Dalle Marche alla Cina (e ritorno) per raccontare “Il volto dell’altro”

Chi non ha mai sognato di fare un viaggio, un viaggio vero, in solitudine, fatto di esplorazioni, incontri inaspettati, scarpe consumate? Che si tratti di uno sogno nato tra le pagine di Kerouac o rincorrendo i pensieri di Terzani, il viaggio solitario è diventato quasi un mito contemporaneo, un’utopia cui ambire, una meta da raggiungere ma a cui tanti rinunciano perché passa il tempo, la vita si mette di traverso o, forse, non siamo capaci di cogliere l’attimo. Poi c’è Matthias Canapini, 23 anni, da Fano nelle Marche. Tre anni fa ha deciso di partire, con la sua macchina fotografica e il quaderno degli appunti “per tentare di raccontare storie e sensibilizzare nuove persone verso realtà spesso dimenticate.” Ha già scritto un libro, Verso Est, per raccontare i viaggi degli ultimi due anni in Medio Oriente, tra i campi per sfollati in Siria e le manifestazioni di Gezi Park in Turchia, ma anche in Bosnia dove le mine anti-uomo sono ancora un problema o in Kosovo per descrivere le difficoltà delle adozioni internazionali nella zona. “Nel frattempo non ho mai smesso di realizzare anche mostre fotografiche, conferenze, attività legate all’infanzia. Per continuare a raccontare storie a grandi e bambini. Faccio questo perché credo che dietro i numeri, le percentuali e le statistiche che ogni giorno sentiamo alla tv, ci siano sempre persone esattamente come noi, che racchiudono un nome, un volto, una storia. Credo anche, malgrado tutto, che sia molto importante continuare a raccontare l’umanità del mondo, soprattutto in tempi difficili come quelli in cui viviamo.”

Matthias in Georgia nel 2014
Oggi, Matthias è in Cambogia, nel pieno di un viaggio assolutamente particolare. Partito il 10 giugno dalle Marche, ha deciso di raggiungere la Cina muovendosi con i mezzi pubblici, sempre via terra, toccando decine di stati. Un itinerario di undici paesi attraversati fino ad ora, dieci associazioni incontrate, quattro tipi di mezzi utilizzati. Gli abbiamo chiesto di raccontarci come è nata l’idea di un viaggio che attraversasse metà del pianeta. “L’estate scorsa, spiega Matthias, mi trovavo in Armenia per la seconda volta e mentre il pulmino procedeva in una vallata ho notato un cartellone stradale che indicava, a “poche” centinaia di km di distanza, città come Teheran, Samarcanda, Baku… e, come un lampo, ho pensato sono ad un passo dall’Asia! Il mondo è qualcosa di incredibile con tutte le sue storie, attimi, sensazioni, culture diverse, ma in quel momento mi è sembrato in un certo senso piccolo, raggiungibile e ho iniziato a consultare mappe per vedere come raggiungere l’Asia via terra, senza prendere aerei, in modo da raccontare l’umanità del mondo a passo d’uomo, lentamente, vedere la geografia cambiare, sentire odori e accenti cambiare con maggior tempo, e quindi se passare per il Pakistan o Russia. L’esigenza è sempre la stessa, non tanto il viaggio in sé dove magari è “sufficiente” avere soldi, guide turistiche, tempo e voglia, ma raccontare storie e realtà dimenticate, dar voce a persone che purtroppo non possono farsi sentire. Ripeto, sono realtà difficili da sopportare, povertà, conflitti, incertezze giornaliere ma dove trovi un’umanità incredibile, che malgrado le situazioni in cui vive è in grado di darti tanto.” L’itinerario è stato disegnato anche grazie alla presenza sui territori di associazioni e gruppi di persone con cui Matthias può collaborare e che gli hanno permesso di tracciare traiettorie inedite, lontano dai percorsi già tracciati e documentati, sempre più ad Est, sempre più nel cuore dell’Asia.
 
