Come la Svezia, dovremmo reintrodurre la leva militare?

Suona molto strano che un paese, come la Svezia (che non è un membro NATO), spesso preso a modello per le sue politiche sociali e per la sua postura pacifica in politica estera, reintroduca la leva militare. La vecchia coscrizione in realtà, anche se sparita, è ancora molto amata tra chi non fa parte della generazione dei “millennials”. Ma davvero ha senso  reintrodurla nel 2017, avrebbe senso in Italia?

EU leva 1985.png
Nel 1985 la leva militare era presente in quasi tutta l’Europa, eccetto: Lussemburgo, Regno Unito, Irlanda, Malta e Islanda.

Ma partiamo dalla Svezia, che aveva tolto la leva 7 anni fa e oggi la reintroduce. Nell’ultimo periodo, la sicurezza nel vecchio continente ha accusato un po’ di precarietà: il terrorismo e il conflitto in Ucraina (seppur di bassa intensità); hanno messo in allarme i vari governi del Baltico e nell’est-Europa. Sembra un po’ di essere tornati ai tempi della Guerre Fredda con la Russia pronta a prendersi la perduta parte di Europa e minacciare i paesi Baltici o la Svezia (come dimostrano le varie apparizioni di forze militari russe in acque scandinave). Ma il contesto internazionale è solo una parte della reale motivazione per la reintroduzione della leva in Svezia, come aggiunto dal Ministro della Difesa svedese.

Il vero problema è nel numero dei nuovi militari volontari. Infatti, quest’anno il numero di reclute volontarie in Svezia è crollato a un numero talmente basso da far correre ai ripari il Ministero della Difesa; dopotutto, con una disoccupazione quasi inesistente e salari fra i più alti al mondo, quale dovrebbe essere l’incentivo per arruolarsi se non per un profondo senso della patria? Comunque, quella della Svezia, non è una leva militare vera e propria, ma una leva semi-volontaria, dove i selezionati saranno solo 4000 (i requisiti della selezione rimangono ignoti), un numero ridicolo se confrontato ai circa 44.000 svedesi che raggiungono la maggior età ogni anno. È evidente che qua non stiamo parlando di una leva vera e propria, ma di una soluzione per tamponare il problema del basso numero di volontari; ogni anno alla Svezia servono 13.000 nuovi soldati per mantenere le forze armate sufficientemente capaci di operare, e 9000 sono solitamente i volontari svedesi che si arruolano ogni anno.

Oggi la leva militare è vista come qualcosa di “antico”, ma non è una pratica così datata come si possa pensare. Dopo aver rivoluzionato i campi di battaglia con Napoleone, la coscrizione è rimasta più o meno intatta fino a pochi anni fa. Basti pensare che in Europa è stata tolta o sospesa intorno agli anni 2000-2010 (Spagna 2001, Portogallo e Italia nel 2004, Polonia 2009 e la Germania nel 2011; mentre Regno Unito e Francia l’avevano già tolta).

Eu leva oggi.png

La situazione oggi: In rosso i paesi che oggi hanno l’obbligo di leva militare. In giallo quelli che la reintrodurranno nei prossimi anni.

Nonostante sia stata rimossa nella maggior parte degli stati europei, la leva militare non ha perso “appeal” tra le vecchi generazioni nate prima degli anni ’80. E come svela anche il Washington Post, il fenomeno va oltre il nostro continente. Nel 2013, in Svizzera un referendum ha bloccato l’abolizione del servizio di leva con un sonoro 73%. Personalmente, non credo che la leva militare sia tutt’ora malvista anche nel nostro paese, dopotutto molte volte mi sono sentito dire frasi del tipo: “non vi farebbe male a voi giovani!”, “vi insegnerebbe un po’ di disciplina e ordine!”, ma sicuramente quella che preferisco è “così vi sviluppereste!”. Una sensazione rafforzata da un veloce sondaggio di qualche anno fa apparso su “La Stampa“.

Schermata 2017-03-06 alle 11.35.31.png
Fonte: La Stampa

Sarà che nascere dopo le ultime chiamate di leva e non essersi immersi nella vita militare,non fa ben comprendere alla nostra generazione come doveva essere la realtà militare durante il servizio obbligatorio. Ma si fa altrettanta fatica a capire come  svegliarsi presto per fare l’alzabandiera, sistemare il letto alla perfezione o andare al poligono a sparare siano attività che facciano di una persona un cittadino migliore, più di quanto non farebbero una buona educazione civica insegnata da genitori educati o bravi insegnanti a scuola.

Non ce ne voglia Salvini, che vuole reintrodurre il servizio civile e la leva militare, ma quest’ultima sarebbe un’opzione impraticabile, che neanche il Ministero della Difesa apprezzerebbe; se poi la motivazione è: “così impariamo a sparare”, lascia proprio il tempo che trova.

