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“Foglie di fragole per cena” – Madaya, Siria, 2016

[Nota dell’autore: ho scelto di non inserire nell’articolo nessuna delle fotografie rese pubbliche dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. Sono molto forti, ritengo giusto che sia ciascuno a scegliere se guardarle oppure no:  qui è possibile trovarle e leggere l’intera denuncia della ONG attiva da Londra.]

Madaya è una città di 40.000 abitanti, 50km a nord ovest rispetto a Damasco, Siria. Stretta sotto assedio dallo scorso luglio da parte dall’esercito di Assad supportato dalle milizie di Hezbollah, Madaya è completamente isolata. Si tratta di un accerchiamento che ha completamente bloccato la vita della città che, oggi, è al collasso.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, un gruppo di attivisti indipendenti impegnato in prima linea nel raccontare quello che sta succedendo nel paese, ha pubblicato in questi giorni un report dedicato soltanto a Madaya. Le immagini e le storie che emergono valicano i limiti dell’immaginabile, dell’accettabile, dell’umano: per sfuggire alla fame, gli abitanti sono costretti a mangiare le foglie degli alberi, insetti, gatti pur di sopravvivere. Rajaai, 26enne insegnante di inglese e matematica, ha raccontato a VICE News che non fa un pasto vero da almeno tre mesi, “Stasera? Ho mangiato foglie di fragole per cena.” Scappare dalla città equivale a firmare la propria condanna a morte a causa delle mine anti-uomo sparse ovunque. Mentre all’interno, visto il blocco totale dei rifornimenti ufficiali, fiocca il mercato nero e conseguentemente crescono esponenzialmente i prezzi anche per i beni di prima necessità. Lo stesso report indica che il prezzo medio per un kg di zucchero o riso sfiora i 100 Dollari, cifre che molte persone non possono permettersi e a cui non è rimasta alcuna alternativa.

Sono state registrate 17 morti direttamente causate dall’embargo di fatto, anche se altre fonti, sempre citate dall’Osservatorio, riferiscono di una cifra superiore: quello che appare fuori di dubbio è che si tratta di un dato destinato a crescere. Nella città vivono, attualmente, 1200 persone con patologie mentali croniche riconosciute, 300 bambini il cui status di malnutrizione è riconosciuto. Inoltre, l’incedere dell’inverno, che nella zona del Qalamoun è particolarmente rigido e già in questi giorni si registrano -5°, complica la situazione: sono migliaia le persone che rischiano di sviluppare l’ipotermia o altre patologie legate all’abbassarsi delle temperature.

La situazione non è più tollerabile. Per questo motivo non solo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, ma anche alcuni attivisti dalla città stessa hanno lanciato degli appelli per portare l’attenzione internazionale su Madaya. Grazie a Facebook e ai social media, viene chiesto di manifestare in solidarietà della popolazione civile della città e di sollecitare un intervento diplomatico delle Nazioni Unite per porre fine ad una situazione nel quale i diritti umani non vengono nemmeno calpestati, ma completamente dimenticati.

Perché proprio Madaya? Secondo alcuni si tratta di una rappresaglia. Molti degli abitanti della città avevano preso parte alle proteste contro il governo degli Assad nel 2011, tuttavia non sembra essere sufficiente. La ragione dell’assedio sembra risiedere piuttosto nella posizione strategica nella quale si trova. Al confine tra Siria e Libano e non troppo distante da Damasco, circa 50 km, Madaya si trova al centro di una delle vie utilizzate dai trafficanti di armi per rifornire le forze in gioco in Siria. Assad spera, spingendo la città allo stremo delle forze, di indebolire i ribelli e le opposizioni, tagliando loro ogni forma di rifornimento. Rafforzare questa zona cuscinetto di frontiera, sembra essere diventata, negli ultimi mesi, una delle priorità del governo centrale siriano, anche più importante del combattere lo Stato Islamico a nord del paese, talmente importante da considerare lecita ogni strategia bellica, comprese quelle più retrograde come conquistare metri sulla pelle dei civili.

Nell’omertà generalizzata, a Madaya cresce la paura, prevale lo sconforto e muore la speranza. Come potrebbe essere altrimenti in una città abitata da 40.000 fantasmi?

@puntoevirgola_

AGGIORNAMENTO 7/1/2016 – A seguito delle pressioni internazionali, il governo di Assad ha permesso all’ONU di entrare nella città per poter consegnare degli aiuti umanitari alla popolazione.

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