mappa palestre popolari bologna

TPO, Vag61, XM24: mappa dello sport popolare a Bologna

Una mappa delle palestre popolari di Bologna, raccontate attraverso le loro storie, nei principi dell’antirazzismo, antisessismo e antifascismo di cui si fanno portavoce.

Polisportiva TPO – Lame

palestra popolare TPO bologna

È il Teatro Polivalente Occupato, meglio conosciuto con il suo acronimo TPO, ad ospitare una delle storiche palestre popolari della città. L’idea nacque durante la seconda occupazione, quella di viale Lenin, successiva al primo sgombero dei locali all’Accademia delle Belle Arti del 2000. Gli ampi spazi dell’ex fabbrica, il fermento culturale, il desiderio di esprimersi attraverso il linguaggio del corpo, di promuovere il diritto allo sport e abbattere gli stereotipi che segnano numerose discipline: tutto questo mise in moto i primi corsi di pugilato e autodifesa; associati comunemente a un’etica violenta e fascista, questi sport nascono in realtà dal basso, dal movimento operaio. I primi esperimenti andarono avanti per tre anni, poi anche viale Lenin fu sgombrato e il centro si trasferì nell’attuale sede di via Casarini. A questo punto si trattava di ricominciare letteralmente da capo. La palestra si aprì dunque a molte altre attività, trasformandosi in una vera e propria polisportiva. Pugilato, muay thai, tessuti aerei, yoga, danza afro e danza contact: non importa quanto possano essere distanti tra loro, ciò che conta è che ognuna di queste pratiche risponda ai principi dell’antifascismo, antisessismo e antirazzismo.

C’è poi il calcio, rappresentato dalla squadra degli “Hic sunt leones”, nata nel 2011 durante l’edizione dei mondiali antirazzisti tenutasi a Bosco Albergati. Tra le varie battaglie portate avanti dalla HSL c’è stata quella contro l’abolizione dei comma 11 e 11bis dell’articolo 40 delle Norme Organizzative Interne della FIGC. Secondo la vecchia normativa infatti, i calciatori di cittadinanza non italiana, residenti in Italia, di età superiore ai 16 anni e che volessero tesserarsi per società appartenenti alla Lega Nazionale Dilettanti, non avrebbero dovuto essersi mai tesserati in precedenza per altre Federazioni estere. In ogni caso, per potersi poi iscrivere avrebbero dovuto consegnare certificato di residenza anagrafica attestante la residenza in Italia da almeno dodici mesi e permesso di soggiorno, se extracomunitari. Il nome assegnato alla campagna era “Gioco anch’io” e fu portata avanti per mesi dall’intera rete “sport alla rovescia”. Alla fine, i due comma furono cancellati. Per questo oggi alla palestra popolare del TPO nessuno vi chiederà un documento particolare per potervi iscrivere, nessuno pretenderà di controllare un permesso di soggiorno, perché nessuna barriera burocratica o istituzionale deve ostacolare il proprio diritto alla salute, all’educazione e alla convivenza sociale. La palestra è ovviamente autogestita e autofinanziata con costi di iscrizione bassissimi, altro principio fondante di ogni palestra popolare.  

Per chi volesse approfondire l’argomento, è d’obbligo suggerire la lettura di due libri: Il pugilato per tutti e tutte. Storia, filosofia e istruzioni pratiche per la boxe nelle palestre popolari e Pugni e socialismo. Storia popolare della boxe a Cuba, scritti proprio da uno degli insegnanti e pugili del TPO, Giuni Ligabue.

La “Palestrina” popolare – Cirenaica

palestra popolare vag61

Capita spesso che, in situazioni di difficoltà, le palestre diventino rifugio per sfollati, ma è un caso unico quello che ha permesso allo scantinato di un dormitorio pubblico, il “Beltrame” di via Sabatucci, di trasformarsi in una palestra. La “Palestrina” popolare è nata nel 2012 grazie al sostegno di un’ampia rete di associazioni attive nel quartiere Cirenaica –  tra le quali Oltre, Fucine Vulcaniche, Sensiesegni, Universo, Naufragi, Avvocato di strada, Acqauablu e Vag61  e si è velocemente radicata nel tessuto sociale cittadino. Come in tutte le palestre popolari, non esistono barriere all’accesso e alla fruizione delle attività organizzate; al contrario, l’obiettivo è mantenere vivo uno spazio dove lo sport sia un’opportunità per molti e non un lusso per pochi.

