Il pagellone della politica 2014 – Parte I: Governo e affini

Si avvicina la fine dell’anno ed è ora di tirare le somme. Vale anche per le personalità politiche che ci hanno accompagnato durante questi 365 giorni. Che ci piaccia o meno, i loro discorsi retorici, le loro promesse non mantenute, le loro gaffes più imbarazzanti hanno fatto parte del nostro quotidiano, a meno che qualcuno di voi non viva in un eremo isolato su una montagna, stile Mauro Corona.
Metto in chiaro subito un paio di questioni. 
1) I voti in realtà non servono a nulla. Li ho utilizzati giusto perché una pagella senza voti è come Berlusconi senza processi, Renzi senza nei, Grillo senza Casaleggio, Salvini senza felpe toponomastiche.
2) La scelta delle figure politiche è arbitraria e si basa meramente sulla mia ispirazione individuale e sul fatto che abbia trovato qualcosa di (semi)serio da dire su di loro. Quindi se pensate che manchi qualcuno in classifica, prendetevela  pure con il sottoscritto.
In questa prima parte verranno presi in considerazione solo quegli eletti che hanno gravitato intorno all’orbita del governo del “fare”.
Renzi: 8 (una media tra 10 e lode e 6 con riserve)
renzi gelato governo
Se fossi in lui onestamente mi darei un 10 e lode visto che fino alle primarie del dicembre dell’anno passato non deteneva nemmeno la carica di parlamentare e tra poco festeggerà il suo primo anniversario da Presidente del Consiglio. Dal suo punto di vista personale il 2014 ha rappresentato indubbiamente l’anno della svolta. Il suo CV, il suo ego e il suo conto in banca hanno decisamente “cambiato verso”. Tuttavia nel suo operato da Premier, Renzi merita un 6 con riserve. Se non ci si poteva realisticamente aspettare che con il suo avvento il debito pubblico magicamente scomparisse e l’economia riprendesse a crescere stile boom economico anni ’60, d’altra parte forse questo governo ha un po’ deluso. In particolare per quanto riguarda le tanto sbandierate riforme, il cavallo di battaglia di Renzi. Di quelle istituzionali, solo quella delle province è andata in porto ed è stata un flop che non ha portato a sostanziali riduzioni dei costi di amministrazione. Il superamento del bicameralismo paritario, tanto invocato dal dimissionario Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, non è ancora stato approvato definitivamente causa le lunghe procedure per le leggi di tipo costituzionale. Il nuovo sistema elettorale, il cosiddetto “Italicum”, deciso attraverso il misterioso e contestatissimo “Patto del Nazareno” con  Silvio Berlusconi, è in continua discussione tra le forze politiche. Forse è meglio così visto che non è proprio un testo eccellente e presenta preoccupanti analogie con il precedente, dichiarato incostituzionale dalla Consulta. Il Jobs Act, approvato in extremis con i suoi relativi decreti attuativi riesce nell’arduo compito di non soddisfare né i riformisti (come chi vi sta parlando) né i “conservatori” (io continuo a chiamarli così e non per denigrarli). Da una parte non costituisce, per intrinseca mancanza di fondi, quella riforma organica del mercato del lavoro sul modello dei paesi del Nord Europa. Dall’altra è accusato, vedremo se giustamente, dalla Cgil in primis, di togliere sostanziali tutele e diritti ai lavoratori, in particolare per quanto riguarda le modalità di licenziamento, e di non portare ad un incremento dell’occupazione. Sull’articolo 18 mi posso ricollegare al maggior successo di Matteo Renzi: la comunicazione. Nel 2014 il Presidente del Consiglio si è creato strumentalmente dei nemici (etichettati fanciullescamente come “gufi”) e li ha ineluttabilmente sconfitti, quanto meno a livello mediatico, uno dopo l’altro. Professori, illustri giornalisti, complottisti pentastellati, sindacati, minoranza PD, tecnocrati dell’UE, e chi più ne ha più ne metta. Probabilmente parte di questa strategia di comunicazione consiste anche nel non palesarsi mai nei luoghi dove potrebbe essere fischiato (vedi alluvione a Genova). 
Come segretario del Partito Democratico, Renzi ha portato la sua formazione ad un risultato storico alle Elezioni Europee, l’iper-pubblicizzato 40,8%, al netto della scarsissima affluenza. Ecco se poi smettesse di ricordarlo sarebbe anche ora che mi sembra tanto Galliani quando ribadisce che il Milan è il club più titolato al mondo, quando in realtà non vince più nulla da anni e naviga in (ex) zona UEFA, senza infamia e senza lodi. Inoltre quest’anno il PD ha ben figurato nelle recenti regionali in Emilia Romagna e in Calabria, seppur senza clamore causa sempre l’altissimo tasso di astensionismo. Ciò che mi sembra evidente però è il modesto interesse di Renzi per lo sviluppo del suo partito. Alla Leopolda di quest’anno, che ha assunto toni vagamente grotteschi, la sigla PD è rimasta soffocata da espressioni da politica 2.0 e interventi che di socialdemocratico avevano davvero poco. Ok ora la smetto a parlare di Matteo Renzi anche se tornerà sempre. Come in televisione, nei giornali, in radio, su Facebook, su Twitter…
Giorgio Napolitano: 7 (un po’ più del voto “vero” di Renzi)
napolitano presidente
Se non lo si era capito io sto dalla parte di Giorgio Napolitano. Questo è stato un anno relativamente tranquillo rispetto al precedente. Una volta accettata la staffetta (in linea con la celeberrima armonia interna alla sinistra) tra Enrico Letta e Matteo Renzi, si è limitato a sostenere senza esitazioni il nuovo esecutivo. In altre parole il Presidente è stato molto più impegnato nelle celebrazioni per i cent’anni dall’inizio della Prima Guerra Mondiale che a bacchettare le nostre litigiose coalizioni e i loro egocentrici e folkloristici leader. Ha trovato il tempo però per dissipare alcune ombre su un suo presunto coinvolgimento nella trattativa stato-mafia. La sua popolarità a livello di opinione pubblica si è mantenuta abbastanza elevata in comparazione ad altri leader nazionali e all’estero Napolitano è visto come l’unica figura davvero degna di credibilità e rispetto nel panorama politico italiano. Ha concluso l’anno annunciando le sue dimissioni a Gennaio. La bagarre per la nomina del suo successore è già cominciata e si preannuncia piuttosto accesa. Non sarà facile trovare un sostituto alla sua altezza. Sarò di parte ma Napolitano ha, secondo me, interpretato il suo ruolo in maniera autorevole, seppur talvolta eccedendo nel suo raggio d’azione a causa dell’inettitudine della nostra classe politica. Vedremo se la storia sarà clemente con lui. Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto in meno di quattro minuti Maurizio Crozza ha racchiuso magnificamente questi 8 anni al colle di “Re Giorgio”, come lo chiamano i suoi detrattori.
