agricoltura pesticidi

India: agricoltori stretti in un circolo vizioso di devastazione

Più di una volta le inondazioni hanno spazzato via alcune coltivazioni di piccoli agricoltori, obbligandoli a utilizzare fertilizzanti per aumentare la crescita e compensare i costi. Ma gli effetti a lungo termine sono ancora più cari.

Questo articolo è pubblicato originariamente in inglese su New Frame.
L’autore dell’articoloSanket Jain, è un giornalista e fotografo con base a Kolhapur.

Traduzione di Federica Zani


Quando Avinash Koli* ha perso 220 tonnellate di canna da zucchero nelle alluvioni di agosto 2019, ha imparato una lezione importante. Tre mesi dopo, ha ricoltivato due acri – circa 8 100m² – e “raddoppiato l’uso di fertilizzanti chimici per assicurarmi che crescesse più in fretta”. La canna da zucchero di Koli è cresciuta a un ritmo senza precedenti, producendo un grande raccolto.

Quando ha tentato di replicare questo “successo” nel 2021, ha perso altre 200 tonnellate di canna da zucchero a causa delle alluvioni del luglio di quell’anno, imparando un’altra lezione. “Ho commesso un grosso errore a coltivare canna da zucchero ininterrottamente per 10 anni e a utilizzare eccessivamente fertilizzanti chimici”. Così ha perso sia la sua coltivazione che i soldi spesi in fertilizzanti.  

Quest’anno Koli deve “aumentare i prodotti chimici e fare in modo che la canna da zucchero raggiunga una determinata altezza così che non verrà colpita dalle inondazioni, oppure passare a coltivazioni che maturino prima”, dice. 

Dal 2019, Koli ha raccolto la sua canna da zucchero ogni 12 mesi, invece che ogni 18 come faceva prima. Ciò che glielo ’ha permesso è stato utilizzare fertilizzanti sintetici. “Se non raccolgo le colture entro un anno, non potrò ripagare i prestiti per la mia azienda agricola”. Per ogni acro di canna da zucchero, ha usato circa 40 sacchi di fertilizzante – intorno agli 800 kg – composto principalmente da macronutrienti come azoto, potassio, fosforo e solfuro. “Quasi cinque anni fa, quando non c’erano alluvioni in questa regione, usavamo la metà dei fertilizzanti chimici e il terreno rimaneva buono”.

agricoltura campi
27 gennaio 2022: Avinash Koli ha abbandonato la canna da zucchero per coltivare soia, ma deve usare la stessa quantità di fertilizzanti chimici e pesticidi nella nuova coltivazione.

Per il timore di nuove inondazioni, a gennaio è passato alla soia, ma non può fare a meno di utilizzare il fertilizzante. “Improvvisamente ha iniziato a fare molto freddo, il che non va bene per la soia”. Ha dovuto trovare una soluzione, e in fretta.

“Negli ultimi due anni stiamo spruzzando più pesticidi a causa dei rapidi cambiamenti climatici”, afferma, 150 litri di acqua e pesticidi al mese. Ci sono diversi motivi che hanno spinto Koli a farlo. Prevalentemente perché, dopo due alluvioni, è in debito di 750 000 rupie indiane (circa 9.000 euro).

Camminando nel suo campo di quattro acri nel distretto di Kolhapur, nello stato indiano occidentale di Maharashtra, si nota una presenza crescente di salinità nel terreno. “Questo è il risultato di fertilizzanti e acqua rimasti troppo a lungo nei campi”, spiega Koli. È residente a Kolhapur, blocco amministrativo di Shirol, dove secondo la responsabile del settore agricolo, Swapnita Padalkar, nel 2021 c’erano 94km² di saline. 

“Abbiamo notato un enorme aumento nell’uso di fertilizzanti chimici negli ultimi 10 anni”, dice Padalkar, a causa degli agricoltori che vogliono una resa maggiore della canna da zucchero in minor tempo, e di una più grande crisi agricola. Globalmente, nel 1965 sono state usate 46.3 milioni di tonnellate di fertilizzante azotato, ed è aumentato a 190 milioni di tonnellate nel 2019. “A un certo punto gli agricoltori dovranno scegliere tra un uso intensivo di sostanze chimiche e un’agricoltura sostenibile, perché la qualità delle sostanze nutrienti del suolo si sta impoverendo”, spiega. 

