Porno.com e il business dei domini web

Nonostante la crisi economica che flagella il globo terracqueo, le buone idee continuano a pagare e fruttare sempre. E ancor di più pagano le buone idee attuate con largo anticipo. Pensate quindi quanto pagano le buone idee, fatte con largo anticipo e che riguardano due degli ambiti più redditizi del ventunesimo millennio: internet e la pornografia
 
Ve lo dico io quanto pagano. 8.900.000 dollari sonanti, al cambio attuale quasi otto milioni di euro. Ecco quanto ha intascato Rick Schwartz nei giorni scorsi, dalla vendita di un bene che ha acquistato per 42mila dollari nel 1997. Anche se di “bene” non si può parlare, perché l’occupazione principale di Rick è speculare sulla vendita dei domini internet. E il “Re dei Domini” (non proprio un soprannome fantasioso) ha venduto il suo dominio più prezioso: Porno.com. Pensate: siamo nel 1997, Internet è nata da poco, e i primi smanettoni sfruttano questo fatto e si accaparrano tutti i domini. Per i meno smanettoni, il dominio, senza addentrarsi in spiegazioni informatiche troppo complesse, è l’indirizzo del sito, con l’esclusione del “www.” Tipo sole.it, o tv.com. Ecco, questi domini, insieme a milioni di altri, sostanzialmente tutti quelli che vengono in mente, vengono comprati. 
 
Rick Schwartz

Uno degli smanettoni che fa acquisti è Rick Schwartz, il nostro protagonista. Compra più di tremila indirizzi, un po’ all’asta e un po’ contattando direttamente i venditori via e-mail. E li parcheggia nel web, vuoti, in attesa di essere contattato. E così avviene: alcuni gli chiedono di rivenderli, e al suo rifiuto gli propongono un’altra opzione: reindirizzare. Sostanzialmente, chiunque acceda al sito di proprietà di Schwartz viene automaticamente spedito sul sito di chi gli propone l’affare. E lui questo affare lo accetta, e insieme all’accordo arrivano i primi soldi. La prima grande cessione arriva nel 2003, quando vende il dominio Men.com ad una rivista per soli uomini (attualmente, digitando men.com si arriva ad un sito che si vanta di essere “The Most Updated Gay Site on the Net”) per 1.3 milioni di dollari. Nel corso degli anni ha poi venduto Candy.com, ora sito di dolci pesantemente sponsorizzato, per tre milioni e eBet.com ad un omonimo sito di scommesse ancora per 1,3 milioni. Ha anche ceduto il dominio iReport.com alla CNN per 750mila dollari, cifra che non sembra tanto alta di fronte alle precedenti, ma che deve essere rivalutata davanti al fatto che negli anni ’90 l’indirizzo a Rick è costato solo 100$. Intanto, Porno.com, senza offrire alcun contenuto pornografico ma solo reindirizzamenti ad altri siti a luci rosse, crea un traffico dati tale da creare un business da 10 milioni di dollari. La posta in palio è alta, ed ecco perché l’offerta è altrettanto elevata. 

 
Porno.com è ora di una società a luci rosse con sede a Praga, che già controlla diversi domini a sfondo erotico. Non tanto tempo fa, Schwartz aveva rifiutato un’offerta da 5 milioni di dollari, e l’offerta ceca ha dato ragione alla scelta di Rick. Ma non è il dominio più pagato nella storia, bensì solo negli ultimi cinque anni. La cifra record è stata raggiunta nel 2010 dal sito sex.com, pagato la bellezza di 13 milioni. Il nuovo obiettivo del DomainKing è il mercato asiatico, dove ha recentemente venduto il sito 345.com per 800.000 dollari. Il prossimo sarà 399.com, sul cui sito attualmente è in corso una vera e propria asta per i domini con nome fatto da numeri. Le cifre per acquistare direttamente il dominio variano dai 350 agli 850mila dollari, mentre si possono fare offerte più basse per partecipare all’asta. Tutte le notizie su di lui si possono trovare sul suo stesso blog autogestito, Ricksblog.com (inutile dire di chi sia il dominio del sito). Rick tiene una personale bacheca in cui mette in mostra le migliori vendite. In più annuncia al popolo in post regolari la sua personale visione del mondo e di internet. Come se non fosse chiaro già dal suo blog e dal suo nick su Twitter (@DomainKing, guarda caso), a spiegarci la sua personalità ci pensa la bio sul social network di microblogging. A domain name evangelist since 1995, I recognized the value of targeted .Com domain names and type in traffic and shared my vision with anyone who would listen. 
Ora sta allo stesso Re Schwartz superarsi, e se ci fidiamo della sua stessa idea di sé, non possiamo avere dubbi sul suo successo. 

 

 

 

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