Bog e bulgarska!

Bog, in bulgaro, significa Dio. Non temete dunque che il titolo di questo articolo sia una bestemmia. O forse per qualcuno anche lo è. E’ la massima espressione di gioia, la più sincera e più ingenua, la più spontanea che sia venuta in mente ai cronisti bulgari davanti alla vittoria della loro nazionale. Questa frase risuona nelle tv di tutta Sofia e di tutto lo stato, mentre le famiglie esplodono di gioia nel vedere i loro beniamini saltare e correre in lacrime lungo il rettangolo verde. In realtà però, al di là dei brindisi e degli abbracci sul divano, al di là delle urla del telecronista, anche al di là della follia di Hristo, di Liuboslav, di Emil, di Zlatko e degli altri giocatori tricolori, c’è solo silenzio. E’ il silenzio dell’altra squadra. E’il silenzio di uno stadio, il Parc  des Princes. E’ il silenzio di una nazione, la Francia, che per la seconda volta consecutiva non riesce a qualificarsi per un Mondiale. E’ il silenzio dello psicodramma finale di Francia – Bulgaria, 17 novembre 1993.

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Fonte: memosport.fr

Partiamo dalle premesse. La Francia, dopo non essersi qualificata al Mondiale 1990, si trova in un girone abbordabile. Infatti, nel gruppo 6 delle qualificazioni, ci sono, oltre ai galletti, Israele, Finlandia, Austria, Bulgaria e Svezia. Quest’ultima sarà la sorpresa delle qualificazioni (e poi anche dei successivi Mondiali, arrivando terza). La Francia parte male, perdendo alla prima proprio contro la Bulgaria, ma poi inanella una serie di successi che la portano in vetta al girone. Lo scontro con gli scandinavi finisce 1 a 1 ed un pareggio contro Israele a Parigi porterebbe la Francia in America, ma Atar gela lo stadio al 90’, fissando il risultato sul 2-3 e facendo gioire la Svezia con una giornata di anticipo. Per il secondo posto nel girone, ultimo valido per l’accesso ai Mondiali, se la giocano Francia e Bulgaria, contro all’ultima giornata. Nonostante tutto però i Bleus hanno due risultati su tre per passare, in virtù dei 13 punti contro 12 bulgari e del vantaggio.

Quella Francia è una corazzata. Dall’ossatura di quella Nazionale infatti arriverà il successo nel Mondiale casalingo del 1998. Il capitano è Jean Pierre Papin, pallone d’oro nel 1991, che in quel momento gioca nel Milan dopo i fasti ed i successi di Marsiglia. Accanto a lui, Eric Cantona. Basterebbe questo a definire la squadra, ma i nomi non sono finiti. Centrale di difesa è Blanc, ed insieme a lui giocano Petit e Desailly. A centrocampo, Le Guen, Deschamps, Ginola e Djorkaeff sono i nomi più acclamati, oltre ai vari Sauzèe, Pedros, Guerin. La maggior parte di questi sarà protagonista a quattro anni di distanza, quando la nazionale al Mondiale ci sarà per diritto come nazione ospitante. Dall’altra parte però la nazionale bulgara è piena di talenti. Il primo e più luminoso è sicuramente Hristo Stoichkov. Il miglior calciatore bulgaro della storia vincerà il pallone d’oro l’anno successivo, ma ha già distrutto qualsiasi record con il CSKA Sofia ed è approdato alla corte di Johan Cruijff già da tre anni. Come tutti i più grandi, è fortemente controverso. Ha rapporti difficili con praticamente ogni allenatore per la sua indisciplina tattica e per il suo comportamento sopra le righe. Appena arrivato a Barcellona, in una partita contro il Real, dopo l’espulsione del suo allenatore si avvicina all’arbitro e gli rifila un pestone, per cui si becca sei mesi di squalifica. Contemporaneamente però è anche autore di gesti di generosità pura, come quando dona 50 milioni all’UNICEF o devolve 100.000 dollari per la fondazione di un centro per lo sviluppo di Sofia, e devolverà in beneficenza anche il premio per i Mondiali del 1994. Ma oltre a lui la Bulgaria può contare su un nutrito gruppo di ottimi giocatori. Suoi compagni di attacco sono Emil Kostadinov e Liubislav Penev, nipote del ct. A centrocampo Yankov mette ordine, mentre in difesa giganteggia Ivanov. Dato che la situazione in Europa nei primi anni ’90 è abbastanza confusa, Kostadinov e Penev non hanno i documenti necessari per entrare in Francia. Ma dato che sono due cardini della squadra, e la partita è decisiva, devono andare con la squadra. Mentre tutti arrivano in aereo, i due giocatori, insieme al portiere Mikhailov (attualmente presidente della Federazione bulgara) e Georgiev atterrano in Germania ed attraversano il confine in auto. A guidare la macchina è Georgiev, e seduto a fianco a lui ci sta il portiere: i due infatti giocano in Francia, a Mulhouse, città di confine, e sfruttano la loro popolarità con le guardie di confine per passare senza troppi controlli.

