Dentro la crisi: C’era una volta l’inarrestabile Nord Est

La Crisi pare essere arrivata anche nel Nord Est. Nemmeno il tanto elogiato “cuore produttivo” del paese riesce a uscire indenne dalla congiuntura economica negativa che l’Italia, così come altre zone dell’Europa, sta vivendo da qualche anno a questa parte. Tali problemi, che si sono presentati con effetto ritardato poiché fino al 2012 le grandi imprese del territorio non avevano dato segnali allarmanti, si mostrano ora in tutta la loro forza distruttrice.

Il momento in cui ciò accade non è poco significativo: proprio quando il Governo comincia a parlare di ripresa economica accelerata per il 2014 -in parte smentito da Ocse, Istat e Commissione Europea che sembrano meno ottimisti in proposito- la crisi irrompe in settori e territori che fino ad ora erano riusciti a resistervi. Oggi si teme per la chiusura di Ideal Standard e per il disimpegno nel nostro paese della svedese Electrolux. Entrambe aziende di grandi dimensioni, la prima è presente in Italia con tre stabilimenti, Orcenico in Friuli Venezia Giulia, Trichiana in Veneto e Roccasecca nel Lazio, mentre Electrolux è attiva, con diversi settori produttivi,  in Friuli, Veneto, Emilia Romagna e Lombardia.

Sui tagli e sulle minacce di spostamento della produzione nell’Europa dell’Est da parte di Electrolux si sono accesi i maggiori timori e sollevate le più forti proteste. Le contestazioni hanno preso il via dallo stabilimento di Porcia (nel pordenonese) che conta 1.200 addetti e per il quale sono già stati previsti tagli per circa 200 impiegati, nonché possibili ulteriori riduzioni e trasferimenti di produzione. Alle prime iniziative di sciopero da parte di lavoratori e sindacati si sono uniti i sindaci e amministratori locali del Friuli occidentale, pronti a impegnarsi affinché la voce del territorio arrivi fino a Roma, nel tentativo di far comprendere al governo la gravità della situazione e la necessità di affrontarla con gli strumenti appropriati. Ciò nella consapevolezza che quello friulano difficilmente sarà un caso isolato poiché, come ricorda l’ex direttore generale di Electrolux Ing. Luigi Campello, “rappresenta l’epilogo di una crisi strutturale iniziata un decennio fa’ e che riguarda l’intero sistema manifatturiero italiano”.

Fonte: messaggeroveneto.gelocal.it
Proprio per manifestare le preoccupazioni in proposito, lo scorso venerdì 15 novembre è stato indetto uno sciopero generale di otto ore, proclamato da Cgil, Cisl e Uil, volto a richiedere una modifica radicale all’interno della legge di stabilità presentata dal governo Letta, in particolare per quanto riguarda la diminuzione della tassazione su lavoratori e pensionati e la necessità di maggiore efficienza per la spesa pubblica. Per approfondire ragioni, obiettivi e limiti della protesta, abbiamo intervistato Maurizio Marcon, segretario provinciale della FIOM-Cgil, in prima linea nell’organizzazione e nel coordinamento del dissenso nel pordenonese.

Lo sciopero generale del 15 novembre ha visto la partecipazione di oltre 10.000 persone. Qual è il vostro commento su questo importante risultato?

Fonte: ilgazzettino.it
È stata una manifestazione storica che non si svolgeva con queste dimensioni dagli anni Settanta. Ha reso l’idea della gravità della situazione, poichè è in gioco la coesione sociale nel nostro territorio.
Tuttavia, non va confusa l’adesione agli scioperi e alle manifestazioni, che sono comunque importanti, con i risultati che vogliamo conseguire: far ritirare alla Multinazionale le decisioni assunte fin qui; strappare un accordo di programma, con la partecipazione del Governo, che garantisca il futuro degli stabilimenti Italiani.

La manifestazione ha attirato l’attenzione dei media anche nazionali. Il vostro obiettivo era proprio questo, cioè coinvolgere l’intero Paese su questa problematica oppure inseguite altre mete?

Credo che la questione dell’Electrolux, e più in generale la questione del settore manifatturiero italiano, non siano ancora nell’agenda dei media nazionali. Questi ultimi affrontano le questioni, a mio modesto parere, come argomenti scoop che valgono un titolo o qualche minuto di trasmissione per poi tornare subito a discutere del teatrino della politica, disattendendo così le aspettative di milioni di cittadini che si vedono cancellato il futuro.
Confermo che il nostro obiettivo è di far diventare il problema dell’apparato produttivo, il Problema.

Quali risultati avete già ottenuto con il vostro operato?

Fonte: presidente.regione.fvg.it

E’ possibile affermare che i politici locali, a partire dalla grande adesione dei sindaci e del Presidente della Provincia alle nostre iniziative, a cui si unisce la presa di posizione della giunta regionale (con la Presidente Serracchiani in testa), sono consapevoli dell’importanza di questa vicenda e penso siano disponibili a rappresentarla fino in fondo assieme a noi. 
Questo credo sia un importante risultato, perché infonde fiducia nella possibilità di cambiare le cose e di riuscire a coinvolgere il Governo per un’azione più generale di salvaguardia dell’intero sistema produttivo del nostro paese.

In che modo può essere efficace una forma di protesta come lo sciopero o l’occupazione al tempo di internet? Lo sciopero è ancora efficace in quanto tale o soltanto in una prospettiva mediatica?
Quando si muove il paese reale, quello che soffre ma va avanti, quello che protesta, lotta e non si da per vinto,  credo che si metta in moto un potente atto democratico. Internet è uno straordinario strumento di informazione e di collettivizzazione delle idee, ma i processi di cambiamento occorre vengano attuati dai movimenti fisici delle persone e dei popoli. 

Angela Caporale – @puntoevirgola_
Mascia Mazzanti – @masciamazzanti

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