Nella stanza dei bottoni: autoritari ed eccentrici

Io sono il vostro unico leader e decido tutto io. Decido le leggi, decido come applicarle, decido quanto stare in carica, decido quando (e se) indire elezioni, decido che non ci devono essere rivali politici, decido che nessuno mi può criticare, decido di perseguitare chi mi critica, decido con quali stati allearmi e con quali fare la guerra, decido quello che il mio paese deve pensare e decido quello in cui deve credere. Ma, soprattutto, decido come mi vesto. E pensateci due volte prima di di giudicare il mio stile sia troppo eccentrico o fuori luogo. Potrei decidere che diventi anche il vostro stile.

Joseph-Desiré Mobutu (1930-1997)

Durante il suoi oltre trent’anni al potere (1965-1997) in Congo, favoriti dalla vergognosa connivenza della comunità internazionale, Mobutu ha instaurato un regime dittatoriale basato sulla corruzione, la cleptocrazia e sul culto della personalità. Non deve sorprendere dunque che negli anni settanta, per enfatizzare il ritorno all’autenticità africana,  abbia cambiato il nome del suo paese in Zaire e si sia auto-proclamato “Mobutu il guerriero che va di vittoria in vittoria senza che nessuno possa fermarlo”. Questa riscoperta delle origini è passata anche attraverso un outfit che lo ha reso celebre: abacost (una sorta di veste maoista in grigio o con fantasie maculate e striate), occhiali da vista a montatura spessa e copricapo (tuque) in vera pelle di leopardo alla faccia degli animalisti. La sua ossessione per la moda e la sua enorme ricchezza accumulata negli anni sono dimostrate dal noleggio di un concorde per andare a saccheggiare le più esclusive boutique di Parigi. Fashion addicted.

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Visto così sembra quasi simpatico

Muammar Gheddafi (1942-2011)

Era dall’inizio di questa rubrica che aspettavo questo momento. Il colonnello libico Muammar Gheddafi rimane lo stereotipo del dittatore eccentrico, in tutto e per tutto: gli accordi internazionali siglati rigorosamente con stretta di mano, i viaggi in tenda, le sue amazzoni che lo seguivano ovunque. Ma è nel look che Gheddafi ha espresso al meglio la sua assoluta originalità. Uno stile molto “one of a kind” a metà tra un sultano mediorientale e la superstar del pop Micheal Jackson, in cui si mischiano tuniche arabe di tessuti pregiati e colori sgargianti ad accessori molto contemporanei e occidentali (e anche un po’ tamarri), come gli occhiali da sole a mascherina. Che dire… unico, inimitabile, super cool. L’intervento francese in Libia nel 2011 al fine di aiutare gli insorti e mettere fine al regime del colonnello è ormai unanimemente considerato un grave errore strategico. Chissà che non fosse dettato da una certa invidia da parte degli altri capi di stato per un personaggio così fashion.

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Con una sobria veste vinaccia, seguito dalle sue amazzoni
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I’m bad, I’m bad

Vladimir Putin (1952-)

La russia del presidente Vladimir Vladimirovic Putin non è tecnicamente un regime dittatoriale come l’Unione Sovietica. Si suole, con un evidente ossimoro, definirla “democrazia autoritaria”. Putin, ex agente del KGB, è comunque un leader tutto di un pezzo, capace, in maniera machiavelliana, di alternare la parte del glaciale calcolatore e quella del conquistatore aggressivo. E questa sua spiccata virilità è rispecchiata anche dal suo stile. Nei meeting istituzionali è impeccabile nei suoi completi, ma riesce sempre ad aggiungere un dettaglio per intimorire il proprio interlocutore, come questi occhiali da sole in stile James Bond. La sua attitudine “da macho”, in grado di sprizzare testosterone da tutti i pori, emerge in tutta la sua dirompenza nei momenti di svago in cui Vladimir si dedica ad attività adrenaliniche come la caccia, la pesca, la palestra, gli sport estremi e le arti marziali. In queste occasioni il novello zar non ha alcuna remora a mettere in bella mostra la sua (invidiabile vista l’età) prestanza fisica. Nel caso qualcuno voglia sentirsi “uomo” come Putin anche quando va a fare la spesa al supermercato, da poco è in commercio la fragranza “leader”, direttamente approvata dal Cremlino.

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Back to KGB
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L’uomo che non deve chiedere mai
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Il profumo del potere

Kim Jong Un (si dice 1983-)

C’è un enorme alone di mistero attorno alla figura del tanto spietato quanto giovane dittatore nordcoreano Kim Jong Un, figlio di Kim Jong Il e nipote di Kim Il Sung. Nemmeno l’anno della sua nascita è certo. Si dice che durante i suoi studi in Svizzera sotto falso nome abbia sviluppato una passione smodata per il basket NBA e gli oggetti di lusso. Quello che è certo è che il suo taglio di capelli è orrendo: un mix tra un hipster pasticcione e Pauly D di Jersey Shore (sì dai non dite che non avete mai guardato Jersey Shore che non ci crede nessuno). E pare che ora voglia obbligare tutti i suoi connazionali ad adeguarsi a lui. Mi sembra un ottimo motivo per tentare la fuga.  Altro che purghe e rischio di conflitto nucleare.

Nonostante questo haircut orribile e un lapalissiano problema di peso, un sito di notizie cinese lo ha definito “l’uomo più sexy vivente”. Ah era un articolo satirico? Meno male…

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Sexiest man alive

Valerio Vignoli

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