La Francia al bivio

Non ci sono stati colpi di scena o particolari sorprese durante il primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Da settimane i sondaggi davano in testa Emmanuel Macron e Marine Le Pen e alla fine così è stato. Il candidato di En Marche! ha chiuso in testa con il 24,01% dei consensi e a la Le Pen con il 21,30%.

I sondaggi quasi perfetti. Fonte youtrend

Dietro, François Fillon che malgrado gli scandali che hanno compromesso la sua campagna elettorale, ha guadagnato comunque il 20,01% delle preferenze. Un risultato che non può che lasciare l’amaro in bocca al candidato della destra gollista, considerando che sono stati solamente 400mila i voti di differenza tra lui e Marine Le Pen. Chissà come sarebbe andata se non fossero venuti a galla gli scandali legati a sua moglie e alla sua famiglia.
Non è andata tanto meglio a Melénchon, il candidato del partito di sinistra La France Insoumise ha ottenuto il 19,58% dei voti, un risultato storico che tuttavia non gli ha permesso di accedere alla corsa per secondo turno. A Melénchon va riconosciuto il merito di aver dato vita a una campagna elettorale frenetica in cui è riuscito a farsi riconoscere come vero leader della Gauche finendo, in questo modo, per travolgere Hamon e il Partito Socialista.
Benoit Hamon, invece, si è fermato al 6,36% dei voti. Non è dunque riuscito ad evitare un’umiliante sconfitta che però, visto l’andamento degli ultimi giorni, poteva essere ancore più pesante.

Mappa elettorale primo turno presidenziali Francia .jpg
Fonte: Liberation

Ora, dunque, toccherà all’ex Ministro dell’Economia e all’eurodeputata del Front National sfidarsi per l’Eliseo, un incrocio già annunciato, ma il cui esito è tutt’altro che scontato.
Emmanuel Macron e Marine Le Pen, infatti, rappresentano due aspetti della Francia molto diversi tra loro: nelle campagne, nella cosiddetta “Francia profonda”, dove l’immigrazione è pressoché inesistente ma la disinformazione la fa da padrone, Madame Le Pen ha raccolto voti quasi ovunque. Macron invece ha prevalso nelle grandi città, prendendosi anche Parigi con il 34,83% dei voti. Va detto, che la capitale francese ha sempre rappresentato una realtà a parte rispetto al resto del Paese, tuttavia, chi si aspettava un largo consenso per il Front National, si è dovuto ricredere. Il partito di Marine Le Pen ha raggiunto solo il 4,99% delle preferenze, collocandosi in fondo nella classifica dei principali candidati.

Queste ultime settimane prima del secondo turno sono state intense, forse ancora più stressanti delle precedenti. Spariti di scena gli altri candidati, Macron e Le Pen si sono sfidati mettendo sul tavolo quelli che sono i loro temi principali, mostrando la loro totale incompatibilità, anche se a prevalere sui programmi sono stati gli attacchi personali.

La resa dei conti è andata in scena mercoledì sera in occasione del tradizionale dibattito prima del secondo turno, un dibattito che però ha mostrato tutti i limiti di Marine Le Pen. Per la prima volta il leader del Front National si è ritrovata faccia a faccia con il suo avversario e si è dimostrata impreparata, prevedibile e alquanto banale. Ha parlato per slogan, frasi fatti, attaccando ripetutamente il suo avversario sul passato senza parlare del presente, non ha avanzato proposte, ma solo insinuazioni e allusioni, fino a confondersi da sola. Nel frattempo, i due giornalisti nel ruolo di moderatori si sono dimostrati totalmente incapaci di gestire il dibattito che, in pochi minuti, si è trasformato in una rissa da bar. Il candidato di En Marche! invece, ha dimostrato un discreto autocontrollo almeno all’inizio, poi dopo le continue interruzioni, ha perso la pazienza. Poteva essere un dibattito migliore di quello che è stato, ma i giornali francesi il giorno dopo erano sicuri dell’esito: aldilà del loro orientamento politico, infatti, si sono schierati tutti a favore dell’ex Ministro dell’Economia, sottolineando a più riprese, come sia impossibile dialogare con l’estrema destra.

Prima pagina Liberation dopo dibattito
La prima pagina del quotidiano di sinistra Liberation, dice che Marine Le Pen ha attaccato e provocato Macron, mentre quest’ultimo ha usato la carta della ragione.
Prima pagina Figaro dopo dibattito.jpg
La prima pagina del quotidiano di destra Le Figaro parla di ragione contro collera e si schiera a favore di Macron.

