Inquinamento a Vasto: manca il monitoraggio

VASTO – Risalire all’origine degli odori molesti presenti nell’area di Punta Aderci appare un miraggio. Sia le associazioni ambientaliste che gli abitanti del posto – non solo, anche turisti e i cittadini frequentanti la spiaggia d’estate – lamentano la presenza di questi odori nauseabondi. Nel precedente articolo, Pietro Marino di Agenzia marittima vastese e Presidente di Oasi aveva ricondotto la provenienza a un problema di ordinaria amministrazione. L’affermazione di Marino però è un’ipotesi e non un dato certo. Difatti, questa incertezza – come denunciato da Nicholas Tomeo di Forum Civico Ecologico – ruota attorno al problema principale: l’assenza di un monitoraggio costante.

L’assenza di monitoraggio costante

L’ultimo monitoraggio da parte di ARTA (Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente) è stato eseguito nel febbraio del 2012. Il rapporto si conclude con l’effettiva presenza di sostanze inquinanti presenti nell’aria come il biossido di azoto, il monossido di carbonio, le particelle sospese, l’ozono e il benzene, ma nei limiti dei parametri. Tuttavia, come il rapporto specifica, questo monitoraggio è stato di carattere generale e non ha fornito un quadro chiaro e preciso della situazione perché «I dati ottenuti da una indagine di questo tipo, condotta per un breve periodo di tempo, non possono fornire una rappresentazione precisa della qualità dell’aria del sito dove è stato effettuato il monitoraggio». Infatti, per ottenere un preciso quadro qualitativo dell’aria bisognerebbe effettuare «la misura continua di inquinanti per mezzo di stazioni fisse di monitoraggio». 

Foto di una centralina mobile ARTA. Fonte: report ultimo rilevamento, 2012

La richiesta dell’installazione di centraline fisse nell’area di Punta Aderci non è una novità, visto che la politica locale chiede da anni all’ARTA e alla Regione Abruzzo di intervenire. Una voce che non ha avuto ascolto e che ha spinto il sindaco Francesco Menna  a esporre una denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica per fare chiarezza visto che gli odori molesti sono arrivati anche in città. 

Francesco Menna

Per avere un quadro aggiornato della situazione ne abbiamo parlato con il direttore del distretto sub-provinciale di San Salvo dell’ARTA, Massimo Giusti. Per il direttore dell’ARTA, il problema è l’assenza di strumenti adatti: “se lei con l’autovelox supera il limite di velocità e quell’autovelox non è costruito secondo determinate caratteristiche descritte dalle norme UNI EN ISO (norme tecniche), lei la multa non la becca. Questo vale anche per le apparecchiature e le strumentazioni di laboratorio. Ad esempio, quando prima si faceva un’analisi in laboratorio di alcuni metalli, il limite di qualificazione dell’apparecchiatura era intorno a una certa quantità. Oggi con le nuove tecnologie possiamo analizzare una quantità maggiore, andare in profondità e quindi avere un’analisi migliore. Ciò che voglio dire è che il tutto dev’essere fatto secondo metodiche ufficiali e tecnologie particolari perché sennò ciò che viene rilevato potrebbe avere poco senso in termini tecnico-scientifici. Dieci anni fa non c’erano metodi ufficiali o tecnologie particolari per attivarsi”. Tuttavia i sopralluoghi fatti dall’ARTA non hanno dato una spiegazione dell’origine della provenienza degli odori molesti perché “per quanto riguarda la qualità dell’aria nella zona di Punta Aderci, i monitoraggi avvengono quasi esclusivamente per la verifica del traffico veicolare. Non c’è però una vera rete di monitoraggio nella zona”, spiega Massimo Giusti.

Maurizio Dionisio (Direttore Arta Abruzzo) e Massimo Giusti (Direttore Arta San Salvo). Fonte: ARTA Abruzzo.

Riguardo all’esposto del sindaco, motivato dalle mancate risposte alle sue sollecitazioni, il direttore nega che le cose siano andate così perché “Noi [ARTA] interveniamo sempre, naturalmente nei limiti delle nostre possibilità. La mia risposta al sindaco è l’app Nose Abruzzo”, un progetto che l’ARTA – finanziata dalla Regione Abruzzo e in collaborazione con il CNR-ISAC (Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima) di Bologna – sta portando avanti ed è finalizzato alla valutazione delle molestie olfattive sul territorio abruzzese. Sarà un’app collegata a delle centraline fisse che verranno posizionate sui territori abruzzesi che hanno problematiche di questo tipo (come Punta Aderci). I cittadini potranno per mezzo di quest’app segnalare e classificare gli odori molesti. Nel momento in cui si raggiunge un certo numero di segnalazioni in funzione anche della caratteristica dell’odore, partono automaticamente i campionamenti dell’aria eseguiti dagli autocampionatori presenti nelle centraline. Dopodiché l’aria campionata verrà analizzata da Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale). Al momento gli odori di Punta Aderci non hanno una classificazione precisa “perché l’app è ancora in fase di progettazione. Probabilmente come odore fastidioso o pungente, ma non ne sono sicuro”, chiarisce Massimo Giusti. L’app dovrebbe partire dal prossimo autunno.
Non è chiaro se l’app possa dare i risultati sperati in assenza di una rete di centraline, come dichiarato precedentemente da Giusti. 

