Il Palermo di Zamparini: 15 anni attraverso i suoi capitani

Come fai a raccogliere le fila di una vecchia vita?

(Frodo ne Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re, P. Jackson, 2003)

Vincenzo Sicignano, Lamberto Zauli

«Un giorno, a Trieste, Baldini mi disse: ‘Vede quei due? Con loro non andiamo da nessun parte’. I due erano Toni e Zauli». (Zamparini sul nuovo attacco del Palermo, 2004)

Nel 2002 la voce si sollevò unanime in città: «Chi è questo friulano che compra il Palermo?» e l’attenzione si focalizzò su tre luoghi comuni: 1) Venezia; 2) Alvaro Recoba; 3) quello che urla al Processo di Biscardi. Zamparini arrivò a Palermo accolto da diverse perplessità, subito smentite dalle promesse e dai giocatori portati con sé dalla squadra lagunare. Fece noleggiare un pullman su cui caricò ben 12 giocatori del Venezia in direzione Longarone, per aggregarli al ritiro della squadra palermitana: Maniero, Morrone, Di Napoli, Santana, Conteh, Rossi, Bilica, Modesto, Lai, Marasco, Ongfiang e Soligo. Vi furono notevoli cambiamenti rispetto alla gestione societaria della famiglia Sensi, riguardo ai quali Giovanni Di Marzio ha dichiarato: «Forse la gente non ha idea dell’organizzazione societaria che era riuscito a impostare Zamparini. Ha organizzato una società di altissimo livello in una città bellissima. Quattro o cinque fisioterapisti, due dottori, due team manager, paga puntuale». Il vero capitano di quel Palermo, trait d’union tra vecchio e nuovo, fu Vincenzo “Vicè” Sicignano: attuale preparatore dei portieri della squadra e secondo portiere del “Palermo dei picciotti” nella stagione 1995/96, una squadra la cui formazione molti in città ripassano ancora a memoria (era composta soprattutto da giovani palermitani promossi in prima squadra dalla Primavera). Arrivati al 2002, il livello d’aspettativa dei tifosi riguardo alla qualità in campo era piuttosto basso. Il picco di questa veniva forse raggiunto da elementi come Christian La Grotteria, meteora argentina col vizietto del tunnel rimasta nel cuore della curva. La prima stagione in B fu dunque di assestamento. Il vero colpo di Zamparini arrivò nel 2003: Francesco Guidolin. Veneto dal carattere schivo e tenace scalatore dello Zoncolan, avrà per sempre un rapporto speciale con Palermo e i suoi tifosi. Lui che non si lasciava mai tradire dall’emozione, si ritroverà letteralmente a fare dei salti di gioia in panchina. Alla promozione in A la città fu un carnevale per settimane. Uno dei giocatori più rappresentativi di quella squadra fu sicuramente Lamberto Zauli. Lo “Zidane della B” era un ragazzo dinoccolato, apparentemente poco armonioso, ma con grande fantasia nel servire i compagni e nel fare giocate di classe purissima. La sua miglior dote era un’invidiabile intelligenza.

Fonte: Youtube.com

Insieme a lui c’erano Ciccio Brienza e Luca Toni a completare il tridente offensivo. Il centravanti proveniva da un’esperienza importante a Brescia e si passava la palla in squadra con Pep Guardiola e Roberto Baggio (due nomi a caso), e, per ben 50 volte in due anni, segnò il tabellino dei marcatori. La sua cessione alla Fiorentina inaugurò un fastidioso paradigma per i tifosi palermitani: gli attaccanti ceduti dal Palermo diventano improvvisamente dei campioni. Così come capiterà per Cavani al Napoli (del tutto migliorato in finalizzazione dopo la cessione), prima di lui proprio Luca Toni diverrà un dribblatore d’area alla Fiorentina di Prandelli (si diceva che il mister gli avesse imposto i palleggi con la pallina da tennis). Se servito nel modo giusto, Toni la metteva dentro: cosa che a Palermo avvenne spesso, grazie alle geometrie di un altro grande capitano, il Genio Corini.