La partita. Formazioni:  Francia: Lama; Blanc, Desailly, Roche, Petit; Le Guen, Deschamps, Pedros; Sauzee; Papin, Cantona. Allenatore: Houllier. Bulgaria: Mikhailov; Houbtchev, Kremenliev, Ivanov, Tzvetanov; Yankov, Balakov, Letchkov; Kostadinov, Penev, Stoichkov. Allenatore: Penev.

http://www.youtube.com/watch?v=zddyViVcAHU

La prima mezz’ora non è il calcio spettacolare che tutti vorrebbero. Le due squadre sono contratte e prevale il fisico sulla tecnica. Ecco che il primo sussulto non arriva dal gioco dunque, ma da un imprevisto. Dagli spalti viene lanciato, sul terreno di gioco, un gallo. Un gallo vivo. Tra le risa generali, arbitro compreso, il pennuto viene rincorso dai giocatori ma non sembra avere nessuna voglia di esser preso. L’arbitro Mottram, applaudendo contento allo spettacolo, interrompe il gioco, finchè il galletto non si incammina verso bordo campo. Una volta uscito dalla luce delle telecamere, la sua sorte ci è ignota, ma il gioco può riprendere. Al 32’ la Francia esplode. Scontro tra Deschamps e Tzvetanov a centrocampo, la palla finisce a Pedros che lancia lungo. Al limite dell’area Papin colpisce di testa e serve l’assist per l’accorrente Cantona, che insacca. Ma cinque minuti dopo è parità, con la testata vincente di Kostadinov da calcio d’angolo. Al rientro dagli spogliatoi, l’agonismo si fa esuberante e le due squadre si scambiano colpi proibiti. Papin, acciaccato, è costretto a lasciare il campo per Ginola, salutato con un’ovazione dai tifosi parigini, dato che gioca nel PSG. Man mano che il tempo passa, a tutti appare chiaro che la Bulgaria non riesce a trovare gli spazi necessari a colpire, e la partita si sta chiudendo in pareggio. Il sogno dei francesi dura fino ad un minuto dalla fine. Calcio di punizione vicino alla bandierina. Il regolamento non scritto del calcio vorrebbe che, per difendere il risultato, si resti in possesso di palla più a lungo possibile, bloccando di fatto il gioco. Situazione perfetta dunque. Solo che David Ginola, invece di ripassare il pallone al compagno che ha battuto la punizione corta per lui, scatta verso la linea di fondo e crossa. In area non c’è nessuno. Palla alla Bulgaria, a trenta secondi dal 90’. Kremenliev lancia per Penev, che lancia ancora per Kostadinov. L’attaccante entra in area di rigore e spara un missile che sbatte sulla traversa ed entra in rete. Il cronometro segna 44.59. Dio è bulgaro. Bog e bulgarska.

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