La Lizard Squad, ovvero La Rivincita dei “Nerd”

lizard squad sony hacker
Il simbolo della “Lizard Squad”

Tantissimi bambini e ragazzi, sotto l’albero quest’anno, hanno trovato videogiochi per le loro console oppure direttamente le loro nuovissime Xbox One e PS4. E i giovani, ringraziando il vecchio dalla barba bianca per il regalo da 400€, si sono diretti di gran carriera verso i televisori, per cominciare subito a giocare, incuranti dei parenti intorno o dei pranzi in tavola. E proprio allora, in migliaia di case, la macabra scoperta: Xbox Live e PlayStation Network sono offline, rendendo impossibile a chiunque connettersi online e testare i regali natalizi. A far piangere centinaia di bambini, ragazzi, adolescenti e magari anche qualche adulto non è stata però l’incuranza di Microsoft e Sony, o magari di qualche addetto alle pulizie che prima di partire per le vacanze avesse staccato la corrente per risparmiare elettricità, spegnendo così però tutti i server. Al contrario, si è trattato di un attacco premeditato ed organizzato, e pure rivendicato. Per sua stessa ammissione, a scollegare contemporaneamente tutti i server delle due più importanti aziende video ludiche è stata la auto-definitasi “Lizard Squad”, un gruppo di misteriosi hacker che comunica solamente attraverso il significativo account twitter @FUCKCRUCIFIX. 

Il gruppo di hacker, che fin dai primi attacchi è stato collegato prima all’ISIS (per loro stessa ammissione, poi smentita dagli stessi) e poi ai misteriosi geniacci dell’etere che hanno (o avrebbero) colpito la Sony per danneggiare (o pubblicizzare) il film di James Franco e Seth Rogen “The Interview”, che grazie a tutta la storia ha intascato oltre 1 milione di euro ai botteghini in un giorno, aveva già promesso l’Attacco di Natale qualche giorno fa. In un giorno solo, “Lizard Squad” aveva infatti abbattuto i server di Xbox Live, PSN, Steam Online e Origin, sostanzialmente la totalità delle piattaforme per giocare online e scaricare videogiochi su console e pc. Fin dall’inizio del mese si sono fatti sentire: “A differenza di Babbo Natale, noi non distribuiamo tutti i nostri regali in un giorno solo. L’intero mese sarà divertente”, hanno scritto il 6 dicembre su Twitter, seguito poi dall’annuncio “Questa non è una minaccia ma una promessa. Il 25 dicembre entreremo dentro Microsoft e chiuderemo Xbox Live PER SEMPRE! Divertitevi finché dura.”
La strategia di attacco è semplice nell’idea ma molto complessa (e costosa) nella realizzazione. Gli attacchi sono di tipo DDoS (Distributed Denial of Service), ovvero l’invio contemporaneo ai server di milioni di input. E’ come se provassero a connettersi milioni di utenti nello stesso millisecondo, e i server crollano immediatamente. Il problema è che la situazione non è risolvibile fino all’interruzione dell’attacco per volontà stessa degli hacker, o meglio per la fine dei fondi. Un attacco di questo genere, per di più su piattaforme diverse e su scala mondiale, necessita di sistemi molto avanzati e di un budget decisamente alto.
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La casa dove Kim Dotcom sta scontando gli arresti domiciliari
Un attacco che potenzialmente poteva mettere in crisi l’intera industria videoludica. Cosa poteva fermare quindi alcuni tra i più pericolosi hacker in circolazione? Beh, sono bastati dei buoni da 99 dollari. Infatti proprio nel corso dell’attacco di Natale, la Lizard Squad è stata contattata da una delle figure più controverse del mondo informatico e più osannate dai Geek: Kim Dotcom. Tranquilli se il nome non vi dice niente. E’ solo il creatore e programmatore dell’ormai defunto MegaUpload, sito di filesharing che comprendeva anche Megavideo (e Megaporn) e che da solo, fino alla chiusura da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America, rappresentava il 4% del traffico mondiale di internet. Dalla sua modesta dimora in Nuova Zelanda, dove si trova agli arresti domiciliari, Kim Dotcom, all’anagrafe Kim Schmitz, tedesco, ha scritto alla Lizard Squad, che gli stava rovinando la giornata, povero Kim, bloccando i server e impedendogli di giocare.
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Kim Dotcom, all’anagrafe Kim Schmitz

Ed ecco subito fatto l’affare: in cambio dell’eliminazione del blocco, agli hacker venivano consegnati voucher (del valore, appunto, di 99 dollari) per l’abbonamento annuo a Mega, il nuovo sito di filesharing di proprietà di Dotcom. L’abbonamento si rinnoverà poi all’infinito, se non ci saranno nuovi attacchi, e al contrario sarà stracciato se i server di Xbox Live e PSNetwork dovessero subire altri danneggiamenti. Per Kim, difeso in occasione della chiusura di MegaUpload anche da Anonymous, che ha attaccato direttamente i siti governativi degli Stati Uniti, questo ed altro. Immediatamente su Twitter i Lizard hanno comunicato l’interruzione dell’attacco, e i server di PSN e Live hanno ricominciato lentamente a funzionare, anche se soprattutto i programmatori della Sony avranno davanti giornate difficili per ripristinare completamente il sistema. Per il momento Kim è di nuovo il salvatore dell’universo nerd, mentre i Lizard, che inveiscono contro il mondo intero, con toni decisamente da troll più che da giustizieri, si godono il nuovo abbonamento. Per quanto tempo? Staremo a vedere.

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