L’Ancona 2003/04, ovvero come non fare Serie A

Questa storia non ha un solo protagonista, come spesso capita qui su The Corner. Questa storia ha un produttore, quarantasei attori, tre registi e circa 100mila spettatori, anche se in realtà chi guarda questo spettacolo è molto più numeroso. Ed in realtà il film dura un anno, il tempo di permanenza dell’Ancona Calcio in Serie A, dopo una promozione e fino al fallimento. In mezzo, una delle squadre più sgangherate che il massimo campionato italiano ricordi.

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La squadra marchigiana ha, nella sua storia, assaporato per una sola volta la Serie A, negli anni ’90, salendo e scendendo nel giro di un anno, con 18 punti, giusto uno in più del Pescara ultimo. Il tonfo è così pesante che l’Ancona scende pure in C1, altalenando continuamente tra quest’ultimo e la B per circa dieci anni. Nel frattempo riesce a guadagnare la finale di Coppa Italia, dove però incontra la Sampdoria di Gullit e Mancini e torna a casa con un 6-1 sul groppone. Con l’arrivo del nuovo millennio però, arriva una grande novità. Presidente dell’Ancona Calcio diventa Ermanno Pieroni, già dirigente di Messina e Perugia, noto scopritore di talenti nascosti, ex arbitro, ex portaborse DC, ex amico di Luciano Moggi. In realtà non è proprio proprio presidente, perché il presidente sull’organigramma è tal Gaetti, da trent’anni ad Ancona come medico sociale e vicepresidente. Però Pieroni ci mette il grano, e quindi vuole decidere tutto, insieme al suo uomo di fiducia Gino Montella. Al primo anno di B Pieroni decide di confermare l’allenatore precedente, Brini, che porta l’Ancona da neopromossa ad un interessante decimo posto. Nella stagione successiva i biancorossi riescono a superarsi, arrivando ottavi, sotto la guida tecnica di Luciano Spalletti, che a fine stagione lascia la squadra per accasarsi all’Udinese. La Serie B 2002/03 vede quindi Pieroni scegliere Gigi Simoni come tecnico. La squadra è un mix di giovani interessanti e (soprattutto) vecchie glorie di esperienza. Pasquale Luiso, Maurizio Ganz e Giampiero Maini sono solo alcuni dei nomi che conducono quella squadra al quarto posto, ultimo utile per la promozione in Serie A.

La curva ospiti dello stadio Picchi di Livorno, dove l’Ancona si giocava la promozione. Finì 1 a 1, ma la contemporanea sconfitta del Palermo diede la Serie A ai marchigiani. Con invasione di campo finale 40” prima del 90′. 

E sinceramente, se la storia finisse qua, sarebbe meglio per tutti. Una bella squadretta di B, farcita di tanti anzianotti, che trovano l’ultimo splendore della vita calcistica in una insperata promozione in serie A. Anche perché in quello stesso anno l’Ancona arriva agli ottavi di Coppa, venendo sconfitta dal Milan ma ricevendo la stella d’oro al merito sportivo dal Coni. E invece purtroppo questa storia non finisce qua, perché Pieroni vuole combattere per la Serie A. Si affretta così a confermare tutti i senatori della squadra (Ganz ha 34 anni, Maini 31 e Luiso 33, per rimanere sui già citati) e a scatenarsi sul mercato. Arrivano – e tenetevi forte – Paolo Poggi (1971), Milanese (1971), Berretta (1972), Milan Rapaic (1973), Eusebio Di Francesco (1969), Sussi (1973) William Viali (1974), Pietro Parente (1972) e dulcis in fundo Dario “Tatanka” Hubner (1971). Insieme a questi attempati giovincelli, arriva una risma di giocatori dal passato nebuloso tra serie C e campionati inferiori, oltre a misteriosi stranieri, tra cui il fratello minore (e non solo d’età) di Martin Jorgensen, Mads, e un giovane Goran Pandev. A chiudere il pacchetto, una serie di giocatori aggregati dalla primavera per abbassare l’età media della squadra. Ed ecco che, con l’ultima decisione, Pieroni caccia Simoni ed affida la panchina a Menichini, esordiente assoluto dopo una vita come vice di Carlo Mazzone. Leggenda vuole che Pieroni abbia proprio voluto l’ex Roma, che per tutta risposta avrebbe mandato il vice.

