Red velvet distensione

Corea, la distensione a ritmo di kpop

Dopo l’ultimo test nucleare dello scorso 27 novembre, con cui Kim Jong Un ha voluto dare prova al mondo della reale capacità del proprio arsenale, il dittatore nordcoreano ha invertito repentinamente la rotta, dimostrando un’inedita, e fino a poco tempo fa insperata, volontà di collaborare con la vicina Corea del Sud per riportare la pace nella penisola. Le immagini di Kim e Moon Jae In che, stringendosi la mano, attraversano insieme il confine tra i due Paesi hanno fatto in breve tempo il giro del mondo, suscitando tanto lo stupore quanto il consenso dell’opinione pubblica internazionale. Lo storico meeting del 27 aprile 2018, tuttavia, è stata solo l’ultima di una serie di iniziative che le due Coree hanno intrapreso congiuntamente durante gli ultimi quattro mesi con l’intento di riavvicinarsi e trovare un terreno comune su cui dialogare. Nord e Sud hanno sapientemente saputo sfruttare, comequali mezzi di propaganda e occasioni di incontro, elementi tipici della moderna cultura di massa, sfilando insieme alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici invernali di Pyeongchang e creando squadre unificate (di hockey e tennis da tavolo, per il momento) che hanno preso parte alle competizioni internazionali. La più recente ed eclatante tappa di questo percorso ha visto artisti sudcoreani esibirsi in due giorni di concerti organizzati a Pyongyang, portando i successi della musica kpop nel cuore del regime dittatoriale di Kim.

summit presidenti coree
Fonte: Flickr

Un concerto kpop per favorire il dialogo

Nella giornata di sabato 31 marzo, una delegazione di 120 tra artisti e personalità sudcoreane ha lasciato Seoul, dopo una conferenza stampa tenutasi all’aeroporto di Gimpo, per essere amichevolmente accolta a Pyongyang dalle autorità nordcoreane. Il giorno successivo, gruppi e solisti si sono avvicendati sul palco di un auditorium della capitale, in un concerto significativamente intitolato “La primavera sta tornando”, a simboleggiare l’auspicato disgelo tra le due nazioni. Tra gli artisti in scena, a richiamare le maggiori attenzioni del pubblico sono state le Red Velvet, gruppo kpop tutto al femminile tra quelli di maggior successo sulla scena mondiale. Le hit delle quattro ragazze (il quinto membro, Joy, non ha potuto prendere parte all’evento) hanno suscitato l’interesse dello stesso Kim Jong Un, che, a sorpresa, ha assistito alla loro esibizione in compagnia della moglie, applaudendo in segno di apprezzamento. Il leader di Pyongyang ha affermato di aver deciso di modificare la propria agenda per poter essere presente e si è in seguito dichiarato “profondamente toccato” dall’entusiasmo con cui il pubblico ha acclamato le ragazze, ringraziando il gruppo per questo “regalo ai cittadini di Pyongyang”.

red velvet kpop
Fonte: Wikipedia

All’evento ha fatto seguito, due giorni dopo, un secondo concerto, in cui, questa volta, gli artisti sudcoreani hanno condiviso il palco con le star della Corea del Nord. Nel mentre, le autorità dei due Paesi si sono incontrate per discutere ulteriori iniziative a sfondo sportivo o culturale da realizzare insiemecongiuntamente nei prossimi mesi, per continuare sul cammino del riavvicinamento.

Quando la musica diventa un’arma politica (e una via di fuga)

Gli eventi dello scorso aprile sono impregnati di un’importanza simbolica eccezionale. Dopo l’aggressiva escalation che ha consentito a Pyongyang di portare a compimento la realizzazione di un arsenale nucleare capace di minacciare il mondo intero, l’immagine di Kim Jong Un che, seduto al suo posto d’onore, applaude compiaciuto alla fine di una canzone dai ritmi vivaci ha tratti quasi comici e del tutto surreali. E non solo perché si è trattatao della prima volta, in oltre un decennio, in cuiche artisti kpop si sono esibiti in Corea del Nord e la prima in assoluto in cui un leader nordcoreano ha assistito alle loro performance. La musica kpop è vietata per legge, così come lo sono le serie tv e tutti quei prodotti della “cultura capitalista decadente” del Sud che potrebbero minacciare il potere dittatoriale di Kim. L’unico modo in cui i cittadini della Repubblica Popolare possono ascoltare le hit del momento è attraverso chiavette USB reperibili esclusivamente sul mercato nero. Pur comportando il rischio di essere arrestati e condannati al carcere, proprio la musica ha costituito per molti un’importante via di fuga. Diversi tra i disertori e chi è riuscito a scappare dal Paese hanno citato la musica e le soap opera quale uno dei fattori che li ha convinti ad andarsene, tentando la fuga oltre il confine. Alcuni, come Kim Hak-Min, che, lasciato il paesino di minatori vicino al confine con la Cina in cui è cresciuto, frequenta oggi un’università di Seoul, hanno affermato che il pur limitato accesso che avevano ai prodotti della cultura di massa sudcoreana gli faceva capire come il regime, che tanto li demonizzava, stesse in realtà mentendo loro.  

