La violenza sulle donne, arma dell’ISIS contro le yazide

Il femminicidio è parte essenziale nel genocidio. In ogni genocidio. Questo è quanto emerso dalla Conferenza Internazionale sulle donne yazidi che si è svolta l’11 e il 12 marzo a Bielefeld, in Germania.

Quasi nessuno aveva sentito parlare degli yazidi prima del 2014, quando la comunità che vive sulle montagne dello Shengal, nel nord dell’Iraq, fu brutalmente massacrata dallo Stato Islamico. Quello che maggiormente scioccò le persone in tutto il mondo fu il livello di violenza nei confronti delle donne: mentre infatti gli uomini venivano uccisi subito sul posto, le donne erano stuprate, torturate, brutalizzate, fatte schiave e vendute come schiave sessuali. Lo scorso dicembre, il Parlamento Europeo ha assegnato il Premio Sacharov per la libertà di pensiero a Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar, due giovani donne yazidi che sono riuscite a scappare dai loro rapitori dell’IS, per essersi spese nell’aiutare le altre donne vittime di violenza. La conferenza di Bielenfeld ha posto l’accento, in particolare, su alcuni aspetti che riguardano il genocidio degli yazidi: etici, politici, storici, psicologici. Ad ogni modo, la focalizzazione è stata posta sulla prospettiva femminile.

La diretta connessione tra genocidio e femminicidio è stata sottolineata dai convenuti. Il dottor Hanush Horanissyan, ricercatore all’Istituto di Studi orientali dell’Accademia nazionale in Armenia, che ha fatto riferimento ai passati genocidi di armeni, assiri, kurdi ed ebrei, ha detto: “Quello che hanno in comune i genocidi, è che la violenza sessuale è usata come un inevitabile sottoprodotto della guerra o come un’arma”.

Vania Martins, una psicologa che ha trattato in terapia donne vittime di violenza, ha spiegato che le donne sono le vittime preferite nei genocidi “perché sono coloro che in qualche modo organizzano gli aspetti della vita sociale”, quindi eliminarle è il modo migliore per distruggere una comunità. Inoltre, ha aggiunto, stuprare le donne umilia gli uomini ed disonora le donne, così la comunità stessa le rinnega. Nel caso dell’IS, lo stupro è usato come uno strumento di reclutamento: ai candidati che vogliono unirsi al gruppo viene promesso che faranno sesso con le donne delle popolazioni che conquisteranno.

Ci sono stati momenti di grande emozione e commozione, durante la conferenza, quando alcune donne yazidi hanno raccontato le loro esperienze.

Una ragazza yazidi di 16 anni, che è riuscita a scappare dalla sua prigionia dopo sei mesi, ha descritto la sua storia di orrori e schiavitù. Ha perso suo padre e suo fratello ed è stata venduta, stuprata, torturata e picchiata dai suoi rapitori. La sua testimonianza ha fatto parte di una sessione dedicata al trauma di donne e ragazze sopravvissute ai massacri e su come superare lo choc. Come ha spiegato la psicoterapeuta Ulrike Held, lavorare insieme nei movimenti femminili per far emergere e crescere la consapevolezza del massacro degli yazidi, è un modo per superare il trauma. Un altro può essere unirsi alle milizie dello Shengal.

Daye Bihar, fondatrice dello Shengal Women’s Council e membra del Movimento per la libertà delle donne yazidi, ha parlato in videoconferenza perché non ha potuto ottenere un visto per venire in Europa. È stata accolta da un lungo applauso delle convenute al grido di “Lunga vita alla resistenza nello Shengal”. Bihar ha parlato per oltre un’ora descrivendo gli orrori del massacro, come il caso di una donna costretta ad abbandonare il figlio a causa della sua disabilità o il ritrovamento di corpi di donne stuprate e poi uccise, oppure  la donna che si è buttata da una rupe per non cadere nelle mani dell’IS.

Bihar ha poi aggiunto che le fratture all’interno dell’attuale movimento kurdo stanno minando la fragile sensazione di sicurezza stabilitasi recentemente nella regione.

L’ex membra del Parlamento Europeo, Feleknas  Uca, ora rappresentante del partito HDP nel parlamento turco, nonché discendente degli yazidi, ha chiesto di garantire uno stato autonomo per lo Shengal, che, come  altre regioni irachene contestate, come Kirkuk or Maxmur, non appartiene nè all’amministrazione kurda né a quella di Baghdad. Dal suo punto di vista, questo rende l’area particolarmente vulnerabile agli attacchi: “Se lo Shengal avesse avuto un suo status – ha detto – loro sarebbero stati in grado di difendersi e non ci sarebbero stati massacri”. Poi ha sottolineato come 3.000 donne yazidi sono nelle mani dell’IS, non solo in Iraq e Siria, ma anche in altri paesi arabi, dove vengono vendute come schiave sessuali.

Selene Verri (trad.Milena Nebbia)

Articolo originariamente pubblicato con il titolo Understanding ISIL’s sexual attacks against the Yadizis su EuroNews.

Nell’immagine di copertina, Nadia Murad Basee Taha in uno scatto pubblicato su voanews.

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