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Tutti odiano Ted Cruz

Recitare la parte dell’outsider politico pur essendo parte integrante degli ingranaggi che muovono la macchina del potere è uno stratagemma populista che funziona bene agli occhi dei cittadini, soprattutto nel corso di una campagna elettorale. Il senatore Repubblicano del Texas Ted Cruz, attuale concorrente alle Primarie per la candidatura repubblicana alla Presidenza, sembra aver imparato tale trucco da un suo illustre collega del passato: Ronald Reagan. Reagan, nel corso della sua presidenza, parlando direttamente al popolo americano denunciò più volte gli intrighi di palazzo e le decisioni prese nei corridoi di Camera dei Rappresentanti e Senato, nel tentativo di distanziare agli occhi dell’opinione pubblica la figura del Presidente dal ‘teatrino della politica’ di Washington e dipingerla di un bianco immacolato e super-partes che la ritraesse dalla parte dei cittadini. Anche Obama ha fatto ricorso a tale stratagemma retorico, soprattutto in occasione dello shutdown del 2013 e del continuante dibattito sul controllo delle armi da fuoco.

Ted Cruz, recente vincitore dei caucus repubblicani in Iowa, ha molta ammirazione nei confronti della figura di Reagan. Lo ha citato nei suoi discorsi e ha provato a tracciare un paragone tra se stesso e l’ex presidente, attraverso un improbabile sillogismo: così come ci è voluto Jimmy Carter per avere Ronald Reagan, l’America si è dovuta sorbire otto anni di Barack Obama per poter adesso avere Ted Cruz. L’allievo, però, ha per un certo verso superato il maestro. Cruz infatti è andato anche oltre Reagan nel senso che, a forza di criticare i suoi colleghi, è riuscito nell’impresa di inimicarsi per davvero l’intero Partito Repubblicano, il quale lo DETESTA. Cruz è quindi per certi versi più outsider di Reagan (che non dimentichiamoci originariamente di professione era un attore Hollywoodiano), il quale invece, verso la fine della sua carriera, era amato dai suoi colleghi di partito (e non solo) a livelli che sfioravano (e sfiorano tutt’oggi) il culto divino. Se vi state chiedendo che cosa abbia fatto di così terribile Ted Cruz per essere così detestato non preoccupatevi, ho già pronta la risposta.

ted cruz USA

Nato in Canada dall’unione tra un immigrato cubano di origine spagnola e una cittadina americana del Delaware, Ted Cruz ha scalato in fretta i ranghi del Partito Repubblicano, cominciando la propria carriera all’interno del GOP come consigliere agli affari interni della campagna elettorale di George W. Bush nel 1999 e facendosi notare fin da subito per una spiccata e mal celata ambizione personale, così come per la sua natura di freddo calcolatore disposto a criticare e passare sopra al resto degli esponenti di partito pur di raggiungere i propri obiettivi. Per sua stessa ammissione, Cruz ha faticato sin dall’inizio a farsi ben volere dai suoi colleghi a causa della sua personalità e Bush stesso ha recentemente ammesso il proprio disprezzo nei suoi confronti.

Le cose non sono migliorate una volta che Cruz è divenuto senatore, nel 2012. Descritto da John Boehner e John McCain — due pesi massimi del partito — come “stupido e pazzo”, Cruz negli ultimi tre anni si è profuso in uno specifico e personale tentativo di dipingere praticamente ogni singolo repubblicano a Washington come corrotto e falso e al contempo dichiarare se stesso come l’unica persona onesta della città. Naturale che i suoi colleghi non abbiano apprezzato e non un singolo senatore repubblicano abbia sostenuto pubblicamente la sua candidatura alla Presidenza.

Non solo: Cruz è anche uno dei principali responsabili dello shutdown del 2013, ovverosia lo stallo governativo attuato dal Tea Party come ricatto nei confronti del Presidente Obama nel tentativo di costringerlo a modificare la propria riforma della sanità. Stallo che si è poi risolto con una ritirata ed un consistente danno di immagine del partito repubblicano, la maggioranza del quale nemmeno supportava tale mossa.

In campagna elettorale, Cruz ha provato a presentare la sua poca simpatia come un’attraente qualità agli occhi degli elettori, una prova della sua capacità di perseguire i propri obiettivi e di rispettare le promesse fatte senza curarsi della loro popolarità: “Se cercate qualcuno con cui uscireste a bere una birra dopo il lavoro, allora quel qualcuno non sono io” ha detto. “Ma se avete bisogno di qualcuno che guidi la macchina al vostro posto allora sono la persona giusta e potete stare certi che vi farò arrivare a casa sani e salvi.”