Un gruppo di bambini gioca con le bolle di sapone nel cortile della scuola elementare “Phu Thanh primary school”, Vietnam
Inedita è anche la modalità scelta per finanziare il viaggio. Matthias ci racconta che ha deciso di usare una piattaforma di crowdfunding: la campagna “Il volto dell’altro” ha raccolto 1.600 euro che vengono utilizzati per visti, interpreti, mezzi pubblici. Per quale ragione? “Era ed è un modo molto semplice per raccogliere fondi con un semplice gesto, donando ciò che uno può e vuole dare, ma soprattutto è un utile strumento da far girare in rete. Conosco tante persone e frequento molti ambienti diversi quindi mi aspettavo di raccogliere almeno una parte di ciò di cui avevo bisogno. So che per molti è un periodo difficile e finanziare un progetto di viaggio come il mio può non essere una priorità, ma quando hai una passione fai il possibile per realizzarla, no?” Una passione fortissima che lo porta ad incontrare persone di tutti i tipi, semplici e intelligenti, contadini e avvocati, buoni e cattivi, realtà bellissime ma altre terribili. Si tratta di una passione capace di coinvolgere e stravolgere completamente la vita, dandole un senso differente. “Se ti senti parte di tutto questo, riflette Matthias, senti il dovere di raccontare e riportare a casa una testimonianza lontana dalla disinformazione cronica dei nostri tempi.” Per fortuna qualcuno ha capito, anzi in molti hanno dimostrato supporto all’impresa del giovane fanese. Molti sono rimasti colpi dalla forza del suo progetto e dall’entusiasmo che trasmette. Oltre ad amici, parenti, lettori e conoscenti, anche la Schnell SPA ha scelto di supportare Matthias. “Pensa che Sandro, il presidente di questo gruppo, ha 93 anni e ha voluto conoscermi e supportarmi in questa avventura con qualche contatto lungo la strada. Non mi sarei mai aspettato di ricevere tutto ciò!”.
 
Siria 2013
In un viaggio così, lento, idealista, intenso, c’è spazio soltanto per uno zaino in cui raccogliere qualche vestito, i quaderni, la macchina fotografica, ma soprattutto i libri. Non possono infatti mancare i capisaldi della letteratura di viaggio, da Terzani a Kapuscinsky passando per Gino Strada. “Ho un rapporto speciale con il reporter polacco, racconta Matthias,  diceva sempre che per raccontare le storie vere devi mangiare, bere, vivere con le persone del posto e sentirne il dolore altrimenti riporti a casa storie vuote. E soprattutto mi ritrovo molto nelle sue parole, ad esempio quando dice: ci sono persone che per loro natura devono conoscere il mondo in tutta la sua varietà. Queste persone sono i reporter, degli strani ometti che per “missione” vanno nelle zone più dimenticate del pianeta per riportare attraverso il loro occhi una testimonianza diretta. Anche loro, come San Tommaso, non  credono a quello che non vedono. Questo per me è bellissimo, sento la vita scorrere dentro leggendo queste cose e spero di far riflettere quante più persone possibili, in tempi governati dall’egoismo, rabbia, apparenza e ideali limitativi o sbagliati.
Una bambina ad Ulan Bator, Mongolia 

 

Il viaggio è in corso, parleremo di quello che accade in Indocina oggi o dei bambini dell’Ucraina, ma il primo luogo che balza alla mente, ripensando ai mesi passati è la Mongolia, la sua natura, i suoi paesaggi, gli ambienti che non cedono il passo all’uomo. “Ci sono vallate e altopiani non ancora contaminati dove puoi vedere solo cavalli correre liberi e sentire il vento fischiare. Ora come ora, all’interno di questo viaggio verso oriente intendo, penso di voler tornare lì in Mongolia, per sedermi in una gher e riordinare gli appunti.” Come in un sogno, il sogno del viaggiatore solitario, meditativo e pronto ad accogliere tutte le storie che il mondo saprà offrire. 
 
 
Photo credits: Matthias Canapini

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