Il Pagellone della politica 2015

Il senatore di Forza Italia e cyberbullo di fama nazionale Maurizio Gasparri mi ha dato del “#fallito”, leggendo il mio pagellone dell’anno scorso. Devo ammetterlo: ho avuto la tentazione di conservare lo screenshot del tweet nel desktop e ritirarmi a vita privata per sempre. Basta “The Bottom Up”, basta social, basta internet, basta facili ironie, basta sognare di essere il nuovo Giuseppe Cruciani. Andiamo a cercarci un lavoro vero che con il mondo del Web ho raggiunto il massimo riconoscimento possibile per un blogger.

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#priceless

E invece no. Ho desistito e, dopo alcuni giorni di estenuanti riflessioni, sono riuscito a ritrovare gli stimoli giusti per nuovi obiettivi. Uno in particolare: Diego Bianchi a.k.a. Zoro voglio essere menzionato nella tua Social Top 10, prima dei Selfie del bomber per eccellenza Bobo Vieri magari. Ero al festival del giornalismo di Perugia a vedere la puntata speciale di Gazebo. Io e gli altri scappati di casa della redazione ci siamo fatti pure una foto con Missouri 4. Ci conto. Mi raccomando. #Daje

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noi

Note generali per leggere (se vi va, con comodo, anche quando siete in bagno) questo pagellone:

  1. È una roba ancora più psichedelica e più random. A partire dai voti. Cioè un po’ tipo Irvine Welsh.
  2. Doveva essere un articolo a 6 mani scritto da me, l’Andrea Scanzi di The Bottom Up, Fabrizio Mezzanotte e la rivelazione dell’anno Andrea Zoboli. Ma sono un tantino egocentrico e diffido dei modenesi. Quindi sarà ancora un monocolore Vignoli. Ringrazio immensamente per gli spunti entrambi e li menzionerò nei casi in cui gli ho sottratto impunemente concetti ed espressioni più efficaci delle mie.

Matteo Renzi: non lo so ma sicuramente con il segno +, come l’Italia, che riparte, senza paura verso il futuro, nonostante quelli che non ci credevano (Credits: Fabrizio Mezzanotte)

Dargli un’insufficienza sarebbe proprio una mossa da gufi. In fondo le riforme le ha fatte no? Dal sistema elettorale alla scuola pubblica, passando per la pubblica amministrazione. A breve andrà in porto anche quella del senato. In fondo l’EXPO è stato un successo no? 21 milioni e mezzo di visitatori si sono recati a Milano. 6,5 erano stranieri. 2,3 miliardi di euro di incasso. In fondo l’economia è ripartita no? Il PIL è cresciuto del 0,8% dopo anni di segno meno (Scusami Padoan ma io quest’anno in TV, in radio, sui giornali, nei social non ti ho proprio visto mai e sentito. Voto: s.v. Che sta per “Senza Visibilità”). La disoccupazione è calata al 11,5%, minimo pre-crisi. In fondo con i migranti il governo se l’è cavata, senza cedere alla xenofobia e portando il problema di fronte all’Unione Europea. In fondo l’Italia non è stata bersaglio di attentati (Ah giusto ma questo è merito di Alfano! Grande Angelì! Voto: 4. Più o meno lo stesso giudizio del tuo ballo sulle note di YMCA). In fondo non si può criticare Renzi per aver privilegiato la diplomazia ai cacciabombardieri nella lotta allo Stato Islamico, seguendo il presidente USA Barack Obama (se ti annoi Barack, nel 2017 ti assumiamo noi come Premier. Lo stipendio non è malaccio e ci sono un bel po’ di benefit. Poi vuoi mettere Roma a Washington. Male che vada io e te facciamo un 1vs1 a basket, due putt a golf, andiamo ad ascoltare un concerto di musica soul. Voto: 328/76… chiamami Bro, please).

