L’escalation della crisi ucraina: la strada dell’Unione Europea

Nelle ultime settimane il conflitto in Ucraina ha subito una decisa accelerazione che ha portato i miliziani filorussi a conquistare l’aeroporto di Donetsk e a bombardare la città di Marioupol causando decine di morti tra i civili. In risposta all’escalation della violenza gli Stati Uniti e la Nato sembrano aver rispolverato la strategia un po’ demodè della Guerra Fredda assegnando ad Obama e John Kerry il copione di Truman e Marshall. Infatti Washington ed il Commando Generale della Nato sono convenuti sulla necessità di fornire armi a Kiev ed aumentare così il livello di sicurezza per fronteggiare una eventuale invasione russa.
Per molto tempo la strategia di Obama in Ucraina era stata quella di fornire aiuti non letali, ma i recenti avvenimenti e la dialettica sempre più interventista di Putin hanno fatto prevalere la visione pro militarista all’interno dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti. Washington afferma così la dottrina secondo la quale è necessario armare le forze filo occidentali ucraine per dissuadere una ulteriore escalation da parte della Russia, una politica che ci riporta indietro ai tempi in cui sembrava che l’unica possibilità per fermare il disegno sovietico fosse quello del Contenimento.
merkel putin hollande ucraina
L’Unione Europea, invece, sta dando prova di essere finalmente quell’attore indipendente ed anti militarista in politica estera che in molti auspicavano. Merkel ed Hollande hanno affermato, durante l’ultimo l’incontro con Poroshenko, che l’iniziativa franco-tedesca è quella di perseguire la strada diplomatica ed evitare fino alla fine l’escalation della violenza, tutto questo nel perseguimento della pace europea. La questione ucraina sta inevitabilmente invitando i paesi dell’UE a perseguire delle azioni che si discostano dal trend militarista degli Stati Uniti, azioni che però vengono ancora decise dai singoli stati, in assenza di una strategia comune in politica estera.
Ma l’Unione Europea può ancora giocare un ruolo importante nei confronti dell’Ucraina in termini di Istituzione Sovranazionale e proprio la recente escalation della crisi dovrebbe far riconsiderare lo strumento più potente che l’UE ha dimostrato di avere: la promessa di membership dell’UE. La condizionalità che la Commissione europea ha utilizzato durante il processo di allargamento ad Est, avvenuto tra il 2004 e 2007, ha portato i paesi dell’ex blocco sovietico ad intraprendere una serie di riforme che hanno europeizzato i loro sistemi istituzionali, politici ed amministrativi. La politica di allargamento è stata un vero successo per l’Unione Europea che è riuscita a trasformare i suoi confini in stabili democrazie attraverso strumenti di “soft power” ovvero che non prendono in considerazione l’uso della forza.
Per questa ragione molti studiosi ritengono che nel caso estremo dell’Ucraina Brussels dovrebbe proporre la carta della membership per instradare le forze politiche di Kiev verso un percorso di trasformazione in senso democratico.  Gli interessi per strutturare una adeguata condizionalità nei confronti dell’Ucraina ci sono tutti, parliamo di un grande paese ai confini dell’Unione che sta vivendo una situazione di guerra e che necessita di una stabilità socio politica e di una maggiore sicurezza energetica.
federica mogherini EU

Una futura entrata dell’Ucraina nel club dell’UE potrebbe infatti incoraggiare maggiori investimenti esteri diretti nei confronti di Kiev. Inoltre il percorso di annessione potrebbe portare l’Ucraina ad investire su diverse fonti energetiche che la svincolino dalla dipendenza nei confronti della Russia; una minor dipendenza dalla Russia insieme ad una comune politica energetica europea porterebbe ad una diminuzione del budget russo che viene attualmente investito in forniture militari. Un altro esempio di come l’Unione Europea può intervenire direttamente nella trasformazione dell’Ucraina è lo strumento dell’OLAF (Office de la Lutte anti Fraude) che può essere offerto a Kiev già all’interno della politica di vicinato, l’esperienza dell’OLAF aiuterebbe lo sviluppo di misure anti corruzione che attirerebbero ulteriori investimenti esteri, anche di donors privati, in vari settori che sono ancora strettamente dipendenti dalla Russia.

Gli strumenti per intervenire nella questione ucraina sono diversi e possono essere trovati attraverso una determinata e coerente politica estera europea che, invece, ancora una volta da prova di essere esclusiva degli stati nazione tralasciando così le potenzialità che le policies comunitarie hanno nei confronti dei paesi confinanti. La via democratica ed istituzionale per una “pace europea” è certamente la più lenta e tortuosa ma è sicuramente la più duratura, si spera dunque che i segnali di una soluzione senza armi che arrivano da Francia e Germania possano trovare una risposta unitaria ed uno sviluppo in senso politico da parte dell’Unione Europea come attore internazionale.
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