Pronti via e la stagione inizia in casa, al Conero, contro il Milan. Vi lascio alle formazioni. Credo che per l’Ancona si trattasse di un 4-4-2 difensivo, ma non ne sono del tutto certo. Scarpi; Bilica, Viali, Milanese, Russo; Berretta, Carrus, Maini, Sussi; Di Francesco, Hubner. Contro, il Milan, neovincitore della Champions nella finale contro la Juventus. Dida; Cafu, Nesta, Maldini, Costacurta; Gattuso, Pirlo, Serginho; Kakà (alla prima in rossonero); Inzaghi, Shevchenko. 0-2 con doppietta dell’ucraino e tutti a casa. Ma del resto era difficile, si poteva presupporre. Già con la seconda partita sarà diverso, si diceva. Il Lecce è una neopromossa, dovremo misurarci con lei per tutta la stagione, si diceva. Risultato finale 3-1, con l’unica rete segnata su rigore da Ganz. Fa soprattutto impressione come l’Ancona resti in partita a stento per il primo tempo, con nella ripresa i giocatori preda di crampi e sulle ginocchia ad ansimare.

Alla terza giornata però arriva il primo punto, contro il Modena, ma il calendario è impietoso e l’Ancona viene distrutta per 3-0 a Roma contro i giallorossi (Montella, Totti, Delvecchio). E così si interrompe l’avventura di Menichini, esonerato alla quarta giornata. Pieroni decide di chiamare un allenatore abbastanza navigato, soprattutto in questioni salvezze. Nedo Sonetti approda ad Ancona, trovando una situazione decisamente difficile. La partenza non è rosea, ed al Conero passa l’Udinese con un altro tre a zero. E’ la quinta giornata, l’Ancona ha un punto in classifica con due gol segnati e dodici subiti. Alla giornata successiva i biancorossi arrivano vicini all’impresa, sconfitti 2-3 al Conero dalla Juventus. Dopo questa sconfitta, arrivano altri due punti con altrettanti 0 a 0 contro Reggina e Siena. Il resto del girone prosegue così, tra sconfitte (Inter, Sampdoria, Bologna, Lazio, Chievo, Parma ed Empoli) e pari (Brescia e Perugia).

L’Ancona dimostra di avere anche qualche problema comportamentale, mentre è chiaro che Parente non ha alcuno spirito di autoconservazione. 

Al mercato di riparazione, Pieroni si supera. Dato che la squadra non va, decide di rivoluzionarla. Partono 18 (!!!) giocatori, tra cui Luiso, Viali, Hubner, Parente (evidentemente mai più ripreso dopo l’incontro con Jaap Stam), Di Francesco, Poggi, il portiere Scarpi, Carrus e pure Mads Jorgensen. E probabilmente pensando che alla squadra mancasse esperienza, o semplicemente appassionato del grande nome, Pieroni punta a giocatori incredibili. Sull’Adriatico arrivano – rullo di tamburi – Dino Baggio, titolare in Nazionale ai Mondiali 1994, il portiere svedese Hedman (1973), il fratello minore di Ivan Helguera, Luis, Sean Sogliano (1971) e Gigi Sartor, che dopo aver vinto tre coppe UEFA con tre squadre diverse verrà squalificato per cinque anni per calcio scommesse ed ora, come mi informa l’internet, gestisce un pub. Ma il colpo da maestro è l’arrivo al Conero di Mario Jardel. Jardel, anche lui classe 1973, era uno di quei nomi esotici che venivano accostati al calcio italiano ad ogni sessione di mercato. Capace di segnare 166 gol in 169 presenze con il Porto, con media superiore ad un gol a partita per il solo campionato, segnò anche il Golden Gol contro il Real Madrid con il suo Galatasaray nella Supercoppa Europea del 2000. Solo che tra quel gol e l’Ancona ci si era messa di mezzo una pesante depressione, condita da cocaina e causata dalla separazione con la moglie e la mancata convocazione ai Mondiali 2002. Così, quando venne presentato, Jardel uscì sul campo tra gli applausi, ma dopo dodici secondi di palleggi dovette fermarsi per una condizione atletica disastrosa. E poi pensò di andare sotto la curva a salutare i tifosi, senza capire perché dopo qualche istante il team manager corresse urlando verso di lui. Chissà se capì mai che la curva che era andato a salutare era quella degli ospiti, in quell’occasione il Perugia.