Pier Carlo Padoan: 6 
padoan economia
Nessuno voleva fare il Ministro dell’Economia di questo governo. Le ragioni era principalmente due. Primo: risibili prospettive di crescita economica del nostro paese e la necessità di rimanere all’interno dei vincoli imposti dal “Patto di Stabilità” europeo. Però questa non è una situazione inedita purtroppo. Secondo: trovare le coperture per le iniziative espansive (e anche un po’ populistiche) di Matteo Renzi. Alla fine Pier Carlo Padoan, economista di fama mondiale, ha raccolto questa sfida. Lo ha fatto con discrezione e sottovoce, da “tecnico” qual è. Se l’obiettivo era rilanciare l’economia italiana ovviamente non è stato raggiunto. Ma appunto era impensabile riuscirci senza un improvviso e inaspettato cambio di rotta in quel Berlino… ehm volevo dire Bruxelles. Che infatti non si è verificato. Il massimo che è stato concesso dalla Commissione Europea è quello di avvicinarsi al tetto del 3% del rapporto deficit-PIL. Anche attraverso questo limitato margine di manovra si è mosso Padoan nel varare la sua mastodontica legge di stabilità da 36 miliardi di euro che comprende i famosi bonus fiscali (fenomenali per vincere una tornata elettorale, irrilevanti per stimolare la domanda) e i finanziamenti per i nuovi ammortizzatori sociali contenuti nel Jobs Act. La Troika approva, per ora, in attesa di altre riforme. Insomma il nostro Ministro dell’Economia era cosciente di avere davanti una missione impossibile. E non ha fatto miracoli. Ora probabilmente si sta esibendo in una danza della pioggia sperando che il prezzo del petrolio continui a scendere. Altro che 80 euro…
Federica Mogherini/la politica estera del governo Renzi: 5 
federica mogherini ue
Ecco si parla ancora di Matteo Renzi in fondo. Sì perché Federica Mogherini, con tutto il rispetto possibile ed immaginabile, era una figura alquanto scialba e l’impressione è che spesso la nostra politica estera nel 2014, soprattutto in ambito europeo, sia stata eterodiretta dall’ex sindaco di Firenze. Peraltro la Mogherini si è poi dimessa da Ministro degli Esteri per essere nominata dalla UE, su notevole pressione del governo italiano, “Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza” (per gli amici Lady PESC). A quel punto è subentrato alla Farnesina il navigato ex-rutelliano, Paolo Gentiloni, che si merita un calcistico S.V.. Tornando ad una valutazione complessiva la politica estera del governo, non se ne può essere entusiasti. La apprezzabile accortezza nelle crisi internazionali (ISIS e Ucraina) e sulla questione Marò è andata di pari passo con una complessiva ambiguità nel contesto UE. Insomma chiariamoci: la si vuol fare guerra all’austerità dettata dalla Bundesbank sì o no? Visto che non era una strada praticabile (la domanda precedente era retorica) ci si è mossi su un sottile filo di ricatti e tirate d’orecchie, proclami e marcie indietro. I risultati sono stati mediocri al di là della già menzionata strategia mediatica del conflitto per uso domestico. Altrettanto deludente la performance del governo nel tanto celebrato “semestre europeo” (anche per ammissione dello stesso Renzi che non è avvezzo all’understatement). 
Angelino Alfano: 4 
angelino alfano
Non sapendo se collocare Berlusconi al governo oppure all’opposizione, l’unico inossidabile alleato di Renzi a Palazzo Chigi che entra in questa parte di pagella è proprio Angelino Alfano, attuale Ministro dell’Interno e leader di NCD. Partiamo dall’Alfano uomo di partito. Qua la situazione è critica. Il suo soggetto politico nato nel Novembre 2013, Nuovo CentroDestra, che nel proprio statuto afferma di essere “ispirato dai valori del popolarismo europeo” (boh?), vale al momento all’incirca un 3%. Con questa magra quota di elettorato, Alfano appena sente odore di “elezioni anticipate” gli viene l’orticaria. Anche perché a quel punto l’unica strada per la sopravvivenza sarebbe il ritorno, con la coda tra le gambe, nella squadra del centro-destra, ipoteticamente guidata ora dal goleador Matteo Salvini e dal regista Silvio Berlusconi. Quindi la permanenza nel governo di coalizione, è diventa una sorta di mantra da quelle parti. Infatti NCD si è rivelato un partner piuttosto affidabile per Matteo Renzi, in particolare riguardo alle riforme istituzionali. Il voto insufficiente quindi potrebbe sembrare abbastanza immeritato. Diventa invece perfettamente appropriato se prendiamo in considerazione il suo operato da Ministro dell’Interno. Dopo il caso Shalabayeva nel 2013, quest’anno Alfano si è distinto per una discutibile gestione del corpo delle forze dell’ordine nel corso di una manifestazione che vedeva coinvolti gli operai delle acciaierie di Terni. Insomma un altro piccolo disastro. L’ex Cavaliere di Arcore disse una volta che gli mancava il “quid” per esser un leader. Mi sembra che non l’abbia ancora acquisito.
Le “Renzine” (ovvero Marianna Madia, Maria Elena Boschi, Pina Picierno e Alessandra Moretti): 4
maria elena boschi bimbiEcco qua inizia la pagina “trash” che troverà più ampio spazio nella seconda parte. Chiarisco subito: non è mia intenzione fare gossip. Non voglio parlare di come la Madia mangia il gelato, né commentare il look da spiaggia della Boschi, né indagare sulla vita privata della Picierno e, infine, nemmeno sapere quante volte la Moretti va dall’estetista. Discutiamo di contenuti. Ecco è proprio questo il problema. Se siete anche solo saltuari telespettatori dei Talk Show italici le avrete sentite sicuramente parlare almeno una volta ciascuna nel 2014. Cosa vi hanno lasciato le loro dichiarazioni? Cosa vi è rimasto impresso? Niente? Al massimo una versione sbiadita e monocorde di un discorso di Matteo Renzi, composta da un 50% di ottimismo gratuito, un 30% di ostinata apologia del governo e un 20% di banalità e frasi fatte? Ecco allora forse è meglio tornare alle frivolezze… 
P.S. Perdonate le molteplici metafore “pallonare”. Renzi è entrato pure nel mio subconscio…
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Un pensiero su “Il pagellone della politica 2014 – Parte I: Governo e affini

