Parigi Sciences Po università occupazione

“Ni Macron Ni Le Pen”: le università parigine vengono occupate in segno di protesta

PARIGI – A una settimana dal secondo turno delle elezioni presidenziali francesi, che si terrà domenica 24 aprile, i giovani della capitale manifestano e bloccano le università. Mercoledì 13 aprile, a mezzogiorno, qualche centinaio di studenti (tra universitari e liceali) hanno forzato le entrate dell’anfiteatro Oury dell’università Paris 1 Panthéon-Sorbonne, dove è stata tenuta un’assemblea generale. Lo scopo era organizzare una risposta critica alla scelta obbligata tra i due candidati del secondo turno: Macron, presidente uscente, candidato de LaREM, e Le Pen, candidata RN. La decisione è stata quella di occupare l’edificio. La stessa scelta è arrivata qualche ora dopo alla Sorbonne Paris 4, facoltà di Lettere e Scienze Umane: dopo una manifestazione nella corte d’onore della Sorbonne, un centinaio di persone ha occupato i locali universitari. Altri blocages hanno avuto luogo anche all’École Normale Supérieure (ENS), nel campus Jourdan, all’Université Paris 8 e in un edificio dell’università Sciences Po.

Altre università parigine, invece, in vista delle manifestazioni hanno sospeso le lezioni in funzione preventiva, così da evitare il rischio di occupazione. Tra queste, l’università di  Paris-Nanterre, che venerdì 15 aprile ha chiuso i propri edifici al fine di “proteggere la nostra comunità universitaria”. In un’email l’università specifica come queste misure non siano volte a impedire “i dibattiti democratici sulle questioni dell’elezione presidenziale”, e ha assicurato lo svolgimento dell’Assemblea Generale studentesca spostandola nel prato davanti al campus.

Mercoledì 13 Aprile: l’occupazione di Paris 4 

A Paris 4,  facoltà di Lettere e Scienze Umane, dopo aver bloccato gli ingressi ai locali universitari, i giovani, a viso coperto, hanno appeso striscioni in segno di protesta. Dal secondo piano sventolano le parole “Sorbonne Occupée”, “Ni Le Pen ni Macron” e “La Révolution est devoir”. Sui muri, diversi graffiti indicano che nel quartiere universitario non c’è spazio per il fascismo. Tutti e quattro i lati dell’edificio imponente erano sotto controllo degli occupanti. I corsi sono stati sospesi, così come l’accesso alla biblioteca. Alle 19 le porte erano ancora chiuse e numerosi ragazzi erano ancora all’interno, mentre altri portavano bevande e cibo, in parte consegnate attraverso le grate delle finestre del piano terra, in parte inviate ai piani superiori in cestini e scatole appositamente calati dall’alto. L’occupazione degli studenti prende vita, come si legge sui fogli incollati alle finestre, per opporsi alla scelta obbligatoria del secondo turno delle elezioni “tra oligarchi e fascisti”. Lo stesso messaggio viene lanciato dalla manifestazione tenutasi il giorno successivo in Place de la Sorbonne.

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Foto di Veronica Gennari

Giovedì 14 aprile: “Ni Macron ni Le Pen”, l’alternativa è la mobilitazione

Giovedì mattina Place de la Sorbonne è stata circondata da un cordone di poliziotti in divisa antisommossa. Mentre gli occupanti lanciavano sedie, fogli e libri dai piani alti dell’università, le forze dell’ordine chiudevano la piazza su tutti e quattro i lati, accerchiando le persone che manifestavano all’esterno. Davanti a una manifestazione di piazza pacifica, ci sono state alcune azioni violente da parte della polizia, che ha respinto i presenti con gas lacrimogeni. La situazione si è distesa un paio di ore dopo, intorno alle ore 14, quando le persone hanno lasciato la piazza.

La manifestazione era eterogenea, composta in gran parte da studenti di Paris 4, ma anche da studenti di altre università e da persone che non appartengono all’ambito universitario. Dai numerosi megafoni presenti sulla piazza, i manifestanti dicono a gran voce di non volere “Ni Macron Ni Le Pen”. Uno studente di storia medievale al secondo anno di master prende la parola. Rispetto al 2017, dice, studenti, lavoratori e migranti hanno trovato una terza via, diversa dal voto a Macron o a Le Pen: la mobilitazione. I cori “siamo tutti antifascisti” e “nessun fascista nel quartiere, nessun quartiere per i fascisti”, sono generalmente indirizzati al fatto che ancora una volta il secondo turno delle presidenziali si giochi tra Macron e Le Pen e che, a differenza del 2017, esista la reale possibilità che la candidata di RN vinca il ballottaggio.

“Ni Macron ni Le Pen non è una chiamata all’astensionismo”, spiega un ragazzo prendendo la parola al megafono. “E’ una chiamata alla grève générale, allo sciopero, alla rivoluzione.” Le preoccupazioni dei manifestanti sono soprattutto legate al mondo universitario di cui fanno parte, ma si iscrivono in un più grande contesto di critica. La rivolta è, su più ampia scala, contro il fascismo, il razzismo, la selezione elitaria e la perdita di rilievo delle proposte ambientali all’interno dei programmi dei candidati.

