Incontro "Europa in città": riflessioni sulla cittadinanza europea

L’idea di cittadinanza europea è stata al centro dell’incontro di venerdì 18 ottobre tenutosi a Bologna in occasione di “Europa in città”, un’iniziativa che promuove il dialogo tra studenti ed europarlamentari in occasione dell’anno europeo dei cittadini. L’evento, che si è svolto presso la sede della regione Emilia Romagna, si è articolato intorno al tema della cittadinanza europea, attraverso l’intervento di due parlamentari, Salvatore Caronna e Vittorio Prodi, con la partecipazione di due funzionari della commissione europea Francesco Laera e Gianfranco Coda e la mediazione delle docenti Daniela Piana e Pina Lalli. Dall’altra parte del tavolo sedevano studenti delle scuole superiori e dell’Università, in particolare del corso magistrale di Relazioni Internazionali della facoltà di Scienze Politiche di Bologna.
Il Magnifico Rettore Ivano Dionigi ha aperto la giornata introducendo il tema principale con la riflessione: “Cosa saremmo senza Europa”.
L’Europa, ha detto, dalle sue origini mitologiche ha sempre simboleggiato un ponte tra culture, il passaggio tra oriente ed occidente e dunque “l’Europa contiene l’altro in sé”, un elemento che torna prepotentemente nei avvenimenti degli ultimi giorni in cui il sud dell’Europa ha, seppur tragicamente, continuato a rappresentare un porto di salvezza per tanti.
L’Europa, continua Ivano Dionigi, è libertà dai vincoli doganali e libertà di viaggiare ed imparare nuove lingue. L’Europa e la sua integrazione hanno favorito il dialogo tra culture diverse e hanno creato un benessere ed una situazione di pace nel nostro continente come mai prima.
Ma l’idea stessa di Europa, nelle parole del Magnifico Rettore, è un’idea che non basta mai, è una declinazione d’integrazioni culturali ed è stata un grande atto di pace dopo le guerre che nel XX secolo hanno dilaniato il nostro continente.

L’integrazione europea è dunque un punto fondamentale nel discorso politico, è forse l’unico asse che divide le due grandi famiglie partitiche europee di cui i parlamentari presenti alla conferenza fanno parte: il PPE (partito popolare europeo) e il PSE (partito socialista europeo).
Quanto bisogna ancora cedere alle istituzioni sovranazionali?
Dagli interventi della mattinata sono emerse due visioni che, seppur ontologicamente diverse, si trovavano d’accordo sul bene che l’Europa ha portato ai suoi cittadini. L’onorevole Prodi ha sottolineato come temi quali il riscaldamento globale e la gestione delle risorse naturali siano importantissimi da sviluppare a livello europeo, anche se sono stati nascosti dalla preminenza che gli interessi economici hanno avuto negli ultimi anni.
Caronna, invece, ha  sottolineato come i cittadini europei  saranno protagonisti del mondo insieme alle altre aree del pianta in crescita e competitive, e dunque la cittadinanza europea aiuterà ad affrontare le sfide del futuro con una grande identità:  quella europea. Mentre, se gli stati nazione torneranno prepotentemente ad imporsi rispetto al concetto di cittadinanza europea, allora le nazioni da sole diventeranno subalterne di altri e più grandi mondi.
Dunque la cittadinanza europea va incrementata. Si tratta di un processo in continua crescita, ed è, come affermava il padre fondatore Jean Monnet, “una bicicletta che, se si smette di pedalare, cade”.
Nell’idea, “c’è ancora molto da fare”, i due parlamentari si trovavano in sintonia.

    Oggi in Europa sta crescendo la presenza di partiti antieuropeisti (The Bottom Up ne ha parlato più volte). Le posizioni anti comunitarie hanno guadagnato consensi in molte delle più grandi ed importanti nazioni europee, ed oggi più che mai si assiste ad una disaffezione da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni europee. La colpa si può dare ad un deficit di comunicazione o al “bizantinismo”, come lo ha definito Caronna, delle burocrazie e delle istituzioni europee.
Sono, infatti, stati male indirizzati gli investimenti dei fondi europei ed in diverse regioni d’Italia c’è stata una cattiva recezione di questi fondi. Una delle ragioni potrebbe essere la miopia della classe dirigente italiana nei confronti delle istituzioni europee. Ecco dunque la necessità di istruire una futura classe dirigente sui valori della comunità europea e nazionale per generare così un’amministrazione pubblica che guardi effettivamente all’Europa.
Quella definita dai media la “generazione erasmus” deve essere quella generazione. Sono gli studenti che, cresciuti insieme all’Unione Europea hanno goduto appieno delle libertà che l’integrazione ha portato, sono nati cittadini europei e troppo spesso non lo ricordano.
Ma è proprio questo il momento di ricordare che la macchina europea funziona solo se cammina, Caronna parla di un “bivio” al quale ci troviamo e che vedrà la sua fase più esplicativa alle elezioni europee del 2014.
Perché non prevalgano le forze antieuropeiste è necessario, se non di vitale importanza, alimentare la voglia di cittadinanza europea ricordando quanto questa significhi libertà, al di là dei temi economici che purtroppo hanno avuto la più grande colpa nella disaffezione.

    Il funzionario delle Commissione europea Laera ha mostrato quali siano, a tutti gli effetti, i diritti dei cittadini europei che ,come dimostrano i sondaggi più recenti, non conoscono: il diritto di voto, il diritto di presentare una proposta legislativa e di petizione, la protezione dei consumatori e la protezione consolare. Quindi, come ricordava la professoressa Piana, citando le parole di Toqueville, “la partecipazione alla cosa pubblica è strumento di esercizio di libertà”.

Gaia Taffoni

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