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In fondo, in fondo, in fondo. Il giudizio massimalista non può che essere positivo. Poi c’è quello minimalsta che guarda al pelo nell’uovo: un sistema elettorale che unisce i difetti di maggioritario e proporzionale, una riforma della scuola che si caratterizza per quella preoccupante tendenza verticistica di altre proposte dell’ex sindaco di Firenze, la corruzione e il ritardo nei lavori per l’EXPO, una ripresa economica della quale probabilmente ha poche responsabilità (Sto facendo riferimento a te Super Mario Draghi. Voto: 60miliardi. L’ammontare complessivo del Quantitative Easing), dei contratti a tempo indeterminato che sono quasi più precari di quelli a tempo determinato, alcuni difetti di coordinamento nell’allocazione dei migranti e la sensazione che fosse l’emergenza ad arrivare a Bruxelles e non l’esecutivo a portarcela, una politica estera talmente prudente da risultare quasi inconsistente e inefficace. Ma appunto queste sono critiche da gufi.

Che peraltro se ne sono andati da un Partito Democratico (Voto: 5. Come le regioni che ha conquistato sulle 7 disponibili in maggio) sempre più renziano fuori dal parlamento e sempre più Partito della Nazione in parlamento, con le annessioni di transfughi del M5S, di Forza Italia e chi più ne ha più ne metta. Un ammasso di deputati, multiforme ed eterogeneo ma determinato a rimanere lì, più o meno nel centro-sinistra. Dai facciamo centro e siamo buoni. Senza spazio per Berlusconi. Con i populisti ai margini a farneticare di complotti e guidare ruspe. E lui nel mezzo a legiferare in relativa tranquillità insieme al suo fedele giglio magico (Boschi voto: 300 milioni. No, Maria Elena non sono le rose rosse che ti sono state regalate per San Valentino ma gli euro dei risparmiatori che si sono volatilizzati nello scandalo della Banca Etruria ) e fragili alleati che può manipolare a suo piacimento. Bravo Matteo, hai ucciso la competizione partitica in Italia. Hai pure piazzato al quirinale un Presidente della Repubblica, il democristiano siculo Sergio Mattarella, che definire poco appariscente è un assoluto eufemismo (Voto: ½. Metro, l’altezza di un comodino, metafora della suo impatto politico). Complimenti davvero. Non è roba da tutti.

Matteo Salvini: 73 (presenze in TV nell’arco di 60 giorni, dal 1 gennaio al 25 febbraio)

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On the Ruspa

Dopo il boom dell’anno scorso, la popolarità della Lega Nord e del suo onnipresente leader Matteo Salvini si è arrestata a circa il 14-15% (che comunque rimane un dato significativo al quale bisogna aggiungere la vittoria di Luca Zaia alle regionali nell’amato Veneto). No non è colpa del suo omonimo di Rignano sull’Arno. Non è nemmeno un effetto collaterale della sua campagna dai toni forti contro l’immigrazione clandestina. Nessuno infine si è svegliato ricordandosi che la Lega una volta era un partito dedito alla causa secessionista e al vituperio dei vizi di “Roma ladrona” e che poi si è appropriato indebitamente dei finanziamenti pubblici. Secondo me tanta gente si sta proprio stufando del Salvini mediatico, del suo iper-presenzialismo, dei suoi commenti superficiali da bar sport, delle sue proposte tanto semplicistiche quanto palesemente irrealizzabili, del suo sviare le domande degli intervistatori per sciorinare i suoi ritornelli tipo “aiutiamoli a casa loro”, “chi paga le tasse è mio fratello”, “prima i pensionati italiani”, del suo maledetto tablet/generatore automatico di post insulsi e anche di quel look un po’ da sfigato che sta dalla parte degli sfigati. Siamo tutti in overdose da Salvini e sentiamo il bisogno di una salutare rehab.

