“Oh Lordy, trouble so hard”: Xavier Dolan

Il solito figlio gay torna a casa dopo dodici anni di silenzi per annunciare alla famiglia di essersi ammalato in maniera irreparabile. Divenuto ormai un affermato scrittore, Louis (Gaspard Ulliel), non vede sua sorella (Léa Seydoux) da quando era piccola e, con il passare degli anni, lei si è trasformata in donna e sconosciuta. Il fratello (Vincent Cassel), colmo di rancore, si è sposato e ha avuto due figli. Ma lui non ha mai conosciuto né i suoi nipoti, né sua cognata (Marion Cotillard). Infine, ad attenderlo a casa, c’è l’amore incondizionato di sua madre (Nathalie Baye), paurosa di sapere il motivo del suo ritorno: “Io non ti capisco, ma ti voglio bene… e questo nessuno me lo può levare!”. Una storia di incomprensioni, che sembrerebbe essere stata raccontata mille volte. Ma la maestria di Dolan la trasforma in un racconto inedito, che tocca tutti. Chi più, chi meno.


È solo la fine del mondo è basato sull’omonimo piéce teatrale di Jean-Luc Lagarce (1990). A teatro la “non-comunicazione” era rappresentata principalmente dai monologhi: ogni attore parlava da solo con se stesso. Ma è nella sceneggiatura cinematografica, riadattata da Dolan, che troviamo la vera magia: comunicare senza doversi dire nulla. Una magia che ha come ingrediente principale il talento di ciascun attore. La loro è una recitazione fatta di parole incastrate in gola e di silenzi. Di balbettii e di sguardi. Di parole sputate con rabbia e di accennati sorrisi.

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Gaspar Ulliel – fonte: AlloCiné

Ancora una volta ritroviamo l’uso claustrofobico della telecamera: se in Mommy l’inquadratura si restringeva fino a diventare un quadrato, qui non lascia respiro al viso degli attori. Un’inquadratura ossessionata dallo sguardo, da un minimo movimento delle labbra. Un’inquadratura che si libera solo in qualche flashback. Un tempo passato nel quale, forse, ancora si respirava. 
Il regista concede però allo spettatore alcuni momenti in cui poter tirare un sospiro di sollievo, e lo fa attraverso le scelte della colonna sonora. Dai Blink-182 con I miss you, a Dragostea Din Tei, sino alla profetica Natural Blues di Moby: “Looked on the bed and brother was dead”.

Dopo la presentazione al Festival di Cannes, il film è apparso nelle sale italiane il 7 Dicembre. Giusto due settimane prima del cenone di Natale, dove anche noi rincontreremo le nostre famiglie. Forse è per questo che si esce dal cinema inquieti e turbati. Con un nodo alla gola da sciogliere e la voglia di dire tutto il non detto. Di ascoltare ciò che le nostre orecchie hanno solo sentito. Le opere di Dolan ci pungono sempre su temi difficili e di grande attualità. Che sia la nostra occasione per trasformare (quella che i più considerano) un’irritante cena di Natale in un momento di comprensione e perdono? Dipenderà da noi. D’altronde, una cena non è la fine del mondo.

Paola Pitzus

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