Eugenio Corini

«Io non volevo chiudere con Corini. Avevamo tutto il tempo per metterci intorno a un tavolo a discutere. Per prendere questa decisione avrebbe potuto anche chiamarmi. È un giocatore di 37 anni e non rappresenta il futuro del Palermo». (Zamparini sull’addio di Corini, 2007)

 Con la partenza di Zauli, la fascia spettò di diritto all’uomo con più carisma ed esperienza, Eugenio Corini. La mole di preparazione tattica fornita da Mr. Guidolin rimarrà per molti anni nel dna della squadra: cambieranno gli allenatori e anche gli interpreti, ma la squadra renderà al meglio soltanto con un tipo di gioco al Barbera, intenso, offensivo, attento e preciso. Fuori casa invece era tutta un’altra storia. La formula viene rodata a partire dalla già citata bravura di Guidolin nella preparazione di ogni singola partita e farà la fortuna delle partite casalinghe fino a Delio Rossi, passando per Ballardini. Un 4312 con regista e trequartista:

  1. Imprevedibilità del trequartista e inserimenti fino all’area piccola grazie al movimento delle punte; ruolo interpretato alla perfezione da Simplicio prima e Pastore poi;
  2. Un regista dai piedi buoni e non necessariamente un fulmine di guerra. Corini fu l’interprete migliore di questo ruolo ma, successivamente, il degno erede (in fatto di gioco e non di carisma) ne fu Liverani;
  3. Terzini come veri motori dell’azione offensiva con gambe e fiato da vendere;
  4. Passaggi rigorosamente di prima o massimo a due tocchi.

Queste caratteristiche, insieme al calore del tifo, renderanno il Barbera uno degli stadi fortino della serie A per diversi anni, tanto che Del Piero lo eleggerà come uno dei campi più faticosi insieme a Marassi.

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Fonte: Mediagol.it

 

I simboli del Guidolin II e III (2006/07) furono sicuramente il brasiliano Amauri e i vari Bresciano, Di Michele, Barzagli, Cavani e Alberto ‘Nonno volante’ Fontana. Si ricorda un episodio in particolare, legato ad Amauri, probabilmente la prima punta più incisiva che si ricordi dell’era Zamparini: una mezza rovesciata contro il Livorno (3-0), che prestò il fianco per un coro dalla curva Nord che fece tremare tutto lo stadio nel sentirlo scandire (forse per la prima volta in un secolo di storia): «sa-lu-ta-te la ca-po-lista!». Il Palermo era primo in classifica a pari punti con l’Inter alla 10^giornata. L’attaccante rosanero fece davvero il fenomeno in quella stagione, con numeri di classe.

Fonte: Youtube.com

La carica si esaurì purtroppo quando il ginocchio del brasiliano fece crack e la squadra subì una fase calante. Ma l’avvenimento più sentito in città dell’era Corini fu il ritorno, dopo 43 anni, del derby contro il Catania in Serie A. Radicato in antiche rivalità culturali oltre che calcistiche, la competizione tra le due città è sentitissima. Al di là della cronaca (ricordate Raciti?), a far parlare dovevano essere gli scarpini dei giocatori in campo e si ricordano varie imprese, come il gol da centrocampo dell’ex Palermo Mascara (in uno 0-4 pesantissimo per i rosa, 2009) o la tripletta di Pastore al Barbera (3-1, 2010). Uno degli episodi più commoventi dal punto di vista umano accadde nel derby alla Favorita nel 2006 (5-3): dopo una papera clamorosa di Agliardi, Corini chiamò tutti a raccolta per andare ad abbracciarlo. Un’altra delle skills del Genio era la grande umanità, senza dubbio.

Andrea Barzagli, Fabio Liverani

«Vedendo Burdisso e questo Barzagli ringrazio Santa Rosalia, che evidentemente veglia su questa squadra». (Zamparini sull’acquisto di Burdisso soffiato al Palermo dall’Inter).

«Liverani stia zitto perchè i contratti si rinnovano quando lo dico io. Intanto vediamo se è ancora un giocatore oppure se è diventato ormai vecchietto e poi casomai glielo rinnoveremo» (Zamparini sul rinnovo di Liverani, 2010).

 Il Palermo consacrò i suoi investimenti portando ben 4 giocatori al mondiale vinto in Germania dalla nazionale italiana (Grosso, Barzagli, Barone, Zaccardo). Due di loro (Grosso e Zaccardo) riuscirono persino a segnare: il primo in semifinale e in finale, l’altro nella porta sbagliata, ma tant’è. Dopo l’addio di Corini nel 2007, la fascia da capitano fu indossata da Barzagli e Liverani. Il primo era già un muro, probabilmente il centrale difensivo più completo passato da Palermo, nonostante in città si sia rimasti legati anche alle chiusure di Kjaer e al carisma di Morris Carrozzieri. La squadra confermò le ambizioni europee (e a tal proposito, il Palermo riuscì a fare la sua bella figura nel vecchio continente, raggiungendo persino gli ottavi di finale contro lo Schalke 04 nel 2005/06). Nella stagione 2007/08 le premesse erano ottime: Amauri rientrava dall’infortunio, un uruguaiano snello di nome Cavani sembrava avesse le qualità per fare il fenomeno e, in più, Zamparini aveva fatto un grande regalo: Fabrizio Miccoli. I quotidiani sportivi si sbizzarrirono, ribattezzando il trio d’attacco della squadra come “AMiCa”: Amauri-Miccoli-Cavani. Il vero problema della stagione sarà una pianificazione errata del mercato a centrocampo: Corini non verrà sostituito adeguatamente e mancherà un vero regista nel reparto (l’unico che proverà a fare il regista sarà Roberto Guana, ma con pochi risultati, nonostante il grande impegno).

