta, attraverso un accordo attuativo con le compagnie che lo hanno firmato, Sgnam-Mymenu, l’apertura di un tavolo nazionale ha cambiato lo scenario. Potenzialmente le tutele contenute nella Carta bolognese potrebbero essere ampliate e superate in questa fase che sembra proseguire con dinamicità, almeno secondo l’orientamento del governo e l’agire del ministro del Lavoro Di Maio, impegnato al tavolo di discussine tra aziende, rider e sindacati, al quale siederanno anche quegli attori che a Bologna non avevano accettato di partecipare. Se sarà raggiunto un accordo legislativo a questo tavolo, potrebbe acquisire solidità l’ipotesi di dotarsi a livello locale di altri strumenti normativi che obbligherebbero anche le piattaforme più restie ad accettare le tutele e le regole richieste dai lavoratori.

Inizialmente, durante la conference call, il ministro del Lavoro aveva reso palese la volontà di fornire una proposta di decreto legge in maniera più dettagliata, scenario che ha provocato una drastica presa di posizione delle aziende, che in un primo momento avevano minacciato di lasciare l’Italia nel caso in cui un testo di legge simile fosse stato approvato. Da un’ipotesi di modifica dell’articolo 2094 del codice civile, che avrebbe potuto estendere i criteri del lavoro subordinato al lavoro digitale, riconoscendo tutele assicurative e previdenziali, ferie, salario minimo orario e diritto alla rappresentanza sindacale, il Governo e le aziende hanno quindi optato per partecipare al tavolo di trattativa per costruire insieme un nuovo modello di contratto. Di Maio aveva però specificato che qualora non si fosse trovato un accordo su una seri di punti cardine (dall’iscrizione a Inps e Inail a ferie, riposo, rimborso spese per la manutenzione dei mezzi e compenso minimo), avrebbe ripreso la strada del decreto legge. Il Ministro non aveva nemmeno escluso di poter arrivare a un contratto nazionale di regolamentazione della gig economy. Ma a tre giorni dall’incontro del 2 luglio con riders e Governo, le piattaforme Foodora, Foodracers, Moovenda e Prestofood hanno appunto presentato alla Fiera del Lavoro di Milano la prima “Carta dei Valori del food delivery” che sia la base per il confronto.

Un ulteriore passo avanti era arrivato dalla regione Lazio, dove la Giunta regionale ha varato una proposta di legge frutto di un periodo di consultazioni con aziende, ciclofattorini e sindacati. I contenuti della proposta mirano a garantire la tutela della salute e della sicurezza del lavoratore, quella assistenziale e previdenziale, promuovendo lo sviluppo responsabile dell’economia digitale, così come dichiarato dal presidente della Regione Nicola Zingaretti e dall’assessore al Lavoro e Nuovi Diritti, Claudio Di Berardino. Il percorso per arrivare alla legge è stato avviato circa un mese fa e ha visto non solo gli incontri con le parti ma anche la possibilità di seguire on-line il dibattito e di fare proposte. Se fosse approvata, i ciclofattorini che lavorano per le piattaforme digitali delle consegne a domicilio a Roma e nel Lazio potrebbero godere a fine anno di una legge regionale che stabilisce il divieto del cottimo, pur non riconoscendo il loro lavoro nel campo della subordinazione.

riders
Campagna di boicottaggio a Londra

Le azioni di boicottaggio

Alcuni colossi delle consegne a domicilio avevano ignorato la “Carta dei Diritti” firmata dal Comune di Bologna con i rappresentanti dei riders, portando addirittura l’amministrazione a parlare di azioni di “boicottaggio” in nome dei diritti dei lavoratori del food delivery. Boicottaggio che potrebbero operare non solo i cittadini ma direttamente i commercianti, motivo per cui i vertici di Ascom Bologna hanno incontrato l’assessore al Commercio, Marco Lombardo, e hanno promesso di intervenire. A boicottare i vari Foodora, Glovo, Just Eat e tutti quelli che non hanno aderito al protocollo, come ha invitato a fare il sindaco Virginio Merola, potrebbero non essere quindi solo i clienti, ma anche ristoranti, pizzerie ed esercizi commerciali che si avvalgono del servizio di consegna a domicilio.
Ascom si è impegnata a promuovere la carta dei diritti dei riders anche tra i propri associati, invitandoli a verificare se le aziende con cui collaborano hanno aderito o meno al patto voluto da Palazzo D’Accursio. Se così non fosse, l’appello è di rivolgersi solo alle piattaforme che hanno sottoscritto l’impegno, in modo da garantire adeguate tutele ai propri lavoratori: equo compenso orario, diritto di non scendere in strada in caso di condizioni meteo proibitive e obbligo di assicurazione, per citare i punti cardine del testo firmato il 31 maggio.

La sentenza

La sentenza del tribunale di Torino aveva stabilito l’11 aprile scorso che sei ciclofattorini di Foodora, licenziati a seguito delle proteste, non sono lavoratori subordinati. Il Tribunale ha affermato infatti che non avevano l’obbligo di effettuare la prestazione lavorativa e non erano sottoposti al potere direttivo e organizzativo del datore di lavoro, che tuttavia sostiene di non avere esaminato le complesse problematiche della cosiddetta gig economy. L’oggetto del ricorso, presentato dagli avvocati Sergio Bonetto e Giulia Druetta, era l’accertamento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dei riders. Non solo i giudici hanno escluso un simile rapporto, ma hanno negato la più generale subordinazione, l’unico modo per avere accesso alle tutele lavorative in Italia. I fattorini di Foodora restano collaboratori coordinati e continuativi, sospesi tra subordinazione e autonomia. Il giuslavorista Federico Martelloni, docente di Diritto del lavoro all’Università di Bologna e consigliere comunale di Coalizione civica, ha contestato in un’intervista l’interpretazione dei giudici, sostienendo che sia rilevante per inquadrare il problema dei riders e dei lavoratori digitali. Potrebbero – sostiene – essere riconosciuti come collaboratori etero-organizzati e in questo modo godrebbero delle tutele assicurate ai prestatori di lavoro subordinato, dei diritti minimi fondamentali, a cominciare da un salario minimo uguale per tutti.

Lorenzo Chiriatti

Questo articolo è parte del Project Work che Lorenzo, studente del corso di laurea in Scienze politiche, relazioni internazionali, diritti umani dell’Università degli Studi di Padova, sta svolgendo presso la redazione di The Bottom Up. 

È in parte frutto di un’intervista a Maurilio Pirone, membro di Union Riders, che ringraziamo per la disponibilità.

L’immagine in evidenza è stata pubblicata su Facebook dal gruppo Riders Union Bologna

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