  1. L' unica cosa che ha avuto in più Renzi rispetto ai primi ministri che lo hanno preceduto è stato solo l'ottimismo, totalmente gratuito tra le altre cose.

    E' sotto gli occhi di tutti che lo stato è ingovernabile, è impensabile far fronte a tutti questi problemi, potrebbe esserci chiunque al posto di Renzi, il risultato non cambierebbe

    – tasse da paese Scandinavo con servizi da ultimi della classe nell'Europa Occidentale

    – disoccupazione altissima (ma ci credete veramente che la disoccupazione è al 12%? In Italia lavorano 22 milioni di persone, in pratica in media ogni persona mantiene, tra costi indiretti (tasse ecc…) e costi diretti altre 2 persone, oltre a se stessa)

    – debito pubblico fuori controllo

    – una moneta che asseconda solo la Germania (che ha tutte le ragioni per essere così avvelenata contro i paesi del Sud Europa, però avendo accettato anche lei una unione monetaria ora dovrebbe assecondare i bisogni dei paesi più in difficoltà)

    – una totale mancanza di autorità in alcune zone del paese, dove corruzione politica e malavita organizzata fanno il bello e il cattivo tempo

    – un sistema politico che non consente di governare in serenità e seguendo un ben delineato progetto, a meno di non avere vinto con il 45% le elezioni. Gente poco credibile e poco competente nei posti del potere, gente facilmente corruttibile, manipolabile, è impensabile portare un cambiamento, anche se Renzi ha le intenzioni più pure e oneste del Mondo è circondato da troppa gente che pensa ai propri interessi, e agli interessi di chi li protegge, il risultato è il Job Act, ovvero agire ad ampio raggio su chi non ha difensori all'interno del palazzo.

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