Comunque reintrodurre il servizio militare si rivelerebbe una scelta controproducente: non solo il passaggio da un esercito di leva a uno volontario/professionale è stato costoso e complicato per le forze armate, ma fare un passo indietro significherebbe nullificare gli sforzi fatti finora. Dopotutto, le forze militari vanno sempre più verso una specializzazione e tecnologizzazione che rendono inutili i grandi numeri nei campi di battaglia. Oggi impera il ragionamento del: “pochi ma buoni”; una piccola forza armata, ma meglio addestrata, significa una forza più versatile sul campo di battaglia (Afghanistan e Iraq sono due scenari che hanno riformulato la guerra contemporanea verso questo tipo di ottica). E in Italia le forze militari sono andate verso una graduale, quanto profonda riorganizzazione: sia nell’organico, che di budget e di mezzi.

ORganico.jpg
Nel 2025 sarà intorno alle 1700.000 unità, salvo cambiamenti.

 

Tornare ad applicare la leva militare oggi significa togliere uno strumento sociale contro la povertà. Non è un segreto che gli eserciti professionali/volontari reclutano maggiormente nelle aree più povere, dopotutto vale la stessa regola della Svezia: se ho un lavoro ben pagato, che incentivo ho ad arruolarmi? Ma in Italia, in particolare al sud, vale la regola opposta. Un’inchiesta di dieci anni fa de “L’Espresso” ci da qualche informazione in più a riguardo: il 70% dei soldati italiani viene dalle regioni meridionali e non è un caso che questo dato corrisponda con le regioni dove la disoccupazione è più alta (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia). Nel 2007 i militari provenienti dall’Emilia Romagna erano solo 1.383 su un organico di 182.000, ma il fatto che la maggior parte dei soldati venga dalle aree dove la disuguaglianza economica è maggiore, non è nulla di nuovo e nulla di solamente italiano, già lo si era visto negli Stati Uniti con il film di Michael Moore Fahrenheit 9/11. Quindi un nuovo servizio di leva vorrebbe dire: togliere possibilità di riscatto sociale ad alcuni giovani meno fortunati.

Se volessimo reintrodurre la leva militare, dovremmo spendere qualcosa di più in termini di PIL, per renderla un’opzione fattibile. Di conseguenza, c’è chi vede positivamente il ragionamento “+ spese militari = + crescita economia”, una sorta di new deal, ma questo sillogismo keynesiano non è più così matematico come una volta. Oggi, in ristrettezze economiche, le risorse militari vengono prese da altri settori pubblici (1, 2, 3). Ad ogni modo, come vedremo più sotto, la leva militare rimane un costo eccessivo in tempi di pace. Ma anche in tempo di guerra la leva non se la passa molto bene; mentre imperversava la Guerra in Vietnam, nel 1973 Nixon ha abolito la leva militare per due motivi: tutti la odiavano, e secondo, gli economisti hanno fornito la scusa intellettuale per rimuoverla. Il servizio di leva “rubava” tempo a chi preferiva fare altro (tipo: lavorare), perdere un anno nel mercato del lavoro a volte può significare molto.

In maniera più tecnica, una ricerca scientifica ha messo in risalto come l’assenza della leva militare promuova l’ingresso all’università, aumentando i laureati del 3-4% (il basso numero di iscritti all’università rimane una piaga in Italia ). Ciò si traduce, per ogni punto percentuale, in un aumento del PIL dello o,25. Inoltre, un discreto numero di articoli accademici sostiene che l’introduzione della leva impatterebbe negativamente su diversi elementi: genera un minor guadagno economico per l’individuo e di conseguenza produce disuguaglianza, crea una mancata allocazione della forza lavoro, minor efficienza militare a causa dei brevi periodi di addestramento e del turnover (1, 2). Ovviamente ci sono motivi anche più operativi, a favore di un esercito professionista; un esercito costituitito da volontari è più motivato di uno di leva, una persona obbligata a fare qualcosa non la farà mai al meglio (la motivazione e il morale sono elementi di fondamentale importanza nei soldati).

Come visto, quello della Svezia non è una leva vera e propria, ma solo un’esigenza camuffata. Comunque sia, oggi la leva militare non è la soluzione a nessun problema: non lo è contro il terrorismo e non lo è per la pigrizia dei giovani. Anzi, potrebbe essere un problema, in quanto una soluzione inutilmente costosa (“it’s the economy stupid”) e imposta. Alla fine noi millenials italiani e svedesi non avremo problemi, possiamo continuare a essere disordinati e a sporcare in giro.

Riccardo Casarini

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...