Remain or Leave? Due punti di vista di sinistra

Nel referendum che questo 23 Giugno vedrà i cittadini britannici esprimersi sulla permanenza o meno all’interno del Regno Unito due sono i fronti principali: quello del Leave e quello del Remain. Sono molte le organizzazioni trasversali create per sostenere le fazioni pro-UE e anti-UE e ci sono argomenti di sinistra a sostegno di entrambe le parti.  Noi abbiamo intervistato due giovani londinesi, Ahmed e Tom, di dichiarata appartenenza politica “rossa”, chiedendogli perché hanno deciso di votare in maniera opposta.

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Ahmed Kaballo. Youth worker, operatore umanitario, votera’ per lasciare l’Unione Europea il 23 giugno

Perche hai deciso di votare per uscire dall’Unione Europea?
Penso che votare Brexit sia un’occasione irripetibile per minare le fondamenta neoliberiste e autoritarie dell’Unione Europea. Non m’interessa quale siano le conseguenze nel breve termine per il paese. Ci potrebbe essere una recessione economica e possibilmente una spinta verso l’estrema destra ma penso che a lungo andare ne varrà la pena. L’UE ha ucciso la democrazia e le sue politiche economiche hanno inflitto gravi sofferenze a paesi come Portogallo, Italia, Irlanda e Grecia – per questo motivo non è un progetto di cui voglio far parte.

Che idea ti sei fatto di DiEM 25, l’organizzazione pan-europea fondata da Yanis Varoufakis ex ministro delle finanze greche con l’obiettivo di creare un europarlamento più democratico e trasparente?
L’UE non si può riformare. Lasciando stare i negoziati ridicoli di Cameron, basta guardare l’esperienza di altri paesi europei. La Grecia ha provato a cambiare l’UE come hanno fatto anche la Francia e l’Olanda- tutti hanno provato e tutti hanno fallito. L’UE sta diventando più aggressiva nel suo approccio neoliberista e non è altro che è un’istituzione governata da una élite all’altra. E’ già difficile riformare il sistema politico del Regno Unito, figuriamoci quello enorme europeo!

Cosa ne pensi della campagna fatta da Vote Leave, la principale piattaforma per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea?
Francamente mi sento piuttosto scoraggiato da come si è sviluppata la campagna e dai messaggi che ha portato avanti. Quella che poteva essere una campagna informativa e un’ottima occasione per mettere luce sulle ingiustizie sociali portate avanti dall’ideologia economica dell’UE, è diventata un’altra pretesa per dare la colpa all’immigrazione. Questo perché la politica in questo paese segue il concetto di domanda e offerta – il pubblico è abituato da anni a leggere articoli sui tabloid sull’invasione dall’Est Europa ed è inevitabile che questo diventi poi il tema più importante.

Quindi la retorica anti-immigrazione che è sempre più diffusa non ti spaventa?

Certo che sì! Vedere Farage presentare quel poster contro gli immigrati un paio di giorni fa mi ha fatto rabbrividire. Ma il punto è che lui si concentra su quello perché è consapevole di aumentare l’indice di ascolto. La sua preoccupazione maggiore sull’UE, ovvero che è fondamentalmente non democratica e autoritaria, rimane vera e legittima. Una volta che abbiamo votato Brexit e risolto questo problema Farage sarà per forza meno influente. Non c’è dubbio però che le forze di sinistra dovranno impegnarsi per rispondere ad un elettorato sempre più diviso.

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Nigel Farage e il poster anti-immigrazione di Vote Leave

Che messaggio vorresti dare agli Italiani?
Gli italiani dovrebbero volere un effetto domino su tutto il continente – nel grande progetto europeo loro sono i perdenti e finche’ ci stanno dentro dovranno continuare a subire i desideri tecnocratici di Bruxelles senza avere una voce in capitolo.

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Tom Shakhli. Manager di Brixton Pound che promuove il Brixon Pound come moneta alternative alla sterlina. Il 23 Giugno Tom voterà per rimanere dentro l’Unione Europea.

