Accanto ai bambini di Kobane, anche a distanza

Immagino ci fosse il silenzio, a Kobane, la mattina di quel 27 gennaio, ormai un anno fa. Il primo giorno di Kobane libera dopo quattro mesi di assedio da parte delle truppe dell’ISIS. Silenzio perché la libertà della città al confine curdo-siriano è stata pagata a caro prezzo: soltanto nell’ultima notte un centinaio di civili è stato vittima dell’ultima, disperata, rappresaglia dell’ISIS. Ciò che ha colpito chi, per primo, è riuscito a rimettere piede nella città dopo l’assedio è stato il grigio, il grigio della distruzione di case, palazzi, edifici distrutti, il grigio della polvere che aveva coperto tutto, anche le esistenze di chi non era riuscito ad andarsene o di chi sperava di tornare.

Oggi, a un anno dalla liberazione della città da parte dei combattenti curdi, la priorità è ricostruire. Una ricostruzione materiale e psicologica che rappresenta l’unica via percorribile per tentare di porre le fondamenta di un ritorno alla vita “normale”, se poi di vita normale si può parlare nel cuore del Rojava, regione settentrionale della Siria a maggioranza curda, da sempre laboratorio politico di tolleranza e democrazia, proprio per questo nel mirino del “califfato”.

kobane

I quattro mesi di combattimenti attorno alla città sono costati la vita a più di 2000 persone, tra di essi c’erano anche madri, padri, nonni, zii. Famiglie che non esistono più, ma soprattutto bambini il cui futuro pare sempre più ipotetico. Proprio per questa ragione, tre associazioni curde, Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia Onlus, Associazione dei Martiri di Kobane e SARA, hanno deciso di promuovere “Bimbi di Kobane“, un progetto di solidarietà attiva internazionale finalizzato ad assicurare, grazie all’adozione a distanza, un futuro migliore a 174 bambini della città. Di età compresa tra i 5 e i 14 anni, gli orfani non hanno un posto dove stare finché non sarà completato il centro polifunzionale che li accoglierà e offrirà loro un tetto, garanzie sanitarie e una scuola. Tuttavia si tratta di un progetto dai costi elevati e non realizzabile nel breve periodo. Che fare nel frattempo?

Partecipando a “Bimbi di Kobane” sarà possibile sostenere a distanza uno o più di questi 174 bambini, aiutando le associazioni in città a fornire loro tutto ciò di cui hanno bisogno, dai vestiti fino a quaderni e matite per tornare sui banchi. La maggior parte dei bambini è, infatti, in età scolare: 104 frequentano la scuola elementare, 50 la scuola media, 16 il liceo, mentre gli altri invece sono troppo piccoli. Nel gruppo ci sono anche quattro disabili. “Vivono a Kobane, nei villaggi circostanti e nel campo di Misternur – spiega Ozlem Tanrikulu, Presidente di UIKI Onlus e delegato del Kobane Reconstruction Board in Europa – sono stati selezionati dai nostri partner in città: dopo una ricerca sulle 250.000 persone che sono tornate a vivere a Kobane, l’Associazione dei Martiri e SARA hanno scelto bambini che hanno perso la madre, il padre o entrambi. Alcuni vivono con i nonni, altri non hanno proprio nessuno.”

bimbi di kobane adozione a distanza

L’iniziativa è parte del grande network internazionale “Help Kobane” che ha avviato una campagna di crowdfunding su Indiegogo per facilitare il ritorno dei bambini a scuola. In una città che, prima, contava 400.000 abitanti, non sempre è possibile muoversi senza mezzi, quindi i promotori hanno deciso di raccogliere fondi per acquistare uno scuolabus. Queste iniziative di solidarietà rivolte ai bambini e finalizzate a ricostruire le scuole, assumono una rilevanza maggiore se, ampliando lo sguardo, pensiamo invece al ruolo che hanno i bambini nella società promossa dallo Stato Islamico. Le poche scuole che sono ancora aperte hanno programmi ligi alla dottrina islamista del jihad à la al-Baghdadi, orfani e trovatelli sono presto coinvolti nelle operazioni militari, quelli più promettenti imparano sin da piccoli a decapitare le bambole per passare, chissà, ai nemici “infedeli”.

L’impegno umanitario di “Bimbi di Kobane” replica direttamente a questa visione che immagina i bambini come strumenti per raggiungere obiettivi politici. Al contrario, l’obiettivo è assicurare ad essi un futuro migliore fondato sull’educazione e la scolarizzazione, senza costringerli a lasciare la loro città e sradicarsi dal luogo dove sono nati. E’ fondamentale la scuola – spiega ancora Ozlem – perché è l’unico luogo in tutta Kobane dove possono sentirsi bene, è un inizio.  Un inizio a cui possono partecipare anche persone distanti, dall’Italia ma presto anche dalla Francia, dalla Norvegia, e non soltanto, con il fine comune di sostenere chi sarà, domani, il futuro e il ritorno alla vita di una città e un’area ancora oggi sotto attacco.

@puntoevirgola_

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...