Tre storie di Natale: Babbo Natale, Padoan e la corsa agli sportelli

Cappelletti in brodo, bollito, arrosto misto, panettone, pandoro, torrone, vino, fiches e panno verde. E’ Natale e va di moda fare le liste e anche io volevo fare la mia. Bene, ora parliamo di economia. Anzi no, prima ascoltatevi i Ca.Pe.Al, loro sono il Natale recanatese. Economia, dicevo. Sotto l’albero non succede molto, anche i nostri amici di Wall Street (o di Banca Etruria se preferite) sono in vacanza. Però c’è spazio per un paio di anomalie e una bella letterina. Le anomalie sono il Santa Claus rally e una mezza specie di corsa agli sportelli; la letterina è quella pubblicata ieri da Reuters a firma Hill-Vestager, commissari europei ai Servizi Finanziari e alla Concorrenza. Ah il destinatario non è Babbo Natale, ma il ministro Padoan. Allora possiamo iniziare con i nostri tre racconti natalizi.

Partiamo dalla prima storiella. I mercati non sono efficienti, ma questa non è una novità (un saluto ad Eugene Fama). Praticamente, nel mese di dicembre i mercati godono di un periodo di euforia “e la lira si impenna” come direbbe il buon Carcarlo Pravettoni. Questo, grosso modo, è il Santa Claus rally. Perché succeda non è dato saperlo. Generale ottimismo natalizio, o aggiustamento dei portafogli finanziari a fini fiscali? A quanto pare, anche gli investitori mangiano panettone e vogliono pagare meno tasse. Tra le altre cose, non si tratta di un’anomalia legata ai paesi che festeggiano il Natale; un po’ tutti i mercati ne sono soggetti. Qualcuno dice che quest’anno Janet Yellen, la presidente della Fed, potrebbe fare il Grinch e rovinare la festa dei rendimenti positivi sotto le feste con il rialzo dei tassi d’interesse, visto che vari titoli equity non vanno proprio a braccetto con una politica monetaria restrittiva.

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Passiamo alla seconda. A Natale puoi fare quello che non puoi fare mai, aka de sto passo spenderete tutta la tredicesima in regali. Ecco, come ci fa notare l’Economist, in questi giorni dell’anno c’è un discreto incremento della domanda di denaro e le banche devono adattarsi di conseguenza. Un po’ come il vostro supermercato preferito con il cibo. Poi, le settimane successive, il denaro in eccesso viene tolto dalla circolazione e rientra nelle banche centrali. In realtà, il fenomeno è in calo visto il maggiore uso di carte di credito nei paesi occidentali. Tuttavia, nei mercati emergenti la storia continua a ripetersi con un incremento della domanda di cash del 10% in Brasile e Russia e del 20% in Cina (qui però il discorso vale per il capodanno cinese che cade tra metà gennaio e metà febbraio).

Finalmente veniamo alla storia più interessante. La letterina natalizia dell’UE al governo italiano. Lo scambio di missive tra noi e quegli Scrooge che non sono altro dei commissari europei è ormai un must. Tipo il cinepanettone o la pelliccia del Cummenda negli anni ‘80 a Cortina. Questa volta, il governo aveva minacciato la pubblicazione della letterina per dimostrare come la risoluzione del caso casse di risparmio fosse stata semplicemente frutto di un diktat europeo. Come al solito, ce ne laviamo le mani che tanto è colpa dell’Europa. E se qualcuno doveva pagare, noi continuiamo a dire che è colpa di Bruxelles, così facciamo caciara e l’accertamento delle responsabilità passa in secondo piano. Però, c’è un però. Per Renzi e la sua squadra di governo la minaccia della letterina è stato un vero e proprio boomerang. A leggerla (la trovate qui) pare che, in realtà, quei cattivoni dei tecnocrati ci avessero lasciato piuttosto liberi. O, quanto meno, erano abbastanza inclini ad aprire un dialogo per risolvere il problema Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara. E niente, anche stavolta c’è puzza di supercazzola dalle parti di Palazzo Chigi.

Siamo giunti all’epilogo dei tre racconti natalizi. Mi raccomando mangiate e bevete con poca moderazione. Noi ci vediamo, credo, a gennaio con il primo Bottonomics del 2016.

Auguri dal vostro affezionatissimo Roberto Tubaldi.

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