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Jardel e Pieroni

L’esordio di Jardel arriva alla prima partita del girone di ritorno, contro il Milan a San Siro. I rossoneri sono nel destino del brasiliano, che quando militava nel Porto aveva segnato una doppietta proprio a Milano, mettendo in seria difficoltà Maldini. Ma mentre il difensore del Milan si è mantenuto intonso negli otto anni intercorsi tra le partite, Jardel no. I rossoneri vincono cinque a zero, riuscendo però a sbloccarsi solo al 64’. Mario in evidente difficoltà respiratoria tocca si e no un pallone, pur giocando titolare. In totale saranno tre le presenze del brasiliano con la maglia biancorossa, senza alcuna rete. Alla fine l’acquisto migliore per quell’Ancona arriverà proprio a gennaio, dal Cagliari. Sono passati pochi mesi da quando Cristian Bucchi ha perso la compagna Valentina, madre della loro figlia di un anno e mezzo, e decide di tornare sui campi di gioco, con la maglia dell’Ancona. Segnerà cinque reti, e sarà il capocannoniere della squadra dell’intera stagione, pur giocando solo tredici partite.

La sconfitta con il Milan sarà fatale per Nedo Sonetti, allontanato da Pieroni. Il suo consigliere Montella gli suggerisce di prendere Giovanni Galeone, espertissimo in cercare la salvezza, e il numero uno acconsente. Il nuovo cambio in panchina porta ad un’altra rivoluzione in campo: a fine stagione, i giocatori impiegati sul campo in quella sola annata dall’Ancona saranno quarantasei. Compreso il povero Alessandro Potenza, arrivato nel mercato di riparazione in prestito dall’Inter e dopo una partita, contro l’Empoli (persa, ça va sans dire), rispedito al mittente. I risultati no continuano, tra sconfitte (Lecce, Modena, Udinese, Juventus, Siena, Inter, Brescia e Sampdoria) e pareggi (Roma e Reggina). Al 9 aprile del 2004, con 28 giornate disputate, l’Ancona ha sette punti in classifica, nessuna vittoria, 57 gol subiti e 13 segnati. Il principale marcatore è Ganz, con tre. E l’ultima sconfitta, in casa contro la Sampdoria, ha sancito la matematica retrocessione, a dieci giornate dalla fine del campionato. Quasi beffardamente, la prima vittoria arriva proprio il 10 di aprile, alla giornata immediatamente successiva all’abbandono di ogni residua speranza. 3 a 2 in casa, contro il Bologna, con doppietta di Rapaic e gol di Bucchi.

Da lì a fine stagione, l’Ancona vincerà ancora una gara, contro l’Empoli, circondata da sconfitte. Per capirci, a fine stagione il penultimo posto sarà proprio dei toscani, che però hanno 30 punti, 17 (!!) più dei dorici. E, dato che i detti popolari hanno sempre un fondo di verità, piove sul bagnato. Perché si scopre che il presidente Pieroni avrebbe sottratto oltre nove milioni dalle casse societarie e spesso avrebbe versato i pagamenti ai suoi giocatori in nero. L’accusa sostiene che con i soldi delle casse dell’Ancona abbia prima comprato il Taranto e noleggiato spesso automobili per i figli. E si scopre anche che le casse societarie sono vuote, alleggerite dagli ingaggi e dai tanti acquisti. E così la parabola discendente dell’Ancona non si ferma alla Serie B, ma in un colpo solo finisce in C2, con il nuovo nome di Associazione Calcio Ancona e la nuova proprietà della famiglia anconetana degli Schiavoni. Dopo un’altra promozione in B ed un altro fallimento, l’Ancona milita attualmente in Lega Pro. Ma sicuramente qualcuno, magari non sugli spalti, ma a casa, in qualche armadio, terrà ancora la maglia di quell’Ancona, magari con il 9 e con Jardel sulle spalle.

Marco Pasquariello

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