La Cirenaica rappresenta il luogo ideale dove sviluppare un progetto come quello della “Palestrina” popolare, viste le forti reti associative e lo spirito solidale (è lo stesso quartiere bolognese dove, ormai da sei anni, viene organizzata la Festa Multietnica) che anima l’area. I ragazzi del centro sociale Vag61, realtà attiva da più di 10 anni nel rione, spiegano come la relazione con cittadini ed associazioni sia influenzata dal rapporto con il condominio Bel(le)trame, dove si trovano gli spazi adibiti a palestra. “In particolare abbiamo sempre voluto dimostrare come i dormitori non siano semplicemente i punti in cui rinchiudere esperienze di marginalità e povertà senza ritorno bensì luoghi di incontro, di scoperta e di riappropriazione dei tempi della propria vita. Tuttavia, non ci limitiamo solo alla dinamica di quartiere, infatti veniamo spesso contattati da varie strutture di accoglienza della città per sapere se i loro ospiti possono usufruire dei servizi della palestra”.

In soli quattro anni, la “Palestrina” è cresciuta molto, oggi vi si pratica muay thai, boxe, yoga, grappling e teatro. Fabio Le Piane, del Vag61, spiega che “le palestre popolari fanno parte di quei luoghi in cui tutti gli strati sociali della popolazione possono finalmente incontrarsi: dallo studente fuori sede al lavoratore precario, da chi vive in un dormitorio a chi è arrivato in Italia come migrante. Lo sport diventa così il pretesto per conoscersi, mischiarsi ed abbattere quelle barriere a cui la politica e la società contemporanee ci hanno purtroppo abituati”. Proprio così si concretizza il fine di aggregazione sociale e di creazione di una comunità solidale svolto dalle palestre popolari: “Non contano età, censo, professione o provenienza ma solo la voglia di allenarsi in compagnia e di riconoscersi in una comunità che si riconosce nei valori dell’antisessismo, dell’antirazzismo e dell’antifascismo”.

Non si tratta di un impegno solamente formale, ma di un orientamento quotidiano delle proprie azioni ed iniziative. “Non esiste una pratica unica con cui si realizza l’antifascismo, spiega ancora Fabio Le Piane, Significa lavorare contro qualunque forma di sessismo e di razzismo e, più in generale, contro ogni forma di divisione e di guerra fra poveri. Ma, non di meno, realizzare una palestra popolare antifascista è anche dimostrare che una palestra popolare può competere agonisticamente e senza paura con le palestre “commerciali”. Significa dimostrare che lo sport fallocentrico e machista non solo non è superiore, ma è del tutto inferiore allo sport corale e solidale proprio delle palestre popolari.”

La Palestrina Libera e Antifa Boxe Teófilo Stevenson – Bolognina

“Cosa sono 5 milioni di dollari in confronto all’amore di 8 milioni di cubani?”
Teófilo Stevenson

palestra popolare teofilo stevenson

Forse lo sport popolare per eccellenza è il pugilato, o almeno così ce l’ha presentato una vasta filmografia. Certo, non tutti saranno Rocky Balboa (proletario italoamericano che prendeva a pugni le carcasse della macelleria dove lavorava affinché la carne frollasse meglio) soprattutto perché l’obiettivo è un altro. Non si tratta di diventare delle star planetarie come nel film di Stallone e di raggiungere fama e successo. Tutt’altro: la boxe popolare per com’è intesa oggi nasce dal basso per restarci, se così si può dire. Quello che spinge ragazze e ragazzi a infilare i guantoni è l’amore per lo sport e in alcuni casi anche la fedeltà verso alcuni principi dai quali non si prescinde. In questi casi, quando la politica entra dentro le palestre per proporre un modello alternativo, nascono realtà come quella dell’Antifa Boxe Teófilo Stevenson.

“La palestra nasce a novembre 2014 all’interno dello spazio autogestito XM24 a Bologna dalla passione per il pugilato di alcuni compagni che hanno deciso di dar vita a questo progetto” racconta Alessandro Danè “Con l’aggiungersi di nuovi atleti e con l’entrata nel circuito nazionale delle palestra popolari, nel febbraio 2015 viene inaugurata ufficialmente la palestra”.
Il nome è chiaramente un omaggio alla figura di Teófilo Stevenson, pugile cubano che tenne fede per per tutta la sua vita alla scelta di combattere solo in ambito dilettantistico e non accettare mai la carriera professionista, tra cui un’offerta di 5 milioni di dollari per combattere negli USA, nemico della Revolución.

