Marine Le Pen presidente: c’est possible?

Fare previsioni sui futuri scenari politici mi intriga particolarmente. Su “The Bottom Up” ho già praticato questo esercizio con alterne fortune. Maluccio sul destino della destra italiana (e chi se l’aspettava se l’ attuale exploit di Matteo Salvini?); benino sulla comprensione del renzismo nelle sue articolazioni; profetico (ma ci voleva poco) sull’ascesa dell’euroscettico inglese Nigel Farage e del suo UKIP e, ormai si può affermare con discreta certezza, sulla candidatura di Jeb Bush alle primarie Repubblicane di quest’anno. 
Nel seguente articolo l’ oggetto delle mie speculazioni sarà costituito  dalle chances di Marine Le Pen di vincere le (non troppo) prossime elezioni presidenziali in Francia nel 2017. 
Nonostante l’attentato jihadista alla redazione della rivista satirica “Charlie Hebdo” e i successivi tumulti parigini abbiano indubbiamente portato acqua nel mulino islamofobo del Front National, tanti opinionisti ed esperti continuano a pensare che le possibilità di questa novella Giovanna d’Arco di occupare la carica più importante della V Repubblica francese rasentino lo zero. Come argomenterò più tardi, tale supposizione, benché solidamente motivata, mi sembra il Wishful Thinking di un establishment politico e mediatico europeo (ed europeista), intimorito dall’estremismo della Le Pen. Tuttavia vanno sottolineati anche alcuni fattori che giocano a sfavore della figlia prediletta di Jean Marie, il fondatore del partito, noto anche per aver definito l’olocausto nazista “un evento minore nella seconda guerra mondiale”.
Esaminiamo dunque attentamente la questione.

Perché sì.

L’effetto “Charlie Hebdo”
Come già suggerito in precedenza, le atrocità occorse in quel di Parigi hanno reificato nella maniera più tremenda e macroscopica gli spauracchi sventolati dal Front National in questi anni. Insomma, di primo acchito, penso che a tanti elettori francesi non musulmani sia probabilmente scappato detto “ha ragione Marine: rispediamoli tutti a casa loro questi fanatici!”. Dunque non dubito che se le elezioni presidenziali si svolgessero domani un effetto “Charlie Hebdo” potrebbe pesare oltremodo sul risultato delle urne. Tuttavia la partita per l’Eliseo si gioca tra più di due anni (a meno di clamorose e senza precedenti dimissioni di Hollande). Nel frattempo, il ricordo dei due giorni in cui la capitale transalpina è stata messa a ferro e fuoco da un manipolo di fondamentalisti islamici – con la fedina penale non proprio immacolata e alle spalle stage presso le peggiori associazioni terroristiche in Yemen – potrebbe affievolire. Non stento a credere però che Marine cercherà di tenerlo vivo in tutte le maniere possibili nel frattempo.
Marine “la statista”, Marine “la stratega”
Ascoltate ma, soprattutto, guardate il breve discorso pronunciato dalla leader del Front National la sera del 7 gennaio. In tanti l’hanno accolta come una dichiarazione dai toni per nulla incendiari. A me non pare proprio: nessun tentativo di distinguere i terroristi dai pacifici cittadini che credono nel profeta Maometto, richiami nazionalisti e patriottici, una sfida all’ipocrisia benpensante. Ciò che sconcerta della Le Pen è la compostezza “da statista” con cui formula le sue affermazioni che, di conseguenza, tendono ad apparire più morbide di quello che in realtà sono. Una compostezza che non ha nulla a che fare con il “vaffanculismo” grillino o il qualunquismo da bracciante della bassa padana salviniano. A questa sua immagine istituzionale, Marine, abbina un acume tattico macchiavelliano, esibito anch’esso nei giorni successivi all’attentato. In sequenza: a caldo pronuncia il suddetto discorso pseudo-moderato; successivamente sfrutta l’assist del mancato invito alla marcia di Parigi (che l’avrebbe vista fianco a fianco dei partiti della politique politcienne)  per farsi una sua manifestazione  vicino a Montpellier, in territorio amico e con pochi rischi di essere contestata; infine va in goal con l’annuncio di un referendum sulla reintroduzione della pena di morte, suggerendo la sua personale opinione favorevole. Insomma la ragazza ci sa decisamente fare.

Perché no.


La  riscossa di Hollande (?)
Troppo comodo per un capo di stato risollevare i propri indici di popolarità nei momenti più bui del proprio paese. Ci era riuscito persino George W. Bush, spiccando tra le macerie di Ground Zero. Comunque questo evento potrebbe rappresentare uno spartiacque per l’esperienza presidenziale di Francois Hollande. D’altronde peggio di prima non poteva andare. Mi sono già soffermato un paio di volte sul percorso accidentato di questi due anni del leader socialista all’Eliseo (qui e qui). Riassumendo potrei dire che fino a quindici giorni fa le azioni di Hollande erano al minimo storico e che molti francesi si sentivano esattamente come la sua ex compagna Valerie Treiweiler: traditi. Ora però può arrivare la quiete dopo la tempesta. Nel breve termine grazie appunto ad una sorprendentemente autorevole gestione delle recenti vicende (+21% registrano i sondaggi). Nel lungo termine per merito di una abbastanza probabile  ripresa economica, favorita da un certo favoritismo da parte della Commissione Europea sul rapporto deficit/PIL rispetto all’Italia. L’eventuale rinnovata popolarità di Hollande potrebbe chiudere spazi alla Le Pen per intercettare il “voto di rabbia” che tante soddisfazioni le ha sempre dato.
La storia: tutti contro il Front National
Veniamo al vero motivo per cui si dovrebbe ritenere quasi impossibile un successo di Marine Le Pen nel 2017: la storia. Tutti i presidenti della V Repubblica sono appartenuti o alla destra gollista (De Gaulle, D’Estaing, Chirac, Sarkozy) oppure alla sinistra socialdemocratica (Mitterrand e Hollande). Non si scappa. Papà Jean-Marie ci ha provato tante volte a partire dalla fondazione del Front National nel 1972. Ci andò vicino nel 2002, quando al primo turno superò a sorpresa il candidato del Partito Socialista ed ex primo ministro Lionel Jospin. Al secondo turno però non raccolse un singolo voto in più del primo. L’elettorato di sinistra, infatti, si mobilitò per prevenire il successo di una formazione percepita come antisistemica e antirepubblicana, appoggiando Jacques Chirac. Molti commentatori politici (o almeno quelli con buona memoria storica)  suppongono, in maniera ovviamente fondata, che qualora Marine passasse il primo turno, la storia si ripeterà e, inevitabilmente, saranno ancora una volta tutti contro il FN.
Due argomenti a favore e due contro. La mia sfera di cristallo appare abbastanza scettica sulle probabilità di vedere l’estrema destra, xenofoba ed euroscettica, al potere in Francia nel 2017. Ma il mio sesto senso mi dice di non sottovalutare le capacità di Marine Le Pen. Una donna dai toni pacati ma decisi, terra terra ma con credibilità da leader di una delle più grandi democrazie del mondo. Ma, soprattutto, allo stato delle cose, il politico che riscuote più consensi all’interno del cosiddetto hexagone.

2 pensieri su “Marine Le Pen presidente: c’est possible?

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