Silvio Berlusconi: voto 500 milioni (I soldi che dovevano arrivare da Mr. Bee per comprare metà del Milan)

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Lacrimucce

Una volta era lui il traditore, in politica e nella vita. Quest’anno lui è stato il tradito. Prima da un Renzi machiavelliano che ha rotto il Patto del Nazareno quando non gli serviva più a nulla. Poi dal Darth Vader di Montecitorio Denis Verdini, in cerca della sua galassia lontana nella quale poter conservare serenamente poltrona e libertà. E molto di recente da Sandro Bondi. Sì avete capito bene quel Sandro Bondi che una volta ne cantava le lodi e le gesta in poesie che facevano rivoltare dalla tomba Leopardi e Ungaretti. La gente non sa proprio cosa significhi la riconoscenza oggigiorno. L’anno passato lo avevo salvato perché era riuscito a rimanere a galla ma ora l’imbarcazione chiamata Forza Italia sta sprofondando e gli Schettino della situazione si sono già messi in salvo. Non rimane che rifugiarsi dall’amico Putin (MVP del Risiko edizione 2015, Voto: 41. Perché gli manca la Mongolia per fare 42) per consolarsi. Rischia oggettivamente di essere l’ultima volta che lo cito in questo appuntamento annuale. Sento già un po’ di nostalgia del suo umorismo sconcio e delle sue ridicole gaffes nei meeting internazionali. Ma soprattutto mi mancano Maldini, Nesta, Pirlo, Gattuso, Seedorf, Kakà, Shevchenko, Ibrahimovic e Thiago Silva. Bei tempi.

La sinistra italiana voto: 3 (Per cento la minacciosa soglia di sbarramento dell’Italicum) (Credits Andrea Zoboli)

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Quest’anno ho avuto giornate pre e post-natalizie convulse che non mi hanno permesso di scandagliare a fondo gli eventi del 2015 come ho fatto l’anno scorso. Quindi prendo un fatto recente e cerco di elevarlo ad esemplificativo di tutti gli ultimi 365 giorni. Su Facebook ho il “like” sulla pagina di Civati (me l’ha messo a tradimento Filippo Batisti lo giuro) e qualche giorno fa lui ha postato il titolo di una sua intervista al “Resto Del Carlino”, come lo chiamiamo a Bologna, in cui ha pronunciato la seguente affermazione: “Il modello per me è l’Ulivos, cioè l’Ulivo con la radicalità di Podemos”. E subito mi scatta la domanda: “Cosa avrà voluto dire?”. Come a suo tempo mi è scattata la domanda “Chi ti ha suggerito il nome Possibile?” e in seguito la domanda “Ma fatta eccezione per gli hipster e i fricchettoni, chi pensa che in Italia l’eliminazione delle trivellazioni sia un’assoluta priorità?”. Quando invece Fassina e altri dissidenti del PD hanno fondato insieme a colleghi di SEL e esuli pentastellati “Sinistra Italiana” in novembre mi è venuta in mente una sola domanda: “Perché?”. Tutte domande che non avranno risposta da una sinistra che vorrebbe parlare alle masse imitando Alexis Tsipras (Voto:3 come le volte in cui i greci sono andati a votare quest’anno) ma rimane confinata in una nicchia intellettuale numericamente poco rilevante. Dai su Landini smettila di tirartela e scendi in campo che altrimenti il sorpasso a sinistra lo fa Papa Francesco (Voto: 5. Come gli euro spesi per farsi sistemare la montatura da un ottico romano. Altro che i maglioncini di cachemire di Bertinotti o la pensione anticipata di Vendola).

Movimento 5 Stelle: Voto: 26-29 (Per cento con discrete chance di vincere nell’eventuale ballottaggio)

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Oh meno male che li avevo dati in declino l’anno scorso. Si vede che proprio le previsioni non so azzeccarle. Nonostante il progressivo allontanamento dalle luci della ribalta di Beppe Grillo, il Movimento 5 Stelle in questo 2015 è cresciuto costantemente nei sondaggi di popolarità fino ad avvicinarsi pericolosamente al Partito Democratico. Anche alle regionali i candidati pentastellati si sono fatti valere, segnatamente in Liguria, nelle Marche e in Puglia. È quasi pleonastico suggerire che questo sviluppo è in parte frutto dei continui scandali che coinvolgono la nostra classe politica, il vero combustibile del MoVimento. Ma sarebbe assolutamente ingeneroso d’altra parte non attribuire dei meriti all’emergente classe dirigente del M5S. In particolare mi riferisco al giovane vice presidente della camera Luigi Di Maio che al momento è secondo solo a Renzi negli indici di gradimento dei cittadini per i leader politici (Voto: 36, sempre percento). Grillo diceva che la sua “è una guerra”. Abbastanza inaspettatamente i suoi soldati sono ancora in trincea a combatterla.