 

Cosa ne pensi dell’Unione Europea?
Io sono d’istinto fortemente europeista. Ho vissuto, studiato e lavorato in più paesi europei – in Spagna, Italia, Germania e Belgio – grazie al fatto di essere cittadino dell’UE. In Belgio ho lavorato nel parlamento Europeo come assistente di un eurodeputato del Labour. Questa esperienza mi ha permesso di conoscere da vicino la complessa burocrazia di Bruxelles e i compromessi politici inevitabili di un’istituzione grande quanto l’Unione Europea. Da questa esperienza mi sono interessato sempre di più a questioni economiche e mi sono reso conto di quanto i dettati di Bruxelles non siano altro che austerity sotto falso nome. Credo fortemente che l’UE rappresenti una sorta di fase suprema del neoliberalismo che di conseguenza privilegi l’interesse privato anziché il bene pubblico e la sovranità dei popoli. Certo, per alcuni elementi l’UE si distingue positivamente per le sue iniziative ambientali e sociali, ma rimane comunque essenzialmente dominata dagli interessi di corporazioni e multinazionali.

Cosa pensi di DiEM 25, l’organizzazione pan-europea fondata da Yanis Varoufakis, ex ministro delle finanze greche, con l’obiettivo di creare un europarlamento più democratico e trasparente?
Onestamente non credo sia al momento possibile riformare l’EU né tantomeno democratizzarla. Creare movimenti socio-politici dal basso per questo proposito è sicuramente un buon inizio, ma ci vuole anche una spinta politica dai governi francesi, tedeschi e italiani che ora semplicemente non vedo.

Cosa ti ha portato allora a decidere di votare Remain?
Per i motivi che ho dato sono stato fortemente tentato dagli argomenti di sinistra per votare Leave, ma non mi hanno mai convinto del tutto perché francamente sono poco realistici. Chi pensa che, una volta usciti dall’UE, si possa raggiungere da un giorno all’altro una prospettiva veramente progressista sia nel Regno Unito sia in Europa, si sbaglia di grosso. La realtà è che votare per lasciare non cambierà nulla, né in meglio né in peggio. La sinistra qui non ha mai espresso in maniera efficace e convincente i motivi per votare per uscire, per il semplice fatto che quando Corbyn (leader del partito Laburista ndr) ha deciso, secondo me a malincuore, di portare avanti la campagna per rimanere ha indebolito la visione progressista post-Brexit. In questo modo la Leave campaign si è articolata attraverso i toni xenofobi di UKIP e della destra più conservatrice.

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Jeremy Corbyn e la sua posizione sul referendum

Si può dire che in un certo senso stai votando Remain per evitare di dare potere ad una certa parte politica di destra che ha da trarre vantaggio da un’eventuale Brexit?
In parte hai ragione. La campagna referendaria poteva e doveva concentrarsi sull’economia, ma purtroppo l’immigrazione è divenuto il tema più importante al punto che ora votare Leave significa effettivamente dare un voto a UKIP.

A cosa risponderesti a chi ti direbbe che almeno questo rappresenterebbe la volontà democratica del paese?
Il problema è che non penso che UKIP o Johnson (ex sindaco di Londra e ora faccia più nota della Leave campaign ndr) sia quello che voglia veramente l’elettorato. Purtroppo la working class Britannica ha sofferto per anni di politiche punitive come lo smantellamento del welfare state e la crisi delle abitazioni popolari e ha trovato nell’immigrazione una risposta ai propri problemi- fomentata da decenni di prime pagine razziste sui tabloid. Inoltre, il referendum non è mai stato indotto per interessi puri e democratici, ma semplicemente perché Cameron doveva risolvere la crisi all’interno del partito conservatore e mettere a tacere gli euroscettici una volta per tutti contro il pericolo di UKIP.

Qualsiasi sia l’esito del voto, è molto probabile che non ci sarà una vittoria netta di nessuna delle due parti. Cosa significa questo per il futuro del Regno Unito?
Credo che alla fine Remain vincerà anche se di poco. Il problema è che poi avremo il 47-48% di persone che pensano fortemente che l’immigrazione e l’UE siano i problemi principali del paese. Cosa faranno alle prossime elezioni? Prevedo inevitabilmente che UKIP o un’altra forza politica di simile natura continueranno ad esercitare una forte influenza. Comunque vada, sono pessimista, il clima attuale di rancore non farà che peggiorare. Le divisioni aumenteranno tra l’elettorato che vive in zone urbane e quello che vive in zone rurali, tra migranti e non, tra l’Inghilterra e la Scozia…la via post referendum sarà lunga.

Matthew Burnett-Stuart

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