Foto di Veronica Gennari

Nel frattempo, nel 7imo arrondissement, circa 150 studenti, secondo le stime di Le Parisien, hanno bloccato gli accessi di uno degli edifici principali di Sciences Po (Grande école francese dove lo stesso Macron ha studiato). Qui, in prima mattinata, i manifestanti si sono riuniti per sbarrare gli ingressi della sede universitaria in rue Saint Guillaume 27, ammassando bidoni della spazzatura, transenne e un divano davanti alle porte. Sugli striscioni appesi ai cancelli si leggevano slogan simili a quelli proclamati alla Sorbonne- “No all’estremismo”, “Femministe antifasciste” – e accanto ad essi era stata affissa una bandiera dell’Anti Fascist Action, collettivo antifascista internazionale di estrema sinistra, conosciuto in Italia con il nome di Antifa. Alle ore 10 decine di poliziotti erano già stati dispiegati per bloccare la circolazione nelle vie adiacenti e monitorare gli sviluppi della manifestazione ancora in corso a Sciences Po, terminata nel pomeriggio in seguito a uno scontro tra bloquants e militanti di gruppi di destra, come comunicato dall’associazione SOS Racisme-Sciences Po: Cocarde étudiante, Action française e Union nationale inter-universitaire (UNI). Alle ore 17 in rue saint Guillaume gli unici segni rimasti della protesta erano le numerose parole scritte sull’asfalto col gesso. Tra queste una promessa: “la lotta continua”. 

La fine dell’occupazione

Nella notte tra giovedì e venerdì, dopo 30 ore di occupazione, gli studenti hanno liberato gli accessi di Paris 1 Panthéon-Sorbonne e Paris 4. Paris 1 resterà chiusa fino al 24 aprile, per rimediare ai danni fatti. Lo stesso provvedimento è stato preso da Paris 4. Nelle università si parla di vetri rotti, libri rovinati, tags sui muri, mobili, sedie e banchi danneggiati. A Sciences Po invece, le lezioni sono riprese normalmente venerdì mattina, dato che il blocage era terminato senza danni evidenti all’edificio.

Perché hanno occupato

A Paris 4, la manifestazione, in quanto mobilitazione degli studenti della prima università pubblica di Francia (Sorbonne, n.d.r), è nata di sinistra. I manifestanti hanno protestato contro la destra, soprattutto contro Le Pen, più conservatrice del suo avversario, etichettata come “fascista”. Accanto ai cori antifascisti, si è urlato contro la privatizzazione delle università e l’aumento dei criteri di selettività nell’educazione pubblica. Sono provvedimenti che i manifestanti temono vengano messi in atto nel caso della rielezione di Macron, vista la sua concezione imprenditoriale dell’educazione nazionale, basata sull’autonomia degli istituti scolastici, la retribuzione meritocratica e la mappa scolastica ridisegnata, come scrive il giornale francese Libération in un articolo del 16 aprile.

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Foto di Veronica Gennari

Le rivendicazioni studentesche avanzate da Sciences Po sono pressoché le stesse rivendicazioni sostenute davanti alla Sorbonne. “La nostra mobilitazione”, si legge nel volantino distribuito dai protestanti, “vuole mettere in luce l’inosservanza e l’occultamento delle sfide attuali da parte dei due programmi”. Ponendosi criticamente verso i due candidati alle presidenziali, gli universitari hanno affermato il rifiuto della “possibilità dell’ultra-liberalismo e del fascismo al termine del secondo turno”, indicando fra i principali fattori che li spingono a reagire “la non rappresentazione delle nostre rivendicazioni e il mettere in pericolo i nostri diritti, la preoccupazione per il nostro futuro, così come le violenze razziali, sessiste e sessuali, classiste, anti-LGBTQI, onnipresenti nella campagna presidenziale e nei programmi dei due candidati”. Sono le ultime frasi del volantino ad esprimere il vero senso che la protesta ha assunto per gli studenti: “Non essendo rappresentat* nel dibattito democratico”, sostengono, “è fondamentale attingere a questa cultura di lotta al fine di farci sentire nel dibattito pubblico”.

Fuori da Parigi 

Oltre alle occupazioni universitarie di Parigi, molti movimenti giovanili e sindacati studenteschi hanno continuato a organizzare raduni contro l’estrema destra in tutta la Francia. Il collettivo “La Marche des Solidarités” (iniziatore della campagna antirazzista riconosciuta da 410 associazioni) ha organizzato manifestazioni su tutto il territorio nazionale. Secondo il ministero dell’Interno, 13.600 persone si sono mobilitate in più di 50 manifestazioni nelle regioni e 9.200 a Parigi, mentre gli organizzatori sostengono che ci sono stati quasi 40.000 partecipanti a Parigi e 150.000 persone in tutta la Francia, come riporta France 24. Nella capitale, l’appuntamento è stato sabato 16 aprile alle ore 14 alla stazione metropolitana Nation, da dove è partita un grande corteo antifascista e antirazzista, diretto a République. Adesivi e scritte contro l’estrema destra, come “l’estrema destra nemica delle persone LGBT+” e “Svegliamoci, lei (riferito a Marine Le Pen, n.d.r.) può davvero vincere”, si mischiano ai cartelloni degli studenti: “facoltà aperte per i figli dei lavoratori”, “studiare è un diritto, non un privilegio” e “università senza frontiere”.

Veronica Gennari e Lia Foschi

Fonte foto di copertina: Lia Foschi/The Bottom Up

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