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Fonte: Stephen/Flickr

Ma c’è di più. Lo stesso esercito sudcoreano ha per anni sfruttato la musica popolare del proprio Paese quale strumento di pressione sulla controparte del Nord. Lungo il confine tra le due nazioni, costantemente sorvegliato dalle rispettive truppe governative, i soldati sudcoreani hanno riprodotto a tutto volume i successi kpop del momento dagli altoparlanti destinati alla propaganda. A sottolineare quanto tale strategia fosse efficace e avvertita come una sorta di insulto (o di pericolo) dall’altra parte del 38° parallelo, il presidente sudcoreano Moon Jae In ha infine deciso di far spegnere tutti gli altoparlanti, in vista del meeting con Kim Jong Un del 23 aprile scorso. Anche questo gesto è andato a testimoniare la reciproca disponibilità a impegnarsi per alleviare le tensioni nella penisola, rimuovendo uno dei tanti fattori di attrito.

confine corea
Fonte: Wikimedia Commons

Sarà la musica pop a far crollare il regime di Kim?

Molti osservatori vedono nella breccia che si sta aprendo nell’inaccessibile regime di Kim un indizio del progressivo – seppur lento – indebolimento del suo potere totalitario. Se i cittadini inizieranno a rendersi conto di ciò che il resto del mondo ha da offrire e ciò che decenni di dittatura hanno loro negato, risulterà sempre più difficile mantenere su di loro un controllo totale. Musica, serie tv, prodotti della cultura di massa concorrerebbero proprio a stimolare questa spinta, aprendo una finestra sull’esterno che difficilmente potrebbe poi essere richiusa.

Perché, allora, dopo mesi di minacce, intimidazioni e test nucleari e dopo anni di gelo e chiusura nei confronti del Sud, Kim Jong Un ha accettato di accogliere nel cuore del suo impenetrabile regime una delegazione di artisti sudcoreani, scelta che sembrerebbe poter giocare contro i suoi stessi interessi? Con il completamento del programma nucleare, il leader di Pyongyang ha realizzato il proprio obiettivo primario: essere riconosciuto quale potenza nucleare alla pari delle più grandi nazioni del mondo. Ora, Kim è pronto a negoziare. Pur essendo solo contro tutti, un arsenale nucleare funzionante, anche se, pare, presto non più regolarmente operativo (Kim ha infatti affermato di voler porre fine ai test), è senz’altro un punto di partenza notevole da cui trattare per raggiungere il prossimo obiettivo: realizzare lo sviluppo economico e industriale che da troppo tempo manca, e che, solo, potrà trasformare la Corea del Nord nella nazione ricca e prosperosa che Kim sogna. Perché ciò sia possibile, egli deve in qualsiasi modo convincere i propri interlocutori principali che la Corea del Nord è una nazione normale ee, pacifica. Le iniziative intraprese negli ultimi mesi, dalla partecipazione alle olimpiadi al concerto del primo aprile vanno proprio in questa direzione. Le performance delle star sudcoreane a Pyongyang, inaccessibili per la stragrande maggioranza dei 25 milioni di abitanti del Paese, hanno avuto poco del “regalo alla cittadinanza” descritto da Kim, e molto, invece, dello strumento di politica estera, mirato essenzialmente a favorire la riconciliazione con il Sud della penisola, dimostrandosi aperto nei confronti di quello che è uno dei principali vanti di Seoul e uno dei canali di diffusione della sua cultura nel resto del mondo.

Se un concerto, di per sé, non intaccherà il controllo totalitario che Kim esercita sui propri cittadini, questo verrà sicuramente messo alla prova nel momento in cui il Paese inizierà davvero a procedere sulla strada dello sviluppo economico. La retorica della propaganda governativa, una volta che aumenteranno il livello di benessere e la ricchezza, stenterà a trovare lo stesso consenso di un tempo. In tutto questo, l’invito alla riunificazione che proviene da Seoul continua a risuonare chiaro e tondo e, ancora una volta, sarà affidato alla musica: è stato infatti recentemente annunciato che, nel mese di agosto 2018, verrà rilasciata una canzone “dell’unificazione” quale parte della One K Global campaign 2019 e che vedrà la partecipazione di oltre venti artisti della scena kpop, in celebrazione della distensione e della ritrovata armonia nella penisola coreana.

Alessia Biondi

Fonte immagine di copertina: VOA News

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