Un disastro agricolo

L’azienda agricola di Suhas Jadhav* è a 10 km dal campo di Koli. Jadhav ha fatto uso di pesticidi 15 volte negli ultimi quattro mesi, spruzzando nei due acri del suo campo di canna da zucchero una media di 375 litri di più di tre pesticidi mischiati ad acqua. 

Sebbene stia avendo un raccolto eccezionale, la salinità del suo campo sta crescendo. Ed era sorpreso nel vedervi una malattia fungina detta wilt, la quale provoca l’appassimento e poi il disseccamento delle foglie, che diventano giallo-marroncine. “Nonostante abbia usato così tanti prodotti chimici, la mia canna da zucchero si è comunque ammalata”, dice, perplesso. Jadhav non ha preso in considerazione l’idea di usare una soluzione organica, ma ha continuato a usare ancora pesticidi: più di 75 litri di quattro tipi diversi. 

Jadhav non è l’unico. Il consumo di pesticidi ha raggiunto 4.2 milioni di tonnellate in tutto il mondo nel 2019, un aumento dell’80% dal 1990. La Cina è stata il consumatore maggiore, avendo usato la sconvolgente quantità di 1 310kg al km², seguita dagli Stati Uniti. 

Il suo campo non è stato inondato, ma “col crescente sviluppo delle industrie in questa regione, la quantità di agenti inquinanti sta aumentando”, dice Jadhav. Ogni anno, una nuova malattia colpisce la sua canna da zucchero. “L’agricoltura è ormai diventata come il gioco d’azzardo. Non sai mai quanto recupererai, o se recupererai effettivamente qualcosa”.

Un fallimento sistemico

Yellappa Naik, 62 anni, dia Kolhapur, è caduto vittima delle cattive pratiche agricole e di quello che chiama “un fallimento sistemico”. “Nel momento in cui ho capito che l’uso di sostanze chimiche nella coltivazione è un problema sistemico, era troppo tardi. Dal 2000 ho cercato di coltivare nel mio campo di 1.5 acri, ma non cresce nulla”.

Ha perso il conto dei soldi che ha speso per cercare di ripristinare le sostanze nutritive del terreno, “dal riempire il campo con 3 000kg di black soil (substrato naturale non trattato) e dissodare la terra usando una scavatrice, al rimuovere completamente il contenuto salino. Non ha funzionato nulla”. 

Naik irriga il suo campo dal fiume Panchganga, molto inquinato. “Non ci sono controlli sugli scarichi industriali non trattati provenienti dagli stabilimenti tessili”. Il fiume è l’unica fonte di acqua irrigua e Naik dice che gli effetti non sono subito visibili. “Dopo quattro o cinque anni si vedono i cambiamenti nel terreno”. E le radici delle piante coltivate smettono di crescere bene.  

Quando Jadhav ha riscontrato lo stesso problema, ha cominciato a cercare le sostanze chimiche disponibili sul mercato. “Dopo quattro giorni dopo aver piantato canna da zucchero, spruzzo 100ml di prodotti chimici ad ogni pianta, garantendo così una più rapida crescita delle radici”.

Paradossalmente, quando le inondazioni hanno sommerso il campo di Naik, lui era contento. “Pensavo che le acque alluvionali avrebbero sciacquato il sale”. Ma non è successo. 

Mohit Zambare*, un agricoltore del distretto Sangli di Maharashtra, ha raddoppiato il suo uso di fertilizzante dopo le esondazioni del 2021. “La canna da zucchero viene distrutta nel momento in cui l’acqua alluvionale entra nel fusto”, spiega. Zambare non può passare ad altre coltivazioni perché non gli fanno guadagnare abbastanza. “Per salvare la canna da zucchero, l’unica opzione che ho è quella di aumentare drasticamente l’uso di fertilizzanti”.

agricoltura canna da zucchero
27 gennaio 2022: un agricoltore indica la malattia fungina che sta uccidendo la sua canna da zucchero.

