Accordo UE-Turchia: in Grecia si sta consumando una catastrofe umanitaria
In the Greek government run Moria refugee camp, we are deprived of decent health care, food and water, toilet facilities and places to sleep, but we have not lost our dignity and humanity , insieme ai responsabili di diverse comunità di richiedenti asilo detenuti sull’isola di sulla gestione dei flussi migratori. La stessa intesa, che stando alle elleniche. Peccato, però, che queste “nobili” intenzioni siano, praticamente, rimaste lettera morta. Discioltesi come la neve che è caduta, copiosa, fino a pochi mesi fa sulle , sostituite in fretta e furia dai container per resistere alle gelide temperature invernali. , dopo più di un anno assomiglia ad un purgatorio di dantesca memoria. Un limbo nel quale sono costretti migliaia di poveri disperati, quasi a dover espiare una pena per un peccato che, però, non hanno commesso. Bloccati e stipati come sardine in una latta da supermercato, dentro sovraffollati cinti da mura, filo spinato e sotto la continua minaccia della polizia di frontiera greca. Secondo le autorità elleniche, infatti, i posti (7.450 dei quali nel programma di accoglienza governativo e 754 in quello organizzato dall’Unhcr). per esempio, vera e propria chimera diventata irraggiungibile per molti di loro, o in qualunque altra città europea in cui le sono più accettabili ma quei richiedenti asilo sono, invece, inchiodati lì. “Tutto questo in nome di un accordo che, secondo Lucia Gennari dell’ , ammette la riammissione in Turchia solo per coloro che si trovano sulle isole greche. È per questa ragione che è fondamentale che i richiedenti asilo rimangano dove sono. Un effetto deterrente che anzi ha finito per aggravare ancora di più la già drammatica situazione umanitaria.” Inevitabile, per un paese il cui sistema d’accoglienza, sempre secondo Lucia Gennari, presenta gravi carenze in termini di strutture e personale umanitario. Così . Inficiato da una pesante crisi economica ed enormemente debole politicamente. Per rendersene conto “Quello a cui si sta assistendo, è un processo di riforma delle regole del sistema d’asilo, mi assicura Lucia Gennari, che trasferirà il controllo delle frontiere e dei rimpatri a spetterà l’ultima parola in termini di ammissibilità delle domande d’asilo e riguardo ai processi di secondo grado nelle Commissioni d’appello che dovranno, dunque, tener conto dei pareri dell’Agenzia per l’asilo. Nel frattempo, però, i lavori delle Commissioni sono sospesi in attesa che si pronunci il Consiglio di stato greco e, così, ai richiedenti asilo non rimane altra da fare che aspettare.” dello scorso marzo e che, a breve, verrà attuato anche in . Un processo fatto di accordi bilaterali, sulla falsa riga di questo con la Turchia e prima ancora con Libia, Hotspot e meccanismi procedurali come quelli del “paese terzo sicuro”, “del paese d’origine sicuro” e del “paese di primo asilo”. che incontro a Roma dove vive da anni. “Le ragioni per cui queste persone partano sono, infinitamente, più forti degli ostacoli fisici o burocratici che si trovano a dover superare. Ciò nonostante c’è un pezzo d’Europa che è convinta di poter governare questi flussi selezionando coloro che posso entrare rispetto a quanti dovrebbe rimanere sull’uscio”, privati dei diritti ed abbandonati a loro stessi. , introducendo la detenzione amministrativa per quanti decidono di entrarvi illegalmente. “Il problema però, ammette Stefano Galieni, è che ad oggi non esiste altra possibilità per entrare in Europa.” Così, da un giorno all’altro, la Grecia è passata dall’essere considerata semplice si fosse deciso di bloccare il trasferimento dei richiedenti perché il sistema A pagare il prezzo più alto è, come sempre, l’anello debole della catena: i richiedenti asilo. dai quali non possono, quasi, più uscire. A detta di Lucia Gennari “prima dell’accordo di marzo, infatti, gli Hotspot era apertissimi, solo dopo sono stati chiusi. Con la conseguenza, inevitabile, che i sono diventate routine.” L’alternativa alla domanda d’asilo, i cui esiti sono diventati sempre più incerti, è un biglietto solo andata per la , diventata anch’essa, come per magia, un “paese terzo sicuro” nel giro di un anno. Come? Semplicemente cambiando i componenti delle Commissioni d’appello. Delle condizioni di vita all’interno dei , invece, non è dato sapere nulla. “Specchietti per le allodole, secondo Stefano Galieni, buoni per le coscienze degli europei.” , senza avere neanche la possibilità di fare domanda d’asilo in Europa. Così come è stato altrettanto confermato che diverse ONG, tra cui se non fossero stati ripristinati accettabili standard di assistenza sanitaria. Anche l’Unhcr ha preso, sorprendentemente, posizione, decidendo di in cui vengono detenuti i richiedenti asilo. Non volevano essere complici di quest’inaccettabile stato di cose. . Una tendenza, quanto mai preoccupante. La maggior parte dei casi, secondo MSF, si registrerebbero soprattutto tra i più vulnerabili. Come quei , fuggiti da bombardamenti e violenze inaudite, che hanno iniziato ad assumere non è in grado di offrire alcuna protezione. L’unico aiuto, infatti, arriva dalle sole ONG che con difficoltà mettono a disposizione il proprio personale. Pensare che, invece, da Bruxelles si continuano ad elogiare i ottenuti in termini di riduzione degli arrivi. Dimenticando, però, in che condizioni costringono a “vivere” chi è giù sul suolo europeo.
