La preoccupante deriva autoritaria della Polonia

Il crollo che le fondamenta democratiche della Polonia stanno registrando in questi ultimi giorni sembra coronare la strategia autoritaria ed aggressiva costruita dal governo di Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, PiS), il partito nazional-conservatore guidato da Jarosław Kaczinski. Le elezioni politiche del 25 ottobre 2015, le quali hanno visto l’affermazione schiacciante di PiS, hanno dato il via libera al progetto che la nuova dirigenza conservatrice aveva da tempo in mente: utilizzare toni allarmanti ed aggressivi, toccando tasti sensibili e al centro delle preoccupazioni dell’opinione pubblica e avviare un progetto di riforme politiche volte ad una “orbanizzazione” di quella che è senza dubbio la potenza regionale più forte ed influente in Europa centro-orientale, ovviamente dopo la Russia. Si, perché il modello che Viktor Orban ha creato nel suo laboratorio ungherse, ovvero la trasformazione di una democrazia ancora giovane in un sistema illiberale e semi-autoritario, attraverso lo smantellamento dell’equilibrio tra poteri politici e il controllo di settori chiave quali quello economico e delle comunicazioni, è sempre stato visto dalla nuova classe dirigente polacca come il vero centro di gravità permanente verso il quale volgere. “Portare Budapest a Varsavia” è stato fin da subito il mantra che ha spinto la formazione di destra ad una strategia improntata spregiudicatamente all’attacco.

La corte costituzionale è stata subito l’oggetto delle mire dell’Esecutivo, con la revoca di cinque giudici che erano stati nominati dal precedente governo centrista di Piattaforma Civica (Platforma Obywatelska, PO), e sostituiti con giuristi considerati più lealisti nei confronti della nuova linea politica, provocando proteste e manifestazioni anti-governative e la dura presa di posizione delle Istituzioni europee. A seguire a ruota è arrivata qualche giorno fa la la nuova legge avallata dal presidente della Repubblica e fedelissimo di Kaczinski, Andrzej Duda, la quale di fatto pone sotto il controllo conservatore i media pubblici, accusati dallo stesso Capo dello Stato di fornire un sistema di informazione schierato a sinistra e imparziale. Il nuovo sistema da questo momento permetterà a Diritto e Giustizia di esercitare un’influenza notevolissima, se non addirittura un controllo ferreo, sulle emittenti televisive e radio pubbliche, con i dirigenti che da ora in poi potranno essere nominati e rimossi non più dal Consiglio nazionale delle Emittenti, ma direttamente dal Ministero dell’Economia. I media nazionali rischiano ora di trasformarsi in un mero megafono al servizio della propaganda governativa, nonostante il presidente Duda abbia dichiarato che ora il servizio di informazioni garantirà notizie più obbiettive e super partes.

Ha quasi dell’incredibile il fatto che la Polonia stia subendo una pericolosa trasformazione ad opera di un partito portavoce del tradizionalismo cattolico dei più intransigenti, di una forte inclinazione xenofoba e rigettante qualsiasi prospettiva di accoglienza del diverso (come dimostra l’avversione dello stesso Kaczinski per rifugiati e persone di fede musulmana). Varsavia è stata sicuramente il paese post-comunista ad ottenere i migliori benefici dalla disgregazione del blocco socialista. L’integrazione europea e nella NATO hanno rappresentato per il paese la rampa di lancio verso un forte periodo di sviluppo economico, favorito dagli investimenti provenienti dai capitali stranieri e soprattutto dalla massiccia erogazione di fondi strutturali dell’Unione Europea. In particolare, Piattaforma Civica, partito dell’ex primo ministro ed attuale presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, aveva contribuito tra il 2007 e il 2014 alla crescita del PIL polacco, attraverso la creazione di un sistema economico altamente competitivo e attraente.

Il voltafaccia operato da PiS nella strategia europeista polacca, quanto mai ora in dubbio, fa assomigliare Varsavia in una specie di amante che prima ha sedotto l’Unione Europea, per poi successivamente abbandonarla e addirittura andarle contro. La vittoria di Kaczinski e dei suoi fedelissimi si è basato sul ricorso ad una forte identità nazionale da difendere contro i flussi migratori e dalla sempre verde minaccia russa. Inoltre i sentimenti anti-europei sono andati di pari passo con i tradizionali sentimenti anti-tedeschi, rianimati dal populismo di PiS dopo essere stati sepolti momentaneamente dal precedente esecutivo di PO. “L’Europa tedesca” descritta come una minaccia diretta alla nazione polacca dal populismo polacco è andata di pari passo all’invito che gli esponenti del nuovo governo hanno rivolto a personalità politiche provenienti dalla Germania di ricordarsi sempre dei crimini nazisti commessi in Polonia durante l’occupazione nel secondo conflitto mondiale, prima di muovere critiche agli affari interni nazionali. Favorito dal voto degli elettori, Diritto e Giustizia ha tutto l’interesse nel portare al termine il suo percorso di riforme nel minor tempo possibile, come ha affermato Timothy Garton Ash, paragonando Kaczinski al Macbeth di Shakespeare. Nonostante una crescita del PIL del 3,5%, forse ha proprio ragione Eszter Zalan  ad affermare che per vincere un’elezione la memoria corta degli elettori è sempre un punto sulla quale giocare pesante. I sentimenti irrazionali basati sulla paura sono sempre un’ottima garanzia di successo.

Annunci

2 pensieri su “La preoccupante deriva autoritaria della Polonia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...