Secondo Danè, la boxe è spesso superficialmente vista come uno sport violento, a causa di una visione distorta proveniente dal neofascismo, che la interpreta basandola su machismo e odio. In realtà, “dietro ogni pugno ci sono i valori del sacrificio, della disciplina e del mettersi in gioco ad armi pari. E il rispetto per l’avversario fuori dal ring”. Gli eventi organizzati sono stati tanti in questi due anni, da una inconsueta Università della boxe a uno scambio con alcuni boxeur brasiliani. Il principio è che non si tratta solo di sport, ma anche di socialità e politica: “rifiutiamo la mercificazione dello sport per evitare a chi non ha la possibilità economica e sociale (migranti, studenti fuori sede, ecc.) di non potersi allenare e riscattarsi attraverso lo sport e infatti ognuno contribuisce alla crescita e allo sviluppo della palestra in se, in quanto autogestita e completamente autofinanziata”. Frequentando la Stevenson, si ha la possibilità di di allenarsi e crearsi una prospettiva sportiva basandosi solo sul proprio impegno, sulle proprie forze e sulla propria passione, senza pagare nessun contributo.  Ad ogni modo, per Danè la boxe prima e meglio di altri sport può “far emergere quei valori come antirazzismo, anti-sessismo e antifascismo” ritenuti “fondamentali” dal collettivo.

Nello spazio pubblico autogestito dell’XM si affianca anche un’altra realtà sportiva popolare, quella della Palestrina Libera, che offre laboratori e corsi di ogni tipo, alternativi alla boxe. Hatha yoga, tessuti aerei, shiatsu, trapezio, acrobalance e giocoleria come pratiche avverse alle logiche del sistema capitalista.

All’XM lo sport è sì importante, ma è più di un passatempo o uno sfogo: si trasforma piuttosto in una delle tante maniere nelle quali è possibile creare aggregazione al di fuori dei soliti circuiti. Il quartiere che la ospita, la Bolognina, è uno dei più caratterizzati storicamente da una forte componente multirazziale e proletaria, ed è proprio per questo che questo spazio si propone principalmente come luogo di aggregazione e solidarietà reciproca.

Progetti futuri: la palestra popolare del Circolo Guernelli – San Donato

palestra arciNegli anni ’70 sorgeva, tra le case popolari di via Gandusio, una delle palestre popolari che per almeno trent’anni è rimasta punto di riferimento e aggregazione per gli abitanti del quartiere San Donato. Era la palestra del circolo Arci Guernelli, a sua volta sede dell’associazione nata nel dopoguerra per ricordare il partigiano Guido Guernelli, uno dei caduti della battaglia combattuta il 7 novembre del 1944 a Porta Lame. All’inizio degli anni ‘90 la palestra fu però chiusa e tutte le attività sportive vennero interrotte. Dopo oltre dieci anni, il 12 aprile scorso, l’ASD Il Grinta e il circolo hanno lanciato insieme una raccolta fondi per la riapertura, passata attraverso cene, donazioni e tornei. L’intera struttura necessitava di un’estesa ristrutturazione, avviata grazie all’importante contributo della fondazione Del Monte e, ad oggi, se tutto procederà per il meglio, si spera che la palestra possa riaprire a settembre.

Per una Bologna che resiste

Sport popolari, palestre sociali, luoghi in cui si abbattono i muri – metaforici e reali – per riappropriarsi di spazi necessari ad educare la comunità all’antirazzismo in tutte le sue forme. A Bologna questa urgenza continua a pulsare, lo dimostra quest’ultima storia raccontata. Ai palati più raffinati non risulterà scontato un “dettaglio”: l’appartenenza all’Arci del circolo Guernelli, che lo differenzia quindi delle altre palestre popolari cittadine – TPO, XM24, Vag61. Ma l’importanza degli sport popolari promossi da queste realtà è dimostrata proprio dalla possibilità tangibile di ricreare una dimensione, umana e sociale, dove ogni forma di pregiudizio sia estirpabile, anche quel cieco pregiudizio politico che spacca tra loro centri dai quali altrimenti ci si aspetterebbe collaborazione.

Il Guernelli prima di diventare Arci si dedicava principalmente alle attività sportive: ai tornei di calcio i compagni adottavano una bandiera per squadra, scegliendo tra quelle delle varie brigate partigiane, dopodiché scendevano in campo a giocare. La pratica sportiva, talvolta, concretizza meglio di tante altre attività quello che in fondo è il progetto comune di resistenza ai poteri.

Roberta Cristofori, Angela Caporale, Filippo Batisti

 

 

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