Non ce ne sarà una di meno

Oltre 150mila persone hanno partecipato alla manifestazione nazionale promossa a Roma dalla rete femminista, transfemminista, queer, lgbt*qi* Non una di meno, in occasione del  25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Il corteo è partito da piazza Repubblica intorno alle 15 per terminare in piazza San Giovanni tra le 18 e le 19, vista l’ampia partecipazione, dopo aver sfilato per piazza dei Cinquecento, via Cavour, piazza Santa Maria Maggiore, via Merulana, via dello Statuto, piazza Vittorio e via Emanuele Filiberto.

In piazza San Giovanni si è svolta un’assemblea plenaria, in cui attiviste e attivisti hanno illustrato il lavoro svolto dalla rete dalla sua nascita ad oggi, nel corso di un intero anno. Risale infatti al 26 novembre del 2016 la nascita del movimento, data in cui si svolse la prima manifestazione nazionale organizzata dalla rete, sulla scia della sollevazione popolare partita in argentina al grido di Ni una menos.

Da quel 26 novembre la strada percorsa in Italia è stata molta. Al punto che, proprio questa settimana, il movimento ha presentato il proprio Piano contro al violenza maschile e la violenza di genere, articolato in dodici capitoli; uno strumento che raccoglie proposte per superare le discriminazioni e le violenze di genere in tutti gli ambiti, a partire dal mondo del lavoro, passando per la comunicazione e le narrazioni mediatiche, l’istruzione, fino ad arrivare all’ambito sanitario.

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Moltissime le realtà che hanno aderito alla manifestazione, oltre ai gruppi territoriali di Non una di meno – di 75 città italiane, da Napoli a Torino, da Bologna a Milano –, anche associazioni e centri sociali. Un movimento ampio e trasversale che non esaurisce la sua proattività con la manifestazione in sé: questa mattina, infatti, nelle aule della facoltà di psicologia dell’Università La Sapienza, si è svolta un’assemblea partecipata da centinaia di persone, con lo scopo di tracciare il futuro del movimento e programmare le prossime azioni, coerentemente con quanto espresso nel Piano femminista affinché l’auspicio che da il nome al movimento si trasformi, passo dopo passo, lotta dopo lotta, in una realtà concreta.

Ludovico Armenio

Fotografie di Roberta Cristofori

 

 

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