Ciauscolo, prosciutto di Norcia, altri cibi fantastici (e dove trovarli)

Nessuno, né i nostri lettori più fedeli, né molti tra i membri della redazione, sa come sia realmente nato The Bottom Up. È giunto il momento di svelarlo in questa storia che lega insieme un aiuto concreto alle terre del centro Italia colpite dal sisma e un’ode semiseria a quello che, secondo chi scrive, è il prodotto migliore delle Marche (o forse del mondo): il ciauscolo.

Via dell’Unione, Bologna. A cavallo tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013. Appartamento universitario. Molto legno, tanto Ikea. Attorno ad un tavolo, 5 studenti discutono della fondazione di una rivista online. Qualche tempo dopo, si deciderà il nome, The Bottom Up. Sulla tavola imbandita c’è del vino rosso, non eccellente, di quelli alla portata di studenti squattrinati, ma soprattutto c’è un salume, di cui 4 di loro non hanno mai sentito parlare: il ciauscolo. Inevitabilmente, buona parte della discussione verte sul ciauscolo. Non è una salsiccia, tengo a precisare io, evangelista di questo prodotto della mia terra, le Marche. È molto di più di una salsiccia, è il simbolo della marchigianità. Va detto che il salume viene prodotto principalmente nella Provincia di Macerata, ma si sa, le Marche sono la Provincia di Macerata. Un saluto a tutti gli amici di Ancona, Ascoli Piceno, Fermo e Pesaro-Urbino.

Ho passato vari anni della mia vita a capire quale fosse la dizione precisa di questo salume. Ciauscolo, ciabuscolo, ciavuscolo. Una tragedia, visto che la differenza di pronuncia tra “v” e “b” è qualcosa di imperscrutabile per un marchigiano. In casa mia, a Recanati, lo chiamano ciaruscolo, con la s pronunciata come in “sciare”, mi raccomando. Da Cappa salumificio di Villa Sant’Antonio, alle porte di Visso, tappa fissa di ogni recanatese in viaggio verso Frontignano di Ussita, lo chiamano Villanello. Disquisizioni filologiche a parte, il ciauscolo è qualcosa che un marchigiano incontra in tenera età e, da quel momento, inizia un sodalizio di gusto che durerà tutta la vita. Il ciauscolo è fedele, non delude mai. Il ciauscolo ti riempie la bocca di quel suo sapore intenso. Il ciauscolo è “tignoso”, come solo un marchigiano sa essere. Il ciauscolo è proletario. Ai borghesi lasciamo mangiare il sushi. Il ciauscolo è un percorso di socialità. Il ciauscolo è aggregazione. Pane e ciauscolo batte bacche di goji 20 a 0. Il ciauscolo non contiene olio di palma. Il ciauscolo seduce. Offri ciauscolo e Rosso Piceno ad una giovane pulzella (o pulzello), magari del nord, non avvezza/o a cotanta bontà e sarà tua, o tuo.

Come detto sopra, il ciauscolo è simbolo di marchigianità. Per questo, l’ode al ciauscolo è propedeutica all’invito che la redazione di The Bottom Up vuole fare ai suoi lettori: quest’anno a Natale, siate solidali, regalate prodotti tipici del Centro Italia e aiutate questa magnifica terra a rialzarsi.

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Alcuni gruppi di produttori hanno deciso, infatti, di aggregarsi proprio per facilitare il compito a chi non può recarsi direttamente nell’azienda o nel negozio per fare i propri acquisti. Premessa necessaria è che, come purtroppo di fronte ad ogni tragedia, c’è chi è pronto ad approfittarne: la Guardia di Finanza ha stilato un vademecum da tenere presente per evitare le truffe. Contattare direttamente l’azienda presso cui si vuole procedere con l’acquisto, richiedere fotografie o maggiori informazioni sui prodotti, diffidare da inserzioni che sembrano proporvi la luna, o un cannolo siciliano made in Norcia e, infine, essere prudenti con gli acquisti online, affidandosi a strategie tracciabili come eseguire bonifici su IBAN italiani oppure utilizzare PayPal.

Naturalmente la prudenza non deve frenare la solidarietà, e per aiutarvi abbiamo selezionato alcune vie sicure per procedere. È nato già qualche mese fa a Tolentino il portale di e-commerce Daje Marche dove, grazie al lavoro di un gruppo giovane e ampio di collaboratori, è possibile acquistare prodotti tipici marchigiani da aziende verificate. Come ci spiega il promotore dell’iniziativa, Paolo Isabettini: “Il nostro obiettivo è tendere una mano a commercianti e imprenditori in questo momento di emergenza. Dare respiro all’economia del territorio colpita dal terremoto. La nostra mission, implicita, è promuovere un territorio ancora poco conosciuto. Promuovere le Marche, l’essenza di un territorio a partire dai suoi aromi, profumi e sapori.”

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Per chi, invece, vorrebbe far trovare sotto l’albero ad amici e parenti una bella confezione di salumi della Valnerina, dal prosciutto di Norcia al guanciale, giusto per fare due esempi, Umbria24 e Valnerinaonline hanno pubblicato una lista di produttori disponibili a spedire le loro lecornie in Italia e anche all’estero. Per chi non sa scegliere tra un tartufo, lo zafferano e il ciauscolo, è possibile ordinare un cesto misto tramite il sito dei produttori di Norcia. Una iniziativa affine è stata promossa dalla Confartigianato Macerata che propone una lista di proposte interessanti, gustose e solidali direttamente sul suo sito.

Come spesso accade, la solidarità corre anche sui social. Ecco allora che i curatori della comunità FoodBlogger per il Centro Italia ha stilato un documento excel in costante aggiornamento con i contatti verificati di aziende dell’area effettivamente colpita dallo sciame sismico. Sono incluse anche quelle piccole produzioni senza un sito internet, ma che possiamo contattare grazie al buon vecchio telefono.

Oltre le vittime, gli sfollati, le polemiche per la ricostruzione, acquistare un prodotto tipico da un’azienda in difficoltà è quanto di più concreto ciascuno di noi possa fare per supportare una vasta regione del nostro paese che si trova in seria difficoltà. Che scegliate il ciauscolo, come in fondo auspichiamo, oppure le lenticchie dei Monti Sibillini, lo zafferano di Cascia o i salumi artigianali di Norcia, siamo sicuri che il messaggio di solidarietà arriverà a destinazione forte e chiaro e che, per qualche famiglia in più, sarà davvero un buon Natale.

Roberto Tubaldi e Angela Caporale

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