Stendiamo un velo, possibilmente non pietoso

E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi, sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare.

(Sura XXIV:31)

Nel nostro very open-minded universo culturale occidentale si parla velo islamico quasi esclusivamente quando diventa una questione politica o sociale. Eppure altrove, dove indossare il velo – o, in arabo, hijab – è più la norma che l’eccezione, il velo finisce per diventare, oltre che una testimonianza di modestia e fede religiosa, anche un accessorio come molti altri, da scegliere con cura, sistemare e abbinare. Insomma, se speravate di sconfiggere l’incubo dei colori che cozzano insieme grazie allo hijab, non ci riuscirete nemmeno qui. Non potrete mettere una gonna blu sotto un velo marrone, perché mia nonna dice sempre: “Blu e marrone fa molto cafone”.

Questi sono i principali tipi di velo islamico.

1) Burqa

Avete i capelli sporchi e nessuna voglia di lavarli? Vi è spuntato un brufolo sul mento delle dimensioni di un mango maturo? Siete stufi di mostrare a chiunque i vostri pori della pelle? Non disperatevi. Fate come Paolo Brosio e datevi alla fede: un burqa e passa la paura.

C’è da dire che il burqa, che è il tipo più coprente di velo (persino gli occhi sono coperti da una retina!), non è indossato da quasi nessuna donna araba, né dalla stragrande maggioranza delle musulmane. È infatti diffuso in maniera consistente solo in alcune regioni dell’Afghanistan, presso popolazioni pashtun. I paesi in cui il velo è obbligatorio per legge sono solo due dei quarantanove in cui i cittadini di religione musulmana costituiscono la maggioranza delle popolazione: Arabia Saudita e Iran. Per quanto riguarda gli altri quarantasette, si va da paesi in cui il suo uso è molto diffuso, ad altri in cui è persino vietato in alcuni contesti pubblici.

2) Niqab

Questo tipo di velo copre tutto il corpo ma, a differenza del burqa, lascia scoperti gli occhi e, molto più importante, una piccola parte del setto nasale (non so voi, ma io credo sia il mio punto vincente). Di solito si compone di due parti: la prima è formata da un fazzoletto di stoffa leggero e traspirante, collocato al di sotto degli occhi a coprire naso e bocca, e legato al di sopra delle orecchie; la seconda è formata da un pezzo di stoffa molto più ampio del primo, che nasconde i capelli e buona parte del busto, da legare dietro la nuca, e poi lasciato cadere morbido lungo le orecchie. Nel Vicino Oriente, il niqāb è spesso associato al Wahhabismo, corrente fondamentalista legata all’Arabia Saudita. Solitamente il niqab è nero, marrone molto scuro se è una giornata particolarmente soleggiata e positiva.

3) Hijab

In questo momento gli stili più popolari di hijab sono tre: lo stile Cairo Street, lo stile turco, e lo stile Khaleeji, nato nei paesi del Golfo e ora molto amato anche tra le musulmane del Regno Unito. L’essenza del Cairo Street, il più amato, sta nell’utilizzare sciarpe molto colorate, spesso più di una alla volta, stratificate e acconciate tra loro in modo originale e creativo. 

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Un esempio di stile Cairo Street

Lo stile turco è completamente diverso. Si usa una sciarpa sola, quadrata, in genere in tessuto lucido e con motivi vistosi. Decisamente meno complesso da indossare del primo, arduo al punto che molte fanciulle si dilettano a imparare nuovi intrecci dalla versione islamica-sartoriale di ClioMakeUp: le hijab stylist, che potete trovare in appositi tutorial su YouTube.

Un esempio di stile turco
Un esempio di stile turco.

4) Chador

Secondo i sondaggi, il velo preferito non è quello integrale, ma proprio il chador (in persiano significa “tenda”): un taglio di tessuto semi circolare che ricopre il capo e le spalle, ma che lascia scoperto il viso. Viene chiuso sotto il mento a incorniciare il volto: se la vostra faccia non sembra un uovo siete a cavallo. Tradizionalmente si tende a indossare uno chador a stampe o di colore chiaro (beige, bianco o magari tutte quelle sfumature dell’ocra che nessuno riconosce davvero) con un foulard, il ruwsari, una blusa (piraahan) e una gonna (daaman) o un residuato degli anni Ottanta che vive e lotta insieme a noi: la gonna-pantalone (o, se vogliamo davvero nobilitarla, shalwaar).

5) Al-amira

Al-amira hijab in arabo significa “sciarpa della principessa”. È un velo composto da due parti: un copricapo che nasconde i capelli e una sciarpa tubolare, lunga fino alle spalle. È più semplice da indossare rispetto ad altri tipi di velo perché non deve essere fissato con spille ed è diffuso principalmente fra studentesse e giovani lavoratrici.

6) Shayla

Infine, ecco lo shayla: un velo rettangolare che copre la testa, molto simile all’hijab. Si può portare in modi diversi, anche se uno dei più comuni è a coprire la testa e sopra il collo. È il tipo di velo che più si vede in Italia.

L’Islamic Fashion offre alle donne musulmane quantomeno delle possibilità di resistenza passiva nei confronti delle restrizioni di regimi autoritari, come quello iraniano. Dato che il chador nero è obbligatorio per legge, le donne iraniane cercano sempre di più di esprimere la propria identità sfruttando oggetti, come le scarpe, o il trucco, che non possono essere sanzionati dai basiji, gli uomini della Polizia Morale iraniana. L’Islamic Fashion è una grande opportunità di collaborazione commerciale e di profitto, ed è certamente uno sprone in più a non fare di tutte le erbe un fascio. Vale sempre la pena ricordare che quando Karen Hughes, responsabile della Public Diplomacy di Bush Jr., si recò in Iraq a elogiare la necessità di cambiare la condizione della donna in Medio Oriente una fanciulla iraqena con un niqab in testa alzò la mano e disse: “Francamente, sono più soddisfatta così”.

Sofia Torre

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