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Fonte: Mediagol.it

 

Senza regista il Palermo va in grosse difficoltà. Colantuono provò a rimediare elaborando un 442 e schierando persino Cavani esterno di centrocampo. Durante un allenamento al Tenente Onorato di Boccadifalco, Colantuono fece notare la pericolosità delle “pallette” messe in mezzo all’area da un giocatore esperto della Fiorentina di nome Fabio Liverani. Il Mister stava sgridando i suoi e rimpiangeva il vuoto lasciato da Corini in mezzo al campo. Un vuoto che poi, ironia della sorte, sarebbe stato riempito proprio da Liverani un anno dopo. Ma Colantuono avrebbe presto ceduto la panchina a Ballardini.

Fabrizio Miccoli

«È uno stupidotto che frequentava malavitosi, non mafiosi. Non essendo molto intelligente si è lasciato andare a delle frasi su Falcone per le quali gli avrei dato tre anni di galera».

Intercettazioni telefoniche registravano il capitano del Palermo dire «vediamoci sotto l’albero di quel fango di Falcone» al figlio del boss di Cosa Nostra Antonio Lauricella. La presa di posizione del Presidente fu diplomatica e necessaria, ma probabilmente soccorse le sue idee, sempre abbastanza chiare, nei confronti di tutti quei giocatori considerati “vecchietti” e con un ingaggio oneroso; le stesse perplessità sul connubio età-prestazioni erano già arrivate infatti nei confronti di Corini, Zauli, Fontana, Liverani, Maresca e Gilardino in passato.

All’arrivo, l’attesa per Miccoli era tanta e i tifosi non rimasero delusi: 81 gol e miglior realizzatore della storia del Palermo.

Fonte: Youtube.com

Il Romario del Salento fu protagonista di grandi partite e grandi giocate. Su tutte si ricordano anche gli scambi con Amauri, la tripletta all’Inter e la sua migliore stagione in termini reaizzativi (16 gol). La partita che sancì il suo sacrificio per la maglia fu quella contro la Sampdoria valida per la Champions (2010). Stadio tutto esaurito, sole a splendere sulla città e coreografia magistrale: c’erano tutti gli ingredienti per un lieto fine. Ma non andò così. Miccoli segnò il rigore dell’1-1 zoppicando per un doloroso infortunio e Budan fallì il 2-1 all’84’, sbagliando uno dei più facili colpi di testa e catapultando il popolo palermitano nella dura realtà: bello sognare, ma abbiamo soltanto scherzato. A molti il colpo di testa di Budan ricordò quello di Farias, meteora argentina che riuscì a sbagliare il classico gol alla «questo lo segno pure io».

Fonte: Youtube.com

Questo fu il periodo in cui probabilmente il Palermo espresse al meglio le proprie qualità, grazie a giocatori come Pastore e Cavani, Balzaretti, Migliaccio, e sicuramente, alla mentalità fornita dall’allenatore Delio Rossi. Il tutto coadiuvato egregiamente dal ds Sabatini. La partita più rappresentativa dell’era Miccoli fu la finale di Coppa Italia persa contro l’Inter per 3-1. Un evento che unì tutti i tifosi, anche quelli occasionali. Si presentarono all’Olimpico in 40.000, una vera ondata rosa che colorò la capitale. I mezzi di trasporto per arrivare lì furono i più disparati: nave, viaggi di 20h in pullman o in auto tra andata e ritorno, aerei non solo da Palermo a Roma, ma anche in fantasiose combinazioni low cost come Palermo-Madrid e Madrid-Roma. La cosa importante era vedere la terza finale di Coppa Italia del Palermo, dopo le due mai dimenticate, poiché perse immeritatamente: contro il Bologna nel ’74 e contro la Juventus nel ‘79. La partita in sé riservò parecchie conferme sulla qualità della squadra, poiché il gioco di Rossi riuscì a mettere in seria difficoltà l’Inter di Leonardo che tuttavia vinse con il cinismo e le qualità individuali dei propri giocatori, su tutti Snejider ed Eto’o (3-1). Zamparini definì i nerazzuri con il simpatico epiteto di “banda bassotti”.

