Oltre Quarto

Le indagini del Pubblico Ministero napoletano Henry John Woodcook relative ai sospetti di infiltrazione mafiosa all’interno della maggioranza Cinque Stelle del comune di Quarto sono in continua evoluzione, ed altrettanto può dirsi dei risvolti politici conseguenti.
Varie intercettazioni infatti suggerirebbero un legame tra Giovanni De Robbio, il più votato tra i consiglieri grillini, e il clan camorrista dei Polverino, secondo le più classiche dinamiche di voto di scambio.
Mentre il suddetto è già stato espulso dal Movimento, rimane in bilico la posizione della Sindaco Rosa Capuozzo, alla quale ancora non sono stati contestati illeciti quanto piuttosto comportamenti ad oggi definiti “poco lineari”.
Dopo i silenzi iniziali del Blog e del Direttorio – e, a fidarsi delle ricostruzioni giornalistiche, addirittura gli attestati di solidarietà da parte di esponenti di spicco come Roberto Fico – nella serata di domenica è arrivato l’invito alle dimissioni, al momento respinto dalla Sindaco.
Un passo indietro, per inciso, era già stato richiesto persino dal vicino Fatto Quotidiano o da Roberto Saviano (che da qualche tempo pare dilettarsi nel chiedere le dimissioni di chiunque), il quale pure aveva gioito alle vittorie del M5S a Quarto, Gela e Augusta, in quanto segnali del superamento della vecchia politica macchiata dal voto di scambio.

Molti commentatori hanno sottolineato come l’affaire Quarto possa infliggere un primo inedito colpo alla “orgogliosa differenza” del Movimento rispetto a tutti gli altri partiti.

Eppure, nonostante questa vicenda giudiziaria sia soltanto l’ultima di una serie di impasse – decisamente meno gravi – in cui sono incappati i Cinque Stelle, i sondaggi non hanno rilevato alcun genere di contraccolpo in termini di consenso.
Le prime ricerche del nuovo anno confermano infatti un trend in crescita: i dati Ixè del 7 gennaio attribuiscono al M5S il 26%, mentre IPR due giorni prima stimava il 29%. Se, infine, si tenesse oggi un ipotetico ballottaggio, il Movimento prevarrebbe nei confronti del PD.

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L’articolo del FT nella sua versione online

Non sembra aver influito, ad esempio, la traduzione creativa dell’articolo del Financial Times dedicato al Movimento e al suo leader in fieri Luigi Di Maio, appositamente corretta ed interpretata al fine di sancire la raggiunta maturità e il meritato riconoscimento internazionale. Un po’ ingenuo pensare che nessuno se ne sarebbe accorto: in fondo bastava soltanto masticare un po’ di inglese.

Né sembrano aver pesato le nuove espulsioni avvenute poco prima di Capodanno. Destinatari la senatrice marchigiana Serenella Fuksia e il Sindaco di Gela Domenico Messineo. Colpa della prima la tardiva rendicontazione del proprio stipendio, del secondo non essersi tagliato lo stipendio e non aver rispettato i principi di comportamento assunti con la candidatura. Così su entrambi é calata la giustizia della “corte marziale dei bit” (parole di Messineo), e mentre il numero di parlamentari pentastellati cacciati è salito a 37, il Sindaco della località siciliana (come oggi la collega di Quarto) resiste.

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Lo strano certificato che attesta la vittoria di Patrizia Bedori alle primarie milanesi.

Infine, hanno suscitato tante polemiche ma pochi effetti le procedure di selezione dei candidati sindaci nelle principali città italiane, alquanto lontane dai fondamenti della democrazia diretta della rete.
A Torino 250 grandi elettori hanno acclamato Chiara Appendino, profilo interessante e con buone chance qualora costringesse Fassino al ballottaggio, nel disappunto dell’altro papabile, Vittorio Bertola.
A Milano Patrizia Bedori ha vinto, con 74 voti in tutto, primarie non propriamente partecipate.
A Bologna è stato di fatto imposto Massimo Bugani, a fronte della richiesta dei militanti locali di primarie aperte; Lorenzo Andraghetti, che si era proposto come sfidante di Bugani, è stato espulso dal Movimento.
A Napoli e soprattutto a Roma, dove, all’indomani delle dimissioni di Ignazio Marino, il vento sembrava soffiare forte a favore, non sono ancora stati individuati candidati.

Questo breve elenco di contraddizioni delle ultime settimane può essere giudicato in maniera più o meno severa, ma nessuna sembra aver provocato smottamenti in termini di popolarità.
Certo, è vero che i sondaggi tendono solitamente a sovrastimare leggermente le opposizioni, specie in un contesto di crisi economica e di malessere sociale.
Certo, è vero che il governo stesso, almeno indirettamente, ci sta mettendo del suo: terminata da tempo la tradizionale luna di miele con gli elettori, lo scontento (giustificato o meno che lo si giudichi) è aumentato, specie tra le fila di componenti della società tradizionalmente favorevoli al centro-sinistra, toccati dalle riforme volute dal Premier.

Ma è altrettanto vera una semplice considerazione: metodi di selezione delle candidature, espulsioni, traduzioni avventurose, sono cose da nulla, divertissment per addetti ai lavori.
Chi ha scelto e continua a scegliere il Movimento 5 Stelle, lo fa perché questo rappresenta la più totale opposizione possibile all’establishment politico tradizionale e alle sue logiche, percepite come distanti dai problemi della gente comune, quando non incomprensibili o truffaldine.
Di fronte al credito guadagnato dal Movimento, o al discredito accumulato dalle sue alternative che non si chiamino “astensione”, difficile che interessino più di tanto candidature calate dal’alto o gestione opaca del blog.

Ma vicende come quelle di Quarto, specie se ripetute (cosa che nessuno si augura), rischiano di inceppare un meccanismo di costruzione del consenso finora fenomenale, basato appunto sull’orgogliosa diversità.
Un meccanismo potente e pericoloso, come già discusso qualche mese fa: il consenso porta vittorie, e le vittorie portano all’istituzionalizzazione, a fare i conti con la realpolitik, all’ingresso nel sistema.
Questa rischiosissima transizione sembra ancora costituire il vero pericolo, molto più delle espulsioni, delle traduzioni ingannevoli, delle candidature dall’alto. Molto più di Quarto.

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2 pensieri su “Oltre Quarto

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