La mancata chiarezza scientifica

Oltre all’assenza del monitoraggio costante, un altro problema riscontrato e denunciato dalle associazioni ambientaliste è la mancata chiarezza scientifica per quanto riguarda gli interventi da parte delle industrie sul territorio. Ambiente e industria, cosa dice la normativa? Da una parte, la riserva di Punta Aderci rientra come SIC (Sito d’interesse comunitario) nella rete di Natura 2000, una rete ecologica istituita dalla direttiva europea “Habitat” «per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario». Dall’altra, la Direttiva Habitat intende garantire la protezione della natura tenendo anche «conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali», rispettando la conservazione del SIC. La coniugazione di queste due esigenze viene garantita dalla VIncA (Valutazione di Incidenza Ambientale) data dall’ente gestore del SIC. 

Ritornando sul caso di Punta Aderci, ogni intervento – per esempio, l’installazione di una colonna di distillazione del biodiesel o il rinnovo AIA (autorizzazione integrata ambientale) – che le industrie della zona propongono di attuare devono passare al vaglio della VIncA data dal parere favorevole dell’ente gestore (il Comune di Vasto). Il parere del Comune si basa sul lavoro della Commissione di Valutazione Ambientale (CVA), composta da uno a tre tecnici delegati dal Comune.

I tecnici non sono sempre in accordo

Prendiamo il caso della VIncA richiesta dalla Ecofox – azienda produttrice di biodiesel e sotto la direttiva Seveso per rischi industriali (soglia inferiore) – per la realizzazione di una condotta interrata sottomarina (sealine). Uno dei tecnici della CVA, il prof. Mazzatenta, si è astenuto, sottolineando la carenza scientifica della documentazione, in particolare l’assenza dello studio biologico del territorio in cui si vuole operare, e dell’impatto che ogni intervento potrebbe avere sull’ecosistema circostante, ovvero la zona di Riserva di Punta Aderci. Si aggiungono inoltre le perplessità espresse da diverse associazioni (Legambiente, Italia Nostra sez. Vasto, ARCI Vasto, WWF-Zona Frentana e Costa Teatina) circa la mancanza di studi sull’ecosistema marino. Nonostante queste criticità, i pareri riguardo la VincA rilasciati dal Comune sono favorevoli anche perché gli altri due componenti della Commissione, l’agronomo Nicola Zinni e l’agrotecnico Daniele Galassi, reputano gli interventi non provocatori di perturbazioni significative. 

Chi monitora? Le aziende stesse

In un altro caso, la d.ssa de Francesco della CVA nota l’assenza di  “un monitoraggio ex ante dal quale partire” e il fatto che “le conclusioni degli studi evidenziano sempre che gli impatti non sono tecnicamente valutabili”. Cosa significa? In mancanza di dati, come abbiamo mostrato in precedenza, non è possibile valutare l’impatto ambientale, confrontando il prima (ex-ante) e il dopo. In questo caso, la scelta della commissione è quella di approvare la VIncA, a patto che si monitori la situazione. Il problema è che il monitoraggio sembra essere fatto non da un’azienda terza, ma dall’azienda stessa. La stessa situazione si è riprodotta nel rilascio dell’AIA allo stabilimento Puccioni, produttore di fertilizzanti. Il dott. Palumbo nella propria relazione auspica la realizzazione di un monitoraggio complessivo sul rumore e la qualità dell’aria e “che tale monitoraggio fosse eseguito congiuntamente tra gli stabilimenti industriali”. Ma, anche in questo caso, il monitoraggio sarà eseguito dall’azienda in questione. È la Commissione Comunale di valutazione ambientale (CCVA) a stabilire che sono le aziende a fare il monitoraggio, forse una scelta in assenza di strumenti, mezzi, o volontà politica a livello locale o regionale.

Riassumendo, in mancanza di un piano di monitoraggio completo e costante imparziale, non è chiaro se ambiente e salute vengano tutelate in modo sistematico.

 

Luca Felice Marinozzi

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