Paradossalmente, i fertilizzanti chimici contribuiscono al cambiamento climatico, ma il cambiamento climatico porta all’aumento dell’uso di fertilizzante – un circolo vizioso di devastazione. Da un rapporto del governo del 2018-2019 è emerso che 978 500km² di terra è già deteriorata in India – quasi il 30%. E l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite dice che ogni anno nel mondo fino a 15 000km² di terreno coltivabile viene escluso dalla produzione a causa della salinizzazione del suolo. Nelle aree irrigate, questo equivale a una perdita di $27.3 miliardi (circa R410 miliardi) nella produzione agricola.

Soluzioni naturali

Kusum Gaikwad, 67 anni, di Jambhali, un villaggio di Shirol, ha ribaltato la situazione quando i suoi esperimenti di agricoltura organica hanno avuto successo. Aveva visto il suo terreno diventare salino nel 2020, ma non poteva sostenere l’aumento del 58% del prezzo dei fertilizzanti chimici. 

“Non solo la mia canna da zucchero biologica è sopravvissuta, ma la qualità del suolo è migliorata”, dice orgogliosa. Alla sua canna da zucchero sono voluti 15 mesi – coltiva una varietà nota come CO 86032 – per maturare e lei ha registrato un raccolto di 77 tonnellate dal suo campo di 1.5 acri. Il suo campo ha prodotto meno rispetto a quelli trattati con sostanze chimiche, “ma cosa mangeranno quando la terra sarà diventata infeconda?”. Ha risparmiato più di R4 100 per acro, e “mentre tutti i campi di canna da zucchero circostanti hanno segnalato la malattia wilt, alla mia non è successo nulla”.

Ravindra Herwade, chimico del suolo presso lo zuccherificio Datta di Shirol, dice che l’incremento della salinità del suolo è dovuto a numerosi fattori. “La sovra-irrigazione e un sistema di drenaggio scadente sono i fattori principali che provocano salinità in dosi massicce”. Contestualizzato, “se l’agricoltore ha accesso all’acqua una volta in 15 giorni, allora irrigherà il campo più a lungo per assicurarsi che le colture non si secchino”. 

Lui suggerisce di installare sistemi di drenaggio sotterranei, ma la loro disposizione è costosa per i singoli agricoltori. “È più economico quando si tratta di un appezzamento di terra più grande. Abbiamo bisogno di più collettivi agricoli e di un modello collaborativo”, dice.  

agricoltura canna da zucchero
3 febbraio 2022: Dopo aver assistito a un aumento della salinità del suolo, l’agricoltrice Kusum Gaikwad è passata a metodi organici. Qui sta nutrendo la sua canna da zucchero con una mistura organica fatta in casa.

Un altro grosso problema con la monocoltura e il passaggio a colture da reddito, dice Herwade, è che l’India è la seconda maggiore produttrice di canna da zucchero al mondo, con circa 55 000km² – approssimativamente 6.74 milioni di campi da due acri – di terra coltivata. Maharashtra occidentale è rinomata per la sua produzione di canna da zucchero, e gli agricoltori sono in competizione per produrre il massimo raccolto possibile per acro. 

La transizione a tecniche agricole organiche non è una scelta facile. Koli, che coltiva alcune verdure biologiche per la sua famiglia, dice che ci vuole uno sforzo collettivo. “Se oggi decidessi di non usare prodotti chimici non servirebbe a niente, perché l’acqua proveniente dal campo del mio vicino entrerebbe nel mio, portando con sé tutte le sostanze chimiche”. Questo porta ad attacchi patogeni, afferma, che obbligano gli agricoltori a fare affidamento sui pesticidi. 

Jadhav sta riscontrando nuove malattie nelle sue coltivazioni. “I nostri campi sono diventati cavie da laboratorio. Le persone che gestiscono queste compagnie di fertilizzanti chimici traggono vantaggio dalla nostra crisi. Ma tutti ne subiranno le conseguenze perché tutti abbiamo bisogno di cibo per sopravvivere, ed è coltivato usando proprio quelle sostanze chimiche”. 

È tornato nel suo campo, a provare quattro tipi diversi di pesticidi. Un’altra malattia, un altro pesticida. 

*I nomi sono stati cambiati per proteggere l’identità degli agricoltori. 

 

Foto di copertina: 3 febbraio 2022: un agricoltore indiano spruzza pesticidi sulle sue colture.
Fonte: Sanket Jain

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