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Fonte: Sky Sport

 

Da quell’apice cominciò la discesa. La squadra venne smantellata dei suoi elementi cardine: allenatore, ds, uomini spogliatoio e giocatori di qualità (Delio Rossi, Sirigu, Pastore, Nocerino, Cassani, Liverani). Si consoliderà una strategia di mercato che durerà fino a tempi recenti, con uno sguardo verso i Paesi dell’est Europa (Slovenia, Bulgaria e Ungheria). Subentreranno alla consulenza di Zamparini diversi elementi quali gli ex calciatori Mijatovic e Simic (quest’ultimo, dopo poco più di un mese di attività, si è detto felice di aver consigliato a Zamparini di vendere la società), ma anche altri nomi come Curkovic (procuratore che fa da consulente a un Presidente, generando un evidente conflitto d’interesse – dubbio recentemente sollevato da Igor Budan) o Lemic, con i suoi contatti a livello europeo e con Abramovich. Insomma, un vero e proprio vento dell’Est ha soffiato su Palermo, proveniente però da quel mondo contingente al gioco del pallone, popolato da procuratori, consulenti e professionisti legati in un modo o nell’altro al calcio; un’area professionale che si fa sempre fatica a decifrare, sia per via delle innumerevoli figure che lo compongono, sia per le tipologie di lavoro in sé, spesso volutamente lontane dalla stampa e sulle quali non si è ancora approfondito abbastanza in Italia.

Barreto, Sorrentino, Vazquez, Dybala, Rispoli

«Barreto via? Sarà facilissimo rimpiazzarlo» (Zamparini sullo svincolo di Barreto, 2015)

«Vazquez? è stato svenduto» (Zamparini dopo la cessione di Vazquez al Siviglia, 2016)

«Juve, non gonfiare i muscoli con Dybala come hai fatto con Del Piero!» (Zamparini dopo la cessione di Dybala alla Juventus, 2015)

«Rispoli leader? Magari ne avessimo uno. Per ora siamo un’accozzaglia di giocatori» (Zamparini sulla fascia di capitano a Rispoli, 2016).

Edgar Barreto indossò la fascia da capitano, inaugurando un periodo non felice, ma soprattutto aumentando la velocità di un valzer, molto famoso in tutta Italia: il valzer degli allenatori di Zamparini. Con un numero complessivo di 35 allenatori cambiati sulla panchina del Palermo, detiene anche il primato di 8 cambi nella stessa stagione (2015/16: Iachini, Ballardini, Viviani, Bosi, Tedesco, Schelotto, Bosi II, Iachini, Novellino e Ballardini). Vístosi in crescente difficoltà nella costruzione dell’impianto sportivo in città, Zamparini nel 2012 fece un annuncio shock: il Palermo verrà venduto agli sceicchi. Ennesima boutade del vulcanico Presidente? Sembrò di no, poiché vi furono conferenza stampa, foto e dichiarazioni degli stessi imprenditori sauditi, che promisero investimenti per ben 5 miliardi di euro e un Palermo da Scudetto e Champions (in fatto di dichiarazioni mirabolanti soltanto Walter Zenga aveva promesso tanto, all’inizio della sua avventura sulla panchina della squadra nel 2009).

Fonte: Mediagol.it

La trattativa però sfumò, lasciando l’amaro in bocca ai tifosi palermitani, che vedevano già la squadra come il Manchester City d’Italia. Le prestazioni di quegli anni furono altalenanti sul piano del rendimento, complici investimenti sbagliati e mancanza di continuità nel fornire un’identità alla squadra (a causa dei frequenti cambi in panchina). I giocatori con più talento furono ancora dei sudamericani, ossia Dybala e Vazquez. I due tennero a galla il Palermo per due anni in serie A, dopo la retrocessione in B del 2013. Zamparini decise di puntare sull’allenatore Giuseppe Iachini; questi fece bene in termini di gioco, impostando la difesa a 3, puntando su un centrocampo muscolare e sull’imprevedibilità delle punte. Tuttavia ciò non bastò a gettare le basi per un reinvestimento in una rosa di valore: Dybala e Vazquez vennero venduti per cifre irrisorie rispetto al loro reale valore e il patron rosanero non riuscì a far cassa.

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Fonte: FourFourTwo.com

 

Le ultime due stagioni sono l’esempio lampante di una società che ha pianificato poco e male il mercato, ritrovandosi con un piede in serie B. Ai tifosi non resta che sperare in un futuro migliore, ricordandosi di ciò che in quindici anni ha fatto il Zamparini che, nonostante gli evidenti difetti, è riuscito a regalare alla città una squadra ammazza grandi. Adesso tutto questo è storia. Quello che verrà dopo è affidato alla cordata angloamericana di Paul Baccaglini. I tifosi possono stare tranquilli: si è tatuato lo stemma del Palermo sul costato.

Daniele Barresi

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