Giorgia Meloni: 231mila (follower su Twitter)

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La sua foto profilo di Twitter

Ci devo mettere pure lei nel pagellone? Davvero? Ah ha più follower di Salvini? Beh allora una menzione la merita pure la Marine Le Pen (Voto: 2017. L’anno della verità nella politica francese dopo i terribili attentati alla redazione Charlie Hebdo e al club Bataclan di quest’anno) della Garbatella. Se Salvini è il volto maschile, padano e concreto del populismo di estrema destra, la Meloni è quello femminile, centro-meridionale e un po’ frivolo. Le foto da poser, la piega di capelli sempre impeccabile, i vestiti chic, i gattini per mostrare il lato tenero. Tutto molto comune e quindi popolare. Personalmente non ci trovo nulla di attraente tanto in lei quanto nelle sue comparsate frequenti nei salotti TV. Comunque si libererà la poltrona di sindaco di Roma dopo le chiacchieratissime dimissioni di Ignazio Marino (voto: 20mila. Gli euro che ha volontariamente restituito per spese di “rappresentanza” tra le quali cene alle quali altri ospiti hanno smentito di aver partecipato) e dopo il consequenziale commissariamento. Lei potrebbe essere effettivamente un nome spendibile per la destra. Quindi può darsi che ne sentiremo parlare ancora. Forse anche nel 2016 mi domanderò: “Ci devo mettere pure lei nel pagellone?”

Vincenzo De Luca: positivo altrimenti la prende male e mi offende nella sua maniera colorita

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L’assoluto protagonista del trash politico di quest’anno è lui. Inutile anche andare a spulciare tutte le edizioni settimanali de “Il Peggio del Palazzo” su “L’espresso”. Il 2016 si è chiuso con un no contest per Vincenzo De Luca, neo-eletto governatore della Campania ed ex sindaco di Salerno. Il suo tratto distintivo? L’insulto creativo. Niente becerume gratuito sparso sui Social alla Gasparri. Niente vestiti da grinch alla Santanché. Nessun aumento di decibel nei talk show in stile Vittorio Sgarbi (grande Vittorio ci hai dato dentro persino dall’ospedale quest’anno) o alla Masimo Cacciari (che in questo 2015 si è conquistato i nostri cuori andandosene dalla sua poltrona dopo aver animatamente discusso con Mario Giordano, direttore del TG4, che difendeva il titolo sulla prima pagina di Libero “Bastardi Islamici”). Ma pacatezza e fantasia. La presidente della commissione anti-mafia Rosy Bindi lo inserisce nel registro degli impresentabili in vista delle regionali? “È lei l’impresentabile, da tutti i punti di vista”. Peter Gomez de “Il fatto quotidiano” lo prende di mira per i suoi presunti legami con la criminalità organizzata? “Un consumatore abusivo di ossigeno, un danno permanente all’ambiente”. Ecco qui ha raggiunto il Top. Si è voluto però superare, scagliandosi contro Rai3 definita “la più grande fabbrica di depressione al mondo” e il conterraneo Di Maio e quell’altro Di Battista di cui non ricorda il nome “intervistati per mezz’ora neanche fossero Kennedy, Roosevelt, Cavour. Mi facevano tenerezza. Mi ricordavano Heidi”. Ovviamente è presto finito vittima dell’imitazione di Maurizio Crozza. Ma è quasi meglio l’originale. Ah De Luca sarebbe stato condannato ad un anno di reclusione e interdizione dai servizi pubblici per abuso d’ufficio in gennaio e successivamente indagato perché un suo collaboratore avrebbe interferito con la decisione di sospendere la legge Severino, promettendo al marito del magistrato una carica nella sanità pubblica. Quisquilie.

Buon 2016 a tutti.

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