Rimanendo alla campagna elettorale e più precisamente ai recenti caucus dell’Iowa, Cruz si è reso protagonista di un colpo basso che forse meglio di qualsiasi altro esempio descrive la sua freddezza, la sua noncuranza nei confronti dei comunemente accettati dettami morali e la sua mancanza di rispetto nei confronti dei suoi colleghi. Appena prima dell’apertura delle votazioni, gli elettori repubblicani si sono visti recapitare SMS ed E-mail provenienti dallo staff della campagna elettorale di Cruz che li informavano (falsamente) del fatto che Ben Carson, suo rivale alle primarie, aveva abbandonato la corsa alla Casa Bianca e che quindi i suoi sostenitori avrebbero fatto bene a votare per Cruz al suo posto.

Il fatto che Cruz abbia poi inaspettatamente superato Donald Trump e vinto a sorpresa le primarie dell’Iowa ha inevitabilmente scatenato una fortissima polemica intorno a tale mossa di propaganda, polemica che imperversa ancora oggi, una settimana dopo il voto.

Ted Cruz didn’t win Iowa, he stole it. That is why all of the polls were so wrong and why he got far more votes than anticipated. Bad!

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump)

Pur volendosi distanziare dal resto del partito repubblicano ed apparire come un candidato diverso e più puro, come ogni suo collega Cruz non ha disdegnato gli svariati milioni di dollari di donazioni che gli sono stati recapitati da uno sparuto numero di singoli grandi contribuenti repubblicani, tra cui i fratelli Koch e i fratelli Wilks.

Gli Stati Uniti, si sa, sono prima di tutto un business, al punto che al momento di tracciare le linee guida con cui scegliere il proprio Presidente, gli americani hanno legalmente affiancato all’esercizio democratico del voto la realtà equivoca e non del tutto controllabile delle lobby, facendo di conseguenza del denaro un lubrificante indispensabile dei numerosi ingranaggi di quel grande motore che è la democrazia. La partita della nomina dei candidati si gioca quindi anche e soprattutto sul sostegno di pochi grandi contribuenti privati che di volta in volta decidono a chi offrire il loro supporto economico. Con 124 milioni di dollari Jeb Bush è stato fino ad ora il candidato repubblicano che ha ricevuto il maggior numero di donazioni private, superando di gran lunga i suoi avversari. Le sue scarse performance elettorali, tuttavia, potrebbero far cambiare idea ai suoi sostenitori i quali potrebbero presto decidere controvoglia di far virare il proprio sostegno su Ted Cruz, nonostante come abbiamo visto egli sia un personaggio genuinamente disprezzato dal resto del Partito.

Il motivo per cui Cruz rischia di essere l’unica speranza che i Repubblicani hanno di evitare un terzo mandato democratico alla Casa Bianca è il fatto che il senatore del Texas costituisce un compromesso tra la presentabile moderatezza di Jeb Bush e la folle chiassosità di Donald Trump. Cruz, così come Trump, ha posizioni decisamente radicali su tutte le tematiche politiche, dalla situazione in Siria alla sanità, dall’immigrazione al cambiamento climatico. Similmente a Donald Trump, anche Cruz si rivolge alla ‘pancia’ degli americani, solo in modo appena più diluito (al punto da essersi guadagnato, scimmiottando la Coca Cola, il soprannome di Diet Trump) così da apparire plausibile anche all’elettore più moderato. Diversamente da Trump e dal resto dei suoi concorrenti, tuttavia, la sua campagna elettorale appare molto meglio pianificata e con una presenza ben radicata su tutto il territorio nazionale. In particolare, Cruz ha allestito con molti mesi di anticipo rispetto ai suoi concorrenti la sua presenza elettorale in alcuni stati strategici, il vincitore dei quali raccoglie la totalità dei Delegati di tali stati in modo diverso rispetto al sistema proporzionale con cui si è votato in Iowa.

Tenendo a mente che il candidato alla Presidenza solitamente emerge tra chi vince Iowa e/o New Hampshire, e nonostante il fatto che Trump ieri sera abbia trionfato alle primare dello ‘stato di granito’, Cruz rischia seriamente di diventare il prossimo ufficiale candidato repubblicano. Persino i media — i quali hanno munto la vacca Trump per tutto questo tempo non riuscendo a credere che botta di fortuna avessero ricevuto nel vedere candidarsi un personaggio così sopra le righe e fuori dai soliti schemi — stanno cominciando ad accorgersene.

Come abbiamo visto in precedenza, il framing mediatico è parte determinante dei primi appuntamenti elettorali, e il fatto che il freddo calcolatore Cruz abbia iniziato a vincere già in Iowa nonostante partisse sfavorito è indicatore di quanto la sua candidatura debba ormai essere presa sul serio sia dai media americani sia dagli osservatori esterni come noi.

Giacomo Vezzani

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