Nonostante lo schieramento dei media in favore di Macron, è vero che il fondatore di En Marche! non piace a tutti: l’elettorato di sinistra lo considera troppo liberale e legato alla finanza. Complice di questo il fatto che ha lavorato come banchiere ed è stato Ministro dell’Economia sotto il Governo Valls con Hollande come presidente.
Marine Le Pen è diventata in questo modo la candidata del “popolo”, mentre Macron quello dei ricchi, dell’élite, un’etichetta questa che fatica a togliersi. Dall’altro lato, la candidata del Front National si è dimostrata abile nel sapere leggere questo genere di situazione, si è presentata come una candidata forte e decisa, pronta a saper cogliere la collera della gente. Da questo punto di vista, Macron sembra più lontano. Così alcune posizione particolarmente estremiste da parte del candidato del FN, sembrano passare in secondo piano.
Da qui deriva anche l’ambigua posizione di Melénchon: sebbene tutti gli altri candidati dei principali partiti francesi abbiano dichiarato apertamente che sosterranno Macron per fare barrage contro Marine Le Pen, invitando i loro elettori a votare per il leader di En Marche!, l’unico candidato che non si è espresso in maniera chiara è stato Melénchon, il quale, solamente all’inizio di questa settimana ha dichiarato che è chiaro che non voterà per Marine Le Pen, ma che nemmeno darà dei consigli su chi votare.

Sondaggi sostenitori Melenchon-Fonte Huffingtonpost France .jpg
Il grafico mostra la posizione dei sostenitori di Melénchon. Fonte: Huffingtonpost France

Nel 2002, dopo la qualificazione a sorpresa di Jean-Marie Le Pen al primo turno delle elezioni presidenziali, i francesi scesero nelle piazze delle principali città per esprimere la loro indignazione di fronte alla possibilità di vedere l’ex leader del FN come Presidente della Repubblica francese. Questa indignazione si tramutò poi in un plebiscito nei confronti dell’altro candidato in corsa, Jacques Chirac. Tutti gli elettori, infatti, a prescindere dal loro schieramento politico, votarono in massa a favore del candidato Gollista con lo scopo di affossare il Front National. E anche il 1 maggio di quell’anno, in occasione della Festa del Lavoro, ci furono numerose manifestazioni per esprimere il dissenso verso il candidato del Front National. Oggi, invece, i principali sindacati litigano su chi dare il loro appoggio. Non c’è unità fra loro, manca un fronte comune per fronteggiare l’ascesa del FN e questa divisione, questi dubbi, rispecchiano perfettamente la situazione generale all’interno del Paese.

Ni Le Pen ni Macron Fonte 20 Minutes.jpg
Fonte: 20 Minutes

Sono passati 15 anni dall’elezione di Chirac e il Front National non è mutato più di tanto: il partito è passato di padre in figlia, la sostanza e le idee non sono cambiate, ma è cambiata invece la Francia. La crisi economica, il terrorismo, l’immigrazione e un crescente malcontento nei confronti dell’Unione Europea, hanno fatto in modo che si creasse una situazione di disagio nel Paese. Un disagio che Marine Le Pen ha saputo sfruttare appieno portando dalla sua parte molti elettori delusi dall’attuale classe politica. Così anche è cambiata la coscienza verso il Front National. Il partito, da sempre considerato di estrema destra, ora non fa più paura. La Le Pen è stata brava a normalizzare un partito che ora si presenta come vera alternativa per i francesi.
Oltre a ciò, va aggiunto anche la mossa di dichiarare che in caso di vittoria nominerà Dupont-Aignan come Primo Ministro. In questa maniera, Marine Le Pen ha bruciato i tempi anticipando Macron e scegliendo un candidato che seppur di destra, non è estremista, ma più vicino alla destra gollista. Nicolas Dupont-Aignan del partito Debout la France (DLF) ha raggiunto il 4,70% dei voti nel primo turno, ottenendo il risultato migliore tra i candidati “minori”.

Ciononostante, rimane il fatto che consegnare il Paese in mano a Marine Le Pen e al Front National consisterebbe in un vero e proprio salto nel buio. Il programma di Le Pen è ricco di proposte, ma povero di concretezza. La leader del FN ha fatto del populismo e della demagogia il suo cavallo di battaglia, così si è preparata per attaccare e provocare ma non per governare. La chiave della vittoria starà negli indecisi, negli elettori gollisti e nei sostenitori di Melénchon, i quali non si rispecchiano né in Marine Le Pen, né in Emmanuel Macron. Rimane solo da capire se alla fine prevarrà una scelta di continuità o la voglia di rottura.

Mattia Gozzi

Fonte dell’immagine di copertina: The Local France

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