Rimboschimento urbano, a Bologna 1400 alberi contro il cambiamento climatico

In inglese è noto come “urban forestry”, termine con il quale viene inteso, in generale, la cura e la manutenzione della vegetazione urbana, importante al fine di garantire la vivibilità delle città. L’aumento della vegetazione cittadina si sta facendo largo come buona pratica in diverse città d’Europa, al fine di migliorare la qualità della vita delle popolazioni che vi risiedono e come importante alleato nella mitigazione dei cambiamenti climatici. Piantare alberi e coltivare vegetazione sui tetti aiuta a schermare la radiazione solare, aumenta i fenomeni di traspirazione ed evaporazione dell’aria, protegge il suolo, trattiene l’acqua in eccesso e migliora la qualità dell’aria.

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L’aumento delle temperature medie annuali, lo smog, polveri e le ondate di calore estive sono tutti fattori che rendono sempre più difficile la vita nelle città. Secondo il quotidiano inglese The Guardian, nel 2003 i cambiamenti climatici hanno aumentato il rischio di morte legata alle alte temperature estive del 70% a Londra e del 20% a Parigi.

Bologna non è immune a questo trend. Le ondate di calore sono uno dei quattro punti critici individuati dalla “Strategia locale di adattamento ai cambiamenti climatici” pubblicata dal comune di Bologna nel 2014. Proprio in risposta a tale minaccia nel 2010 è stato lanciato il progetto Life+ “Gaia – forestazione urbana”.

Gaia ha rappresentato un esempio di successo di partnership pubblico-privata, con un coinvolgimento attivo di 26 imprese del territorio, le quali hanno avuto occasione di diminuire il loro “carbon footprint”, ossia le loro emissioni, controbilanciandole con il trapianto di nuovi alberi.

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Parco di villa Contri, una delle aree interessate dal progetto

Uno dei fattori più interessanti è la metodologia con cui sono stati selezionati gli alberi da trapiantare negli undici parchi interessati dall’iniziativa. Grazie a uno studio dell’Istituto di biometereologia di Bologna sono stati identificati 24 tipi di pianta, individuati attraverso parametri quali la capacità di assorbimento di CO2, delle polveri sottili e delle potenzialità allergeniche. Facciamo tre esempi:

  1. Acero campestre, in trent’anni capace di assorbire 2490 kg di CO2 in città e dotato di una discreta possibilità di catturare le polveri sottili.
  2. Ciliegio, in grado di sottrarre in trent’anni 2160 kg di CO2 e molto efficace nella sottrazione dei famosi PM10.
  3. Ginkgo, uno degli alberi più incisivi in termini di trattenuta di CO2, con una capacità di trattenuta di 3660 Kg di CO2 e un elevata potenzialità di assorbimento delle polveri, compensata da una crescita piuttosto lenta.

Il progetto ha avuto una durata di trenta mesi con un costo di 1.202.000 euro, ed ha permesso la piantagione di 1405 alberi sul territorio Bolognese. Questi ultimi, secondo il sistema di calcolo sviluppato dal progetto, hanno permesso sino a aprile 2016 la sottrazione di 4215 tonnellate di CO2. Gaia ha permesso la partecipazione delle imprese e delle associazioni del territorio a politiche di sviluppo, rivelandosi un efficace sistema di governance locale replicabile in altre città. Il progetto è tutt’oggi aperto, in tal senso, a nuove adesioni di imprese che intendono compensare le proprie attività, così come a città che desiderano imitare l’esperienza del capoluogo emiliano, alle quali il comune di Bologna mette a disposizione gli strumenti, la metodologia e le informazioni raccolte durante l’esperimento.

Un buon